Campi della Legalità 2014, a Riace (RC) i ragazzi incontrano il sindaco

immagine campi della legalitàUna sala gremita, quella del centro di aggregazione e di prima accoglienza del Comune di Riace, Palazzo Pinnarò (sede dell’associazione  Città futura): i giovani provenienti da Avellino e Bologna insieme con i pensionati dello Spi Cgil Reggio Emilia, accompagnati dagli organizzatori del campo (Salvatore Lacopo e Lea Marziano per la Segreteria Spi Cgil Rc-Locri, Domenico Mandarano e Mimma Pacifici per la Segreteria Cgil Rc-Locri, Emiliano Barbucci e Dario Grilletto per l’Arci-Comitato territoriale Rc), hanno prestato particolare attenzione alle parole del Sindaco Mimmo Lucano.
Un intervento, quello del Primo Cittadino, volto a spiegare e raccontare la realtà di Riace, “Paese dell’Accoglienza” che ha fatto dell’integrazione e della convivenza un valore imprescindibile della sua politica amministrativa.

Su un Paese di 1800 abitanti – ha spiegato Mimmo Lucano300 persone sono straniere. Il nostro programma di accoglienza e di integrazione è stato sviluppato seguendo sia la linea governativa sia una nostra idea: quella di destinare un bonus per ogni ospite in modo tale da permettere all’immigrato di essere indipendente, di potersi fare la spesa, di acquistare vestiti, libri o altri beni. Così abbiamo creato un piano organizzativo che consiste in più fasi: il momento dell’accoglienza e identificazione; quello dell’informazione (sia economiche che logistiche); quello dell’indipendenza (permettere ai minori di seguire attività di formazione e/o attività ludiche e agli adulti di apprendere sul campo un mestiere)”.
Ma il progetto di Riace è andato ben oltre, perché l’integrazione è avvenuta realmente: agli immigrati sono state date in dotazione case nel centro storico, così da ri-popolare il borgo ed evitare fenomeni di ghettizzazione come in altri paesi con una forte presenza di immigrati.
E, allo stesso tempo, attraverso il ruolo delle cooperative e di personale professionalizzato a Riace è stato creato un indotto economico che coinvolge centinaia di persone con un contratto di lavoro regolare.

La difficoltà maggiore che abbiamo cercato di superare come Amministrazione – ha aggiunto Lucanoè stata la burocrazia, non solo per partecipare ai bandi ministeriali ma anche per l’affidamento diretto, per esempio, della raccolta differenziata alle cooperative sociali del nostro territorio, garantendo sempre trasparenza nelle gare di appalto”.

La raccolta differenziata, infatti, presso il Comune di Riace avviene per mezzo di asini e carrette che permettono di inoltrarsi lungo i vicoli del caratteristico borgo.

Lavoro, integrazione, rispetto dell’altro. Valorizzazione delle botteghe artigiane. Ri-popolamento dell’entroterra. Seguendo questi fili-conduttori, Mimmo Lucano ha spiegato ai giovani e ai pensionati presenti all’incontro, la sperimentazione che ha intrapreso il suo Comune: “una sperimentazione che – ha sottolineato – non è magia, ma normalità. Un progetto che guarda ai valori della persona, per affrontare temi di portata sociale e allontanarsi dalle logiche condizionanti di ogni forma di criminalità”.

Il punto – ha aggiunto – è come si vive questa esperienza: io lo faccio con responsabilità e con senso di umanità. Cercando di guardare con un occhio all’ambiente e con l’altro al bene del Paese. Da qui, l’idea del turismo solidale, dei mezzi pubblici a disposizione della gente per spostamenti finalizzati a corsi di formazione o attività importanti. O anche, creare rete tra i diversi progetti, affinché esista un sistema capillare sul territorio provinciale e regionale che permetta all’ospite di crescere nel nostro Paese, di lavorare, di produrre e di essere utile a sé stesso e alla società”.

 Il Comune di Riace ha poi stilato delle convenzioni con la Prefettura e la Questura perché capo-fila tra i Paesi che hanno messo in atto buone pratiche di accoglienza.

Ed è questo ciò che ha colpito di più i ragazzi del Campo: “Riace – hanno dichiarato a fine incontro – è un esempio di buona amministrazione (con una pressione fiscale bassissima, quasi inesistente) ed è un modello di sviluppo che ha saputo integrare la diversità culturale con la tradizione, in un rapporto reciproco di convivenza e crescita”.