‘Ndrangheta, Angelosanto: “sta colonizzando Paesi stranieri, ha grandi interessi in Costa Azzurra”

pasquale-angelosantoDi seguito pubblichiamo l’intervento del Vice Comandante del ROS dell’Arma dei Carabinieri,  Col. Pasquale Angelosanto (nella foto a corredo dell’articolo), alla conferenza “Economie illegali e criminali” che s’è tenuta oggi presso la camera di commercio di Reggio Calabria.

Il canone e le proiezioni internazionali della ‘ndrangheta

“Il Canone e le proiezioni internazionali della ‘ndrangheta” è il titolo che ho dato a questo mio lavoro, in quanto tratterò delle norme di autoregolamentazione che la ‘ndrangheta ha adottato e della tradizione, come mezzo di trasmissione delle regole, e al tempo stesso della modernità dell’organizzazione, che l’ha portata ad essere oggi una delle più potenti mafie del mondo. Non dobbiamo lasciarci fuorviare dall’arcaicità di alcuni rituali, formule e comportamenti, che sconfinano nel folklore, perché questi rappresentano il fondamento dell’ordinamento giuridico della ‘ndrangheta, sono al tempo stesso la sua “base storico-ideologica” e  la sua forza, che hanno fatto sì che essa si sia diffusa nel mondo, conquistando la primazia in settori criminali lucrosissimi come il grande traffico internazionale degli stupefacenti. Posizione che le ha fatto acquisire un’enorme ricchezza, conferendole una capacità corruttiva e di pervasione nei settori della Pubblica Amministrazione, che non ha uguali nella storia criminale del nostro Paese. Le più recenti attività di contrasto condotte in direzione della ‘ndrangheta hanno complessivamente evidenziato l’evoluzione qualitativa della matrice criminale, facendo emergere un inedito assetto unitario non solo dell’organizzazione operante in Calabria, ma anche la riconducibilità ad esso delle articolazioni insediate in altre aree del nord Italia e all’estero, secondo i tradizionali schemi che replicano il modello reggino e alla cui struttura di vertice gli associati, sparsi nelle formazioni di tutto il mondo, rispondono. (…)

  1. riguardo al vertice denominato “Provincia”, il cui consesso è chiamato “CRIMINE”, che esso:
  • garantisce l’ortodossia e il rispetto delle regole;
  • decide l’apertura e la chiusura di una “locale” e controlla le nomine dei “capi locale”;
  • assume e/o ratifica le decisioni più importanti a livello strategico per l’organizzazione;
  • mantiene gli equilibri e risolve le controversie;
  • esercita la “giurisdizione” interna, sottoponendo a giudizio gli associati per eventuali comportamenti scorretti (cc.dd. “trascuranze”);
  • la carica di “capo crimine” è elettiva, rappresentativa – a volte – di equilibri tra i “mandamenti”;

(…) Da ciò emerge in tutta la sua evidenza come l’assetto unitario amplifichi il potere contrattuale di tutta la struttura, in quanto il singolo affiliato alla ‘ndrangheta, essendo  esponente dell’intera organizzazione, non è mai un criminale isolato che agisce nel proprio interesse, ma sempre per quello della ‘ndrangheta intesa come formazione unitaria dalla cui pericolosità e potenza criminale scaturisce l’elevata capacità intimidatoria, esercitabile anche dal singolo associato.  (…) Nella pianificazione di un’efficace strategia, il problema tecnico principale riguarda l’assenza di sentenze passate in giudicato che abbiano ricostruito giudiziariamente l’esistenza di una struttura associativa chiamata ‘ndrangheta[1], alla quale fare riferimento nelle attività investigative. Questo è un aspetto non secondario nell’impostazione dell’indagine e dei conseguenti procedimenti penali, perché ogni volta che si acquisiscono elementi indiziari o probanti di forti vincoli associativi tra indagati per mafia, la polizia giudiziaria, e a sua volta, il P.M. devono per prima cosa dimostrare l’esistenza dell’associazione ‘ndrangheta. È come se si dovesse, nel contrasto alla “cosa nostra” siciliana dimostrare, indagine per indagine, contesto associativo per contesto associativo, l’esistenza stessa della “cosa nostra”. Con l’indagine “IL CRIMINE”, che ha evidenziato la struttura unitaria, la composizione organica e l’operatività di organismi di vertice della ‘ndrangheta, si sono poste le basi per ottenere la dimostrazione processuale dell’esistenza della ‘ndrangheta e del suo assetto unitario, delle sue dinamiche interne e del ruolo decisionale degli organismi di vertice. La definizione positiva del processo, in futuro consentirà l’utilizzo dell’indagine “IL CRIMINE” come pietra angolare sulla quale poggiare tutte le altre investigazioni. (…)

