Reggio, l’eccellenza dell’Omeca: “Quando la Calabria esporta i treni…”

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190735974-52a74f0e-0fef-4f9a-a276-cda7bb653f69“Calabria, Regione di contrasti. E, molto probabilmente, mai come oggi.
Contrasti che purtroppo esistono in ogni campo, da quello sociale a quello economico, con ovvie ripercussioni anche in quello dei trasporti: dal dualismo tra il trasporto su gomma, sviluppato in modo indiscriminato, e quello ferroviario abbandonato a se stesso…fino ad un dualismo, al quale dedichiamo questo articolo, che esiste all’interno dell’ambiente “ferrovia” stesso”. Lo afferma in una nota Roberto Galati Associazione Ferrovie in Calabria.
“La Calabria è una regione che possiede un parco rotabili destinati al trasporto locale, tra i più anziani d’Italia. A tenere alta la media “dell’anzianità”, contribuiscono le circa 50 automotrici diesel ALn668 serie 1000 risalenti al 1977, e le vetture a Piano Ribassato soprannominate “Farini”, risalenti al 1966, che in realtà da alcuni mesi non vengono più utilizzate, ad eccezione di una vettura pilota di analoga età. Unici baluardi di modernità, i soli 4 complessi elettrici “Minuetto” (di cui uno inutilizzato ed addirittura cannibalizzato), ed alcune locomotive E464: di epoca più o meno recente, soltanto le elettromotrici ALe582 e le automotrici ALn668, da poco assegnate alla Divisione Trasporto Regionale della Calabria, assieme a circa venti vetture UIC-X IR ed MDVC, rotabili in gran parte risalenti alla seconda metà degli anni ’80 e ristrutturati tra il 1997 ed il 2005. In un panorama così desolante, perciò, difficilmente si può pensare che la Calabria possieda delle eccellenze anche nel campo del trasporto ferroviario, così tanto bistrattato da ormai più di un decennio. In realtà le cose stanno diversamente”.

