Messina, adesso aspettiamoci gli assessori di Hamas…

Accorinti confonde Palazzo Zanca con la Farnesina: quante aperture ai palestinesi

accorinti palestinaQuando Renato Accorinti fu eletto sindaco, gli ignari elettori di Messina pensavano di aver votato un onesto amministratore. Il primo cittadino, da che mondo è mondo, ha competenze precise e mansioni limitate: crescita e sviluppo del territorio, tasso di occupazione nel contesto locale, tutela della salute pubblica, decoro cittadino e salvaguardia del verde. I messinesi non pensavano, meschini, di dover confrontarsi con una sorte di vate dell’integrazione politicamente corretta.

Si è partiti in sordina con una proposta “rivoluzionaria”: concedere all’umma un posto in cui piangere i propri cari. Un cimitero mussulmano a Messina, quale avamposto di civiltà in terra isolana, fortemente voluto dall’assessore Daniele Ialacqua e da Kheit Abdelhafid, responsabile della comunità religiosa islamica italiana.

Manifestazione di Roma contro l'embargo israeliano - foto LaPresse

Manifestazione di Roma contro l’embargo israeliano – foto LaPresse

La realizzazione di un’area cimiteriale da destinare alla sepoltura di defunti appartenenti alla confessione islamica costituisce un fatto di importanza storica fondamentale che si inserisce in un contesto culturale e religioso di integrazione senza precedenti sul territorio sicilianoaffermava Accorinti nella cornice di Palazzo Zanca. E non avevano voce in capitolo quanti ricordavano al Sindaco che un cimitero comunale esisteva già ed essendo aconfessionale ospitava ed ospita devoti di ogni fede, dai cattolici agli atei incalliti. Per Accorinti la vera integrazione si estrinseca nella possibilità di essere separati anche nell’aldilà. Ma tant’è.

Il tassello successivo lo abbiamo avuto in concomitanza con la visita dell’ambasciatrice della Palestina in città. Khan Yunis, accolta giustamente coi lignaggi dell’alta diplomazia, ha strappato al sindaco una promessa importante: Messina e Gaza si gemelleranno all’insegna di una bandiera arcobaleno che attraverserà l’intera area euro-mediterranea. Accorinti si è emozionato ed ha alzato ulteriormente l’asticella, preso perennemente com’è dalla voglia di lanciare il cuore oltre ogni ostacolo. Ha spiegato, il sindaco di Messina, che l’accordo verrà siglato per suggellare un’intesa politica, perché è giusto che la comunità israeliana, che patì il dramma del nazifascismo, non perpetri oggi trattamenti analoghi ai propri vicini (sic).

L’ultimo atto, in ordine di tempo, è stato annunciato stamane: giovedì 18 “sarà accolto al porto di Messina presso la banchina Colapesce” il peschereccio Marianne av Goteborg. Si tratta di un’imbarcazione diretta verso il Mediterraneo Orientale, destinata ad unirsi alla Freedom Flotilla per portare a Gaza “un carico di solidarietà“.

C’è un piccolissimo particolare, in questa mesta vicenda: affinché l’operazione sia conclusa positivamente, bisognerà violare le acque israeliane ed il relativo blocco imposto dal Governo di Tel Aviv. Un’azione di guerra, sia pure a fini umanitari, apprezzata dalla Giunta pacifista: è il colmo.

freedom flotillaLa Freedom Flotilla operò già nel 2010, quando la Mavi Marmara turca provocò un incidente diplomatico di vaste proporzioni. Non spetta a noi stabilire torti e ragioni del passato, certo è che l’evento sconvolse l’equilibrio regionale. Non a caso oggi Rom Prosor, ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, parla della missione come di una “provocazione” e sottolinea che il suo paese farà di tutto per impedirla.

Ora, prescindendo dalla solidarietà di specie – dal Free Tibet al Free Palestine il passo è breve, ce ne rendiamo conto – il motivo che spinge l’Amministrazione cittadina a mettersi sull’attenti rispetto ad un possibile guazzabuglio internazionale risulta di ardua comprensione. Non avessimo alcun tipo di problema, potremmo anche capire la logica internazionalista e terzomondista che sottintende un simile ragionamento. Ma Messina affronta già talmente tante criticità che ergersi a difesa di una parte, peraltro con una solidarietà pruriginosa, in un conflitto in cui tutti hanno torti e ragioni è a dir poco puerile. Se proprio vogliamo aprire le nostre braccia ai civili palestinesi, cosa buona e giusta, perché non passare risorse e aiuti attraverso il valico di Kerem Shalom, dove quotidianamente vengono spedite le donazioni?