Le proiezioni di matrice  ‘Ndranghetistica operanti in territorio francese

In Francia, la Costa Azzurra costituisce da tempo un’area di particolare interesse per gli insediamenti criminali calabresi, collegati peraltro con le famiglie mafiose ubicate sul versante ligure del confine italo francese e, in particolare, nella zona di Ventimiglia (IM). Plurime attività d’indagine, conclusesi con l’arresto di esponenti di primo piano della ‘ndrangheta, hanno confermato la stabile presenza di proiezioni dei sodalizi calabresi nelle località costiere francesi. L’indagine “CRIMINE”, nell’ambito delle acquisizioni investigative del R.O.S., ha documentato l’esistenza di un organismo definito “camera di passaggio”, ma anche riconosciuta come “camera di controllo” (cfr. dichiarazioni di Giovinazzo- Gullà) che, oltre ad avere il compito di assicurare stabilità di rapporti, sinergie logistiche ed operative a sostegno di delle attività illecite di vario tipo, sarebbe deputata al coordinamento delle presenze, arrivi e transiti degli affiliati della ‘ndrangheta dal territorio italiano a quello francese, nonché a regolare i rapporti di cooperazione con le locali calabresi, operanti in Costa Azzurra [2] nelle località di Nizza, Antibes e Mentone. (…) La maggior concentrazione delle “locali” di ‘ndrangheta si registra proprio nei tre Länder più ricchi della Germania: la ricchezza si conferma come una condizione determinante per la “colonizzazione” della ‘ndrangheta, che trova giustificazione anche nella esigenza di riciclare i proventi illeciti. Un territorio ricco in cui investire consente di dissimulare più facilmente la provenienza delittuosa dei guadagni. A conferma di ciò vi sono i numerosi casi riportati dal BKA di camerieri impiegati nei ristoranti italiani in Germania che risultano intestatari di patrimoni assolutamente ingiustificabili con il loro reddito. (…) Come più volte affermato, la ‘ndrangheta ha approfittato dei flussi migratori italiani per gettare le sue promanazioni all’interno di diversi Paesi stranieri, avviando così un processo di “colonizzazione criminale”. La comunità di cittadini italo-australiani, attualmente, consta di cerca 850.000 persone (pari al 4% della popolazione totale). L’Australia ha subito una silenziosa ma capillare “infiltrazione”, essendo divisa in zone d’influenza paragonabili alle odierne “province” di Reggio Calabria. (…) Il quadro globale è dunque di difficile aggressione, specie per la sottrazione delle ricchezze della ‘ndrangheta, che ha strategicamente investito all’estero, ove le sue articolazioni agiscono, negli ordinamenti giuridici di riferimento, con una certa disinvoltura. Non è infrequente, infatti, imbattersi in attività d’impresa o in proprietà intestate direttamente agli stessi associati o a loro familiari, secondo schemi primitivi di controllo dei beni (com’è il caso di molti ristoranti in Germania), ma di difficile – se non di impossibile – sottrazione. (…) A questo punto, non resta che utilizzare al meglio gli strumenti che l’ordinamento ci mette a disposizione e orientare in modo più efficace il contrasto “a monte”, cioè in Italia, ove a una ‘ndrangheta così organizzata e quindi maggiormente pericolosa, le forze schierate dallo Stato non possono che rispondere – auspicabilmente – in modo compatto, secondo una strategia unitaria, che si sviluppi sulle seguenti direttrici, secondo manovre investigative “progressive”:

  • disarticolazione delle componenti militari delle cosche che operano sul territorio; per il soddisfacimento di questa direttrice, essenziale e rilevante diventa la ricerca dei latitanti di mafia che a volte ricoprono posizione di vertice nelle cosche di cui fanno parte;
  • interruzione delle attività delittuose che determinano l’arricchimento primario, tra cui il grande traffico internazionale di stupefacenti e di armi, l’esercizio dell’usura, la pratica diffusa delle estorsioni e tutte le forme che consentono l’accumulo di capitale illecito;
  • individuazione delle ricchezze e dei patrimoni, puntando alla loro confisca [3], per le redistribuzione delle risorse sul territorio impoverito dall’accaparramento mafioso;

mentre, all’estero, nell’alveo della cooperazione di polizia e giudiziaria, puntare:

  • alla localizzazione delle presenze mafiose qualificate, che risultano stanziali su quei territori;
  • all’accertamento delle loro dinamiche criminali interne, dei rapporti e delle cointeressenze con le cosche e le strutture di vertice calabresi;
  • all’individuazione delle infiltrazioni raggiunte nel sistema economico legale (con attività economiche lecite) e nel tessuto amministrativo e istituzionale,

affinché il disvelamento delle attività della ‘ndrangheta e la rappresentazione della sua pericolosità alla pubblica opinione possano consentire un più efficace contrasto globale.


  • [1] In merito, l’innovazione legislativa del D.L. nr. 4 del 04.02.2010, convertito nella legge nr. 50 del 31.03.2010, ha modificato l’art. 416 bis c.p. inserendo la ‘ndrangheta tra le associazioni mafiose, prima relegata nel novero delle altre organizzazioni “localmente denominate”.
  • [2]  Rispetto ai quali la “locale” di Ventimiglia  si pone in posizione di sostanziale continuità operativa.
  • [3] Oltre alle misure di prevenzione patrimoniale, per aggredire e confiscare le ricchezze illecite accumulate dalla criminalità, il codice penale ed altre leggi speciale prevedono la “confisca penale”, cioè una misura di sicurezza patrimoniale che colpisce i beni che sono direttamente o indirettamente collegati al reato per il quale è stata pronunciata condanna. Infine, caso particolare è la cosiddetta “confisca allargata” prevista dall’articolo 12 sexies del D.L. 306/92, convertito dalla legge 356/1992.