Aeroporto dello Stretto alla resa dei conti: non ci sono più scuse, scalo al bivio finale tra decollo e tracollo

L’Aeroporto dello Stretto si trova ad un bivio finale: mancano due settimane alla scadenza dell’ultimatum posto dall’ENAC sul futuro dello scalo: adesso gli enti locali devono scegliere se farlo decollare o fallire

Pista_Aeroporto_Reggio_CalabriaMancano poco più di due settimane al 27 marzo. E’ la data “x” per l’Aeroporto dello Stretto: lo scalo reggino si trova di fronte ad un bivio finale, stavolta non ci sono più scuse ne’ scappatoie o alternative. O gli enti locali che compongono la SOGAS decidono di prendere la strada che porta al decollo, altrimenti si avvia al tracollo con il fallimento e la conseguente chiusura dell’Aeroporto. Nella Reggio Calabria di oggi, una città allo sbando più totale in cui tutto sta morendo e la parola “fallimento” è quella che meglio di ogni altra riesce a rappresentare non solo le condizioni reale della città, ma anche il suo stato d’animo.

aeroporto1L’ENAC infatti lo scorso 10 febbraio ha formalmente posto un ultimatum di 45 giorni affinché si verifichino tre circostanze fondamentali da cui dipende o meno la revoca della concessione precaria e quindi la reale chiusura della Società di Gestione. L’ENAC chiede che entro il 27 marzo tutti gli enti soci abbiano effettivamente versato nelle casse di SOGAS quanto dovuto in termini di ripiano perdite 2013 come votato e deciso dall’Assemblea dei soci dello scorso 23 luglio 2014. C’è poi la nuova aerostazione che deve essere assolutamente realizzata, e per farlo va reintegrato il finanziamento dell’opera dopo che una parte della anticipazione erogata dalla Regione Calabria nel 2010 era stato utilizzato per definire una partita finanziaria a debito che rischiava di compromettere la società di gestione dello scalo, con l’impegno degli stessi soci di reintegrare le somme momentaneamente distratte, attraverso un aumento di capitale. Ma nelle Assemblee dei Soci di aumento di capitale non s’è mai parlato, anzi la SOGAS fatica ad ottenere i propri crediti. Il debito della società ammonta a 8 milioni di euro ma i crediti sono 11 milioni e mezzo, tutti pubblici, dovuti dalla Regione Calabria, dalla Provincia di Reggio Calabria, dalla Provincia di Messina, dal Comune di Reggio Calabria e dalla Camera di Commercio di Reggio Calabria. Intanto il mancato reintegro del finanziamento per la nuova aerostazione blocca totalmente la fattibilità dell’opera e  il piano industriale predisposto per l’ottenimento della concessione trentennale.

aeroporto reggio alitaliaAdesso siamo al punto di svolta, e siamo agli sgoccioli: mancano pochi giorni e bisogna fare in fretta. La palla passa agli enti locali soci della SOGAS e anche al Comune di Messina che potrebbe rilevare le quote della provincia peloritana e che comunque non può lavarsene le mani, a maggior ragione viste le intenzioni e le dichiarazioni di Accorinti sull’Area dello Stretto e sulla conurbazione tra le due sponde. Anche a Reggio il Sindaco Falcomatà, che rappresenta il Comune titolare del 24% delle quote della SOGAS, è chiamato ad un impegno importante.

Intanto le polemiche e le discussioni che leggiamo in questi giorni sui giornali non lasciano immaginare nulla di buono: le dichiarazioni dei sindacati e dei politici di turno, a partire dallo stesso Sindaco Falcomatà che ha incontrato i Sindacati ma non i vertici della SOGAS. Sembra come se la conseguenza del problema sia diventato il problema stesso, e cioè i lavoratori dell’Aeroporto, i loro stipendi arretrati e il rischio che possano perdere il lavoro.

aeroportoIn ogni azienda, il “benessere” dei lavoratori, la loro esistenza, la loro crescita e la loro stabilità, dipende dallo sviluppo e dalla crescita dell’azienda stessa. Nel caso dell’Aeroporto, se l’Aeroporto funziona e cresce, i lavoratori sicuramente verranno retribuiti regolarmente e potranno aumentare e vedersi gratificati. Al contrario, se lo scalo va a singhiozzo è naturale che i lavoratori rischino di perdere il posto. Il problema, però, non è questo. Il problema è che lo scalo non funziona, quindi le condizioni dei lavoratori sono una conseguenza. Focalizzarsi sulla conseguenza come se fosse il problema principale, significa non aver capito quale sia il problema. E se non si è capito qual è il problema, certamente non lo si potrà risolvere. La SOGAS ha oggi 56 dipendenti diretti del gestore più 37 dipendenti della “Sogas Service Unipersonale Srl”, di cui alcuni stagionali, che derivano dai processi di stabilizzazione derivanti dall’internalizzazione di numerosi servizi che negli ultimi anni hanno portato a una drastica riduzione dei costi esterni, per un totale di 93 dipendenti. Che sindacati e politici utilizzino l’Aeroporto soltanto come risonanza d’immagine per farsi belli nei loro confronti è un’offesa all’intelligenza di una comunità sviluppata e progredita che nel 2015 non può accettare simili bluff. Il problema dell’Aeroporto non sono i dipendenti. Non bisogna lavorare per salvare i dipendenti. I dipendenti saranno salvati automaticamente e anzi potranno anche aumentare soltanto se l’Aeroporto riuscirà a decollare. Altrimenti è chiaro che se la SOGAS fallisce e l’aeroporto è destinato a sparire, questi 93 se ne andranno tutti a casa come in ogni azienda del mondo che chiude i battenti.

aeroporto dello strettoIl problema è far funzionare l’aeroporto, il benessere dei dipendenti sarà una conseguenza. L’Aeroporto non è un ufficio di collocamento ed è assurdo che oggi la città, i sindacati e la politica lo possano ritenere tale. L’Aeroporto deve funzionare a livello aziendale, e l’azienda per funzionare dev’essere unita dai suoi vertici agli impiegati. Si dovrebbe parlare di nuova aerostazione, di nuove rotte, di voli, di traffico passeggeri, di piani di sviluppo, di crescita dello scalo che è un’infrastruttura fondamentale per il territorio con un indotto considerevole ed evidenti ripercussioni nel settore dei trasporti, del turismo e della logistica. Altro che 93 dipendenti, ciò che ruota intorno allo scalo è molto molto più grande. Invece con l’Aeroporto a rischio chiusura, la discussione è incentrata sui dipendenti che rischiano il posto di lavoro.

Con queste condizioni, quante speranze abbiamo di risolvere tutti questi problemi entro due settimane se ancora chi è chiamato al proprio senso di responsabilità fa orecchie da mercante? Il territorio non ne può più di essere preso in giro, mai come in questi giorni l’Aeroporto dello Stretto è stato così vicino al baratro nonostante tutti gli oggettivi passi avanti che da tutti i punti di vista sono stati uttenuti negli ultimi anni, con l’inserimento nel piano nazionale degli aeroporti e i risultati ottenuti dalla stessa SOGAS con il piano industriale predisposto per l’ottenimento della concessione trentennale. Tutta fatica sprecata?