Vibo Valentia: 8 indagati per la frana di Maierato del 2010

Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi

CarabinieriI Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Reggio Calabria e del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno notificato otto avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Vibo Valentia nei confronti di due funzionari del Comune di Maierato, due funzionari della Provincia di Vibo Valentia e quattro imprenditori per il reato di disastro ambientale doloso e frana, in particolare in relazione alla frana che interessò il paese di Maierato il 15 febbraio 2010. La massa enorme che si è staccata da una collina a ovest del paese, muovendosi a gran rapidità verso valle, aveva portato via alberi, vegetazione, un pezzo di strada provinciale, e lasciato dietro di sé una enorme nicchia nella collina larga 500 metri ed alta 50 metri. Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi. I carabinieri hanno effettuato mirati sopralluoghi coadiuvati da Ctu della Procura e da personale dell’Arpacal, nell’area di frana, nel depuratore della zona industriale di Maierato e in quattro stabilimenti Industriali, hanno inoltre acquisito documentazione presso gli uffici del Comune di Maierato e della Provincia di Vibo Valentia.  Le attività d’indagine, avviate dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico e della Compagnia di Vibo Valentia, risalgono a un periodo di tempo antecedente alla frana e cioè all’anno 2008 a seguito di una denuncia presentata da un contadino della zona che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata de esalazioni nauseabonde. Dai successivi approfondimenti d’indagine è emersa una mancata gestione del depuratore a servizio della zona industriale e l’illecito smaltimento di reflui industriali inquinanti nel fosso. In particolare risultano maggiormente coinvolte quattro aziende, che già dalle prime indagini furono interessate da provvedimenti di sequestro parziale o totale dell’opificio e in alcuni casi anche dell’arresto in flagranza dei due soci per illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi. Gli accertamenti dei tecnici della Procura, che si è avvalsa, per taluni aspetti societari, anche della Guardia di Finanza, hanno consentito di stabilire che la reazione chimica provocata delle sostanze illecitamente smaltite nel fosso, avrebbe contribuito in modo assolutamente determinante alla verificazione della frana. Dalle indagini è emerso che tutti gli indagati, con le loro condotte (imprenditori) od omissioni (pubblici funzionari) hanno cagionato la frana di enormi proporzioni per vastità e caratterizzata da una diffusione talmente repentina da esporre a un concreto pericolo la collettività. Nello specifico, secondo gli investigatori, tali condotte hanno contribuito ad acidificare fortemente le acque del predetto Fosso Scuotapriti che, attraverso l’ininterrotto scorrimento sotterraneo tra le rocce carbonatiche caratteristiche del sottosuolo, hanno provocato la lenta e progressiva destrutturazione dei calcari; la quale, combinato con la sovrassaturazione dell’area dovuta, oltre che a deflussi superficiali e allo scarico di acque bianche, anche alle copiose precipitazioni registratesi nei giorni immediatamente precedenti all’evento, ha provocato una repentina accelerazione del processo di dissoluzione delle rocce e quindi il collasso del sistema geologico di località Giardino.