Catania, immigrati morti in spiaggia: il gestore del lido chiude per lutto, “era doveroso”

immigratiNessun bagnante accanto ai cadaveri dei migranti morti. Cabine, sdraio e ombrelloni e bar chiusi. Cosi’ resta per ora lo stabilimento balneare, chiuso per lutto: dopo la tragedia non ha aperto il ‘Lido Verde, sul lungomare della Plaia di Catania, e non lo fara’ neppure domani. Lo ha deciso Dario Monteforte, friulano trapiantato in Sicilia, gestore dello stabilimento dove stamattina sono morti nel mare antistante sei migranti durante uno sbarco sulla costa. ”Mi sembra il minimo – spiega ai cronisti sulla spiaggia dorata della Plaia – in segno di rispetto per le vittime e per chi soffre. Mi sembra normale: davanti ad un dramma del genere non si puo’ pensare a fare il bagno, far finta di niente. Nessuno ci obbliga, ma noi sentiamo di doverlo fare per motivi umanitari”. La chiusura dello stabilimento, dice, ”e’ piu’ di un atto dovuto: e’ un atto sentito”. I lidi attigui sono pieni di persone: curiosi che guardano la spiaggia, dove sono ancora presenti nelle sacche blu i corpi delle vittime del dramma di uno sbarco finito in tragedia. Altri sono in mare a fare il bagno in un’assolata giornata estiva. C’e’ chi si fa il segno della croce, chi spera che ”finiscano presto queste sofferenze”, ma anche chi pensa come ”qui siamo in tanti, e quella a cui assistiamo e’ una lotta tra poveri per la sopravvivenza”. Monteforte e l’equipe del suo stabilimento sono stati i primi a intervenire oggi, e a soccorrere i migranti bagnati sulla spiaggia: “siamo stati svegliati all’alba da urla, abbiamo visto persone bagnate correre in strada e abbiamo avvisato le forze dell’ordine”. Poi hanno soccorso quelli che si sono fermati sulla spiaggia: “Abbiamo offerto loro acqua e succhi di frutta, e teli da mare”. ”Non parlavano italiano – ricorda – e abbiamo avuto difficolta’ di comunicazione, ma abbiamo capito subito che c’era qualcosa che non andava”. Monteforte parla piano e con l’accento della sua terra, il Friuli. Con molta calma e voce bassa racconta di un suo stupore: ”Guardavamo la barchetta dei clandestini in mare in difficolta’ e vedevamo anche le navi da crociera nel porto di Catania: ci e’ sembrata una cosa strana….”. Perche’ oggi a Catania si sono mischiate sensazioni forti ed emozioni opposte legate entrambi a arrivi: il dramma degli extracomunitari sbarcati con sei morti e il sorridente turismo curioso di circa 10mila croceristi arrivati con tre navi di altrettante compagnie. Nessuno di loro si e’ accorto della tragedia, ne’ sa che la barchetta azzurra con la scritta in arabo ha compiuto il suo viaggio della speranza finito in tragedia.