Catania: l’incredibile disavventura di una nota professionista reggina scambiata per ladra di bambini!

Air MaltaQuanto accaduto ad una nota professionista della città di Reggio Calabria, A.D., che si è rivolta all’avv. Francesco Comi per avviare le opportune azioni in sede penale e civili, raggiunge il paradossale.

A causa della ‘scomparsa’ dei comodi voli dell’aeroporto reggino della Air Malta – commenta l’avv. Francesco Comi, che peraltro ricopre la carica di Consulente economico e giuridico del Consolato Onorario di Malta – gli utenti reggini e della provincia sono costretti recarsi all’aeroporto di Catania per raggiungere l’isola di Malta”.

Oltre la ‘beffa’ causata dai responsabili politici reggini, i danni, che in questa vicenda appaiano kafkiani. La professionista reggina, in procinto per partire verso l’isola felice, in compagnia della propria figlia minorenne e di un’amica si recava al Check-in, presentando il biglietto di imbarco e relativi documenti validi per l’espatrio. Da qui una serie di disavventure, proteste, denunce ed intervento della Polizia. Trovatasi dinnanzi una addetta al Check-in dell’Air Malta questa faceva rilevare come non potesse imbarcarsi in quanto non risultava che la bambina, già dodicenne, fosse la propria figlia. A nulla valevano le proteste tendenti a replicare come non solo fosse sempre partita in compagnia della figlia e dei figli minorenni, con la stessa compagnia ed altre senza intoppi, né contestazioni di sorta, ma, ove alla solerte impiegata fossero sorti dubbi, di verificare attraverso gli organi competenti. Interveniva anche il coniuge che si trovava a Reggio Calabria, il quale telefonicamente rassicurava gli addetti, compreso un Ispettore di Polizia il quale avallava invece l’operato e si rifiutava persino di ricevere la denuncia di quanto accadeva. Nel frattempo, ovviamente l’aereo partiva, fattasi la mezzanotte e le malcapitate rimanevano in aeroporto, senza che alcuno se ne curasse, compreso l’Ispettore di Polizia“.

Quindi delle due l’una – commenta l’avv. Francesco ComiO la professionista era in procinto di porre in atto un ‘rapimento’, o effettivamente la bambina era la legittima figlia. Se lo era, come lo è, l’intera ‘equipe’ investita del caso e che ne aveva rifiutato l’imbarco, aveva il dovere di accertarsene, con gli immediati mezzi informatici, o se vi erano tali dubbi, avevano il dovere di procedere al fermo della ‘rapitrice’”.

Nulla di tutto ciò. Le malcapitate dovevano ovviamente a proprie spese, trovarsi un albergo e rinviare la partenza alla serata successiva, con nuovo biglietto a proprio carico, e con la bambina disperata e piangente, che deve essersi chiesta – commenta ironico l’avv.ComiMa allora se questa non è mia madre chi è?