Reggio Calabria Centrale, 26 luglio 2014, ore 8.00.
“Sul binario 7 della principale stazione reggina, – prosegue Galati –  un insolito convoglio rosso e nero è pronto a partire alla volta di Milano, inquadrato da due carri pianali, e trainato dalla locomotiva E652 082 di Trenitalia Cargo. Si tratta di uno dei nuovi complessi “Meneghino” di seconda generazione, acquistati dall’ATM di Milano, per sostituire gradualmente gli ormai storici convogli “Reggiane”, che dalla costruzione della prima tratta metropolitana milanese (Sesto Marelli – Lotto nel 1964), percorrono instancabilmente la ormai estesissima rete di binari sotterranei (e non) del capoluogo Lombardo”.
“Ma allora, com’è possibile tutto ciò? Cosa ci fa un treno addirittura dell’ATM, nuovo di zecca, in riva allo Stretto di Messina? Probabilmente non saranno molti i nostri corregionali, ad essere a conoscenza dell’esistenza delle “Officine Meccaniche Calabresi”, oggi appartenenti al gruppo AnsaldoBreda, site nel comune di Reggio Calabria. L’origine di uno dei più importanti impianti industriali calabresi, risale al 1961, quando il piano nazionale di industrializzazione del sud Italia, portò nel giro di un ventennio, attorno all’area reggina, varie attività produttive. Ricordiamo, assieme alle O.ME.CA. (che danno il nome all’attigua stazione ferroviaria di Reggio Calabria O.ME.CA., posta sulla linea Jonica), le Officine Grandi Riparazioni di Saline Joniche, e “l’innominabile” Liquichimica sita sempre in comune di Montebello Jonico, a pochi chilometri dalle ex-officine FS dismesse nel 2001. Gli stabilimenti dell’AnsaldoBreda, perciò, sono oggi l’ultimo baluardo  produttivo di un programma di rilancio del sud, e nello specifico della Calabria: dal 1961 ad oggi, le O.ME.CA di Reggio Calabria hanno contribuito al rinnovamento del parco di rotabili delle Ferrovie dello Stato, attraverso la costruzione di centinaia di locomotive diesel D445 e D345, automotrici ALn668 (costruite anche per varie ferrovie concesse ), vetture UIC-X e Gran Conforto (ancora oggi considerate tra le più comode d’Europa!), ed addirittura 20 casse per le carrozze dei mitici Pendolino ETR450″.
“Ma non solo Italia: le O.ME.CA. – continua Galati – hanno esportato i loro treni “made in Calabria” progettati dall’AnsaldoBreda anche all’estero. Di grande successo, per esempio, i TAF (Treno ad Alta Frequentazione) costruiti anche per le ferrovie marocchine, oltre che per Trenitalia e Ferrovie Nord Milano”.
“Arriviamo così agli ultimi anni, purtroppo tra continui rischi di ridimensionamento non ancora del tutto scongiurati, ma con una costante produzione di materiale rotabile vicinale per treni Regionali (vetture a due piani Vivalto di seconda generazione per Trenitalia e Trenord) e soprattutto convogli metropolitani per l’ATAC di Roma ed appunto l’ATM di Milano.
Potrà sembrare incredibile, ma tra tutti i committenti italiani ed esteri, pubblici e privati…alle nostre storiche O.ME.CA, manca proprio la Calabria! Gli ultimi rotabili ferroviari costruiti negli stabilimenti reggini e che effettuano servizio nella nostra regione, sono le automotrici diesel ALn668 serie 1000 del 1976-1979, alcune ALn668 serie 3100 del 1980-1983, e poche unità di terza serie delle locomotive diesel D445″.
“Un paragone un po’ forzato, ma tutto sommato abbastanza applicabile al nostro caso, è quello dei purtroppo tanti bambini del terzo mondo, che cuciono palloni con i quali però non giocheranno mai. Nelle nostra regione, – continua ancora Galati – la maggior parte delle responsabilità non può che essere addebitata alla stessa politica calabrese, in un’epoca in cui le regioni pianificano i servizi di trasporto pubblico e si occupano anche dell’acquisto del materiale rotabile. In Calabria viviamo da decenni con gli “avanzi ferroviari” provenienti dal resto d’Italia, e proprio quando l’autonomia regionale avrebbe permesso di riscattarci, con l’acquisto autonomo di nuovi treni, si è preferito riempire un’intera regione di autobus: è emblematico il caso della ferrovia jonica, non elettrificata, che ormai può contare esclusivamente sulle automotrici ALn668 e ALn663 di Trenitalia, che venendo sostituite da treni più moderni nel centro/nord Italia, vengono inviate al deposito di Reggio Calabria per garantire il servizio Regionale jonico (o quel che ne resta) e sulle due linee trasversali Lamezia Terme Centrale – Catanzaro Lido e Sibari – Cosenza”.
“Quel che però ci chiediamo, è che fine farà un’importante fetta del trasporto ferroviario locale della nostra regione, e cioè proprio quello della linea Jonica, quando tra meno di tre anni le “storiche” ALn668 dovranno essere obbligatoriamente accantonate, per termine delle deroghe su alcuni importanti standard di sicurezza. Vogliamo forse tenere in piedi una linea di 472 km, di cui 320 non elettrificati, con i soli tre nuovi treni diesel di costruzione polacca, che la Regione Calabria “sostiene” aver acquistato?  Ma non è propriamente questa la sede per discutere di un tema già affrontato (e che torneremo ad affrontare) nelle decine di approfondimenti e lettere aperte dell’Associazione Ferrovie in Calabria: l’unico fine di questo breve articolo, è soltanto quello di risvegliare un po’ di orgoglio calabrese nei lettori, e ricordargli che se milioni di persone, il prossimo anno raggiungeranno l’Expo di Milano su moderni ed accattivanti convogli metropolitani, sarà anche grazie alla passione (ed ai sacrifici) dei 400 lavoratori delle Officine Meccaniche Calabresi di Reggio Calabria. Quegli stessi lavoratori che raggiungono il proprio posto di impiego, dove si costruiscono le moderne vetture Vivalto o i convogli metropolitani di Milano, a bordo di una vecchia “littorina” ALn668 del 1977…che tanti loro “predecessori” (probabilmente oggi in meritata pensione) hanno costruito nello stesso stabilimento quasi quaranta anni fa” conclude Galati.

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