Reggio, i politici giocano a fare fascisti e comunisti mentre la città muore

Il dibattito politico a Reggio Calabria si esalta soltanto nel retaggio della guerra civile di 70 anni fa. Tra nostalgici fascistelli e comunistelli inconsapevoli, la classe politica Reggina sconcerta i cittadini sempre più in ginocchio

reggio mussolini comunistiNeanche se le cose andassero bene potremmo giustificare il teatrino, sconcertante, che in questi giorni i politici reggini stanno fornendo ai loro elettori. A maggior ragione in una città sempre più in ginocchio, piegata dalla cattiva gestione, dall’incuria, dall’abbandono e dal distacco più netto della storia tra classe dirigente nel palazzo e gente in strada, assistere alle polemiche tra neofascisti e comunistoidi diventa un affronto imperdonabile.

palazzo_san_giorgioLa ricorrenza del 25 aprile ha risvegliato nei politici reggini i sentimenti esattamente opposti a quelli che avrebbe dovuto risvegliare. Ogni anno, il 25 aprile, dovremmo essere fieri e contenti del presente, di vivere in una libera democrazia, di aver scacciato prima la dittatura fascista e poi di aver evitato la pericolosa deriva comunista. Dovremmo ricordarci di quanto male hanno fatto al nostro Paese le ferite di quegli anni bui, della tirannia mussoliniana, della guerra civile che ne è seguita, e dei grandi rischi che l’Italia ha vissuto quando l’aberrazione comunista ha sfiorato anche lo Stivale dopo aver seminato fame, povertà e distruzione in giro per il mondo.

Reggio Calabria: palazzo San Giorgio sede del ComuneInvece eccoli, alcuni con il pugno rivolto al cielo, altri vogliosi di ricordare il Duce. Ridenti i primi, rappresentanti istituzionali, espressione di tutti i cittadini, cantare “Bella Ciao” e sorridere con il pugno alzato, simbolo di genocidi, stermini e prevaricazioni perpetrate dai comunisti in tutti i continenti del Pianeta. Nostalgici, i secondi, vogliosi di commemorare Mussolini con una messa poi negata dalla Curia (che solitamente si pone da paciere tra le parti, stavolta invece ha avuto l’abilità di scontentare tutti) e comunque scesi in piazza per celebrare la follia fascista.

Sono le nuove generazioni della politica reggina, che nel 2015 rimangono ancorate ai retaggi di 70 anni fa e che soprattutto riescono a trovare modo e tempo per selfie con pugni alzati, messe di squadristica memoria, mentre la città che amministrano sta morendo nella disperazione sociale più grave degli ultimi decenni, probabilmente di tutta la storia Repubblicana.

Palazzo_San_Giorgio_-_Reggio_Calabria_-_Facciata_dal_lato_sinistroSono passati ormai oltre sei mesi da quando a Reggio è tornata un’amministrazione democraticamente eletta dopo il dramma del commissariamento: a parte la buona volontà di qualche singolo Assessore, che si sta prodigando nel proprio settore riuscendo a dare qualche piccola parvenza di normalità, la città ha continuato a fare passi indietro. La pressione fiscale è e rimane ai massimi termini previsti dalle leggi (erano stati i commissari, nel 2013, ad innalzare al massimo le accise comunali), nonostante i servizi siano ancora carenti. I cittadini sono asfissiati e oltre al danno devono subire anche la beffa di una politica distratta, distante, assente.

Prima delle polemiche sui pugni chiusi e la messa di Mussolini, l’unica vera discussione di questa legislatura è stata quella relativamente alle Unioni Civili. Il Consiglio Comunale è stato in grado di approvare dapprima all’unanimità una legge sulla tutela della famiglia tradizionale, poi in Commissione è passata la linea che vedrà il Consiglio discutere sull’istituzione del Registro delle Unioni Civili, un registro illegale, non riconosciuto dalla Costituzione Italiana e dal Governo, e quindi senza alcun effetto giuridico. Anche i gay, probabilmente, preferirebbero avere le strade asfaltate, la spazzatura raccolta, i marciapiedi puliti, i giardini curati. Vorrebbero pagare tasse più umane. Vorrebbero vivere in una città normale, in una città che se possibile abbia anche un minimo di progetto di crescita e sviluppo per il proprio futuro, che sappia individuare una strada da percorrere per progredire. Invece Reggio ha perso anche il treno dell’Expo, una grande vetrina per un territorio che può offrire tantissimo se viene valorizzato come merita.

Ma per la nostra classe dirigente attuale, probabilmente, Expo significa stare dietro la TV a fare il tifo per quegli idioti che arrivano dai centri sociali e protestano non si sa contro cosa, mettendo sottosopra Milano. Eppure, a Reggio, per fare bene, dopo il disastro dei commissari sarebbe bastato veramente poco…