La folle idea di Bianco: aerei fra Catania e Palermo. Palazzo Chigi contro l’Anas e Crocetta: “sciatteria e disorganizzazione”

Il pilone dell’A19 spezza in due la Sicilia. E Messina rischia di essere invasa dai tir…

viadotto ScorciavaccheEra il 30 dicembre quando sul viadotto Scorciavacche, inaugurato appena dieci giorni prima, si registrò una cessione strutturale. Sotto i cumuli di cemento, venuti giù per le carenze costruttive, finì buona parte della dignità professionale dei dirigenti Anas. Grande clamore mediatico, grande stupore, prime pagine sui quotidiani nazionali. Poi il buio. Talvolta l’incapacità trova conforto nel flusso di notizie che si susseguono e che, presto o tardi, relegano simili scandali a fatti di seconda importanza.

Adesso, quattro mesi dopo, è la volta di Scillato, laddove al chilometro 61 – in direzione Tremonzelli – un pilone è crollato compromettendo la viabilità fra Catania e Palermo. Attenzione: stiamo parlando di una zona trafficata che lega due importanti metropoli siciliane. Soltanto il volto bonario del destino ha impedito che la situazione sull’A19 divenisse luttuosa.

#ItaliaSicura - Foto LaPresse

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E così in Sicilia si torna a parlare di strutture ed infrastrutture. O per meglio dire dei gravi deficit di sicurezza mettono a repentaglio la vita dei pur cauti automobilisti. Una situazione oscena, che non poteva non destare sconcerto lungo tutto lo Stivale. Non a caso Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi ribattezzata “#italiasicura”, ha attaccato frontalmente Anas e Regione. A suo dire essi “potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto“. Osservazione corretta e pertinente, sebbene qualità e tempestività degli interventi non sempre procedono di pari passo in questa martoriata terra.

Ad ogni modo la reprimenda è collegata alla frana che nel 2005 si abbattè sul paese di Scillato. Nessuno pensò, in quell’occasione, di verificare la sicurezza della rete autostradale, né tantomeno si predisposero azioni di manutenzione su quel tratto. Per D’Angelis bisogna parlare di “sciatteria, disorganizzazione, abusi“. Una formula che non è stata apprezzata da Rosario Crocetta, il quale – rispedendo al mittente il messaggio al vetriolo – ha invitato gli interlocutori istituzionali a finirla con lo scaricabarile. Una esortazione utile, quella del governatore, giunta a conclusione di una riflessione nella quale ricordava di non essere al governo dell’isola da un intero lustro. Ça va sans dire.

Foto LaPresse

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Intanto la politica reagisce in ordine sparso, fra strumentalizzazioni e boutade. L’ultima, in ordine di tempo, viene dal sindaco di Catania. Enzo Bianco chiederà a Ryanair d’istituire linee aeree di collegamento fra Catania e Palermo, per “ricucire l’isola spezzata“. La proposta sarebbe stata addirittura sottoposta all’attenzione dell’assessore regionale Pizzo e, se presa realmente in considerazione, rappresenterebbe l’ultimo atto prima di un TSO obbligatorio per la classe dirigente locale. In una terra in cui le strade cedono d’emblée, mentre i treni procedono su un solo binario come a inizio ’900, Catania vorrebbe volgere un appello ai privati affinché investano energie e risorse in progetti palesemente anti-economici.

Messina, infine, al momento recita il ruolo dello spettatore silente. Ma è un silenzio pesante, quello del Comune, perché il crollo del pilone dell’A19 potrebbe portare ripercussioni sulla città. Con una Sicilia divisa a metà, è facile prevedere l’incremento di attività nel porto cittadino, nell’ottica di una copertura della parte orientale dell’isola. Più navi attraccano e più tir arrivano, con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza per l’incolumità dei cittadini. Se a ciò aggiungiamo il fatto che gli introiti dell’ecopass, con la chiusura di Tremestieri, costituiscono un miraggio, ecco che Messina viene investita frontalmente dal guazzabuglio di Scillato. E gli esperti non lasciano presagire nulla di buono: a loro giudizio per ripristinare la situazione potrebbero volerci tre anni.