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Pane e cipolla. Storia e aneddoti della battaglia di Milazzo del 20 luglio 1860

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garibaldiLeggenda vuole che, conclusa vittoriosamente una delle sue ennesime battaglie, Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, si sia fermato sul sagrato di una chiesa, rinfrancando le membra con un po’ di pane e cipolla, per poi addormentarsi. La battaglia era quella di Milazzo, la data il 20 luglio 1860.

La battaglia di Milazzo fu l’ultimo e decisivo scontro che venne combattuto, sul suolo siciliano, tra l’esercito dei Mille e quello borbonico; scontro che vide, come la storia insegna, le camicie rosse vincitrici, e i borbonici in fuga dall’isola. Tanti sono gli aneddoti legati a questa data e a questo evento, molti anche i luoghi, ormai inghiottiti dall’espansione urbana. Perché la cittadina nel 1860 non era certo piccola, ma contava diecimila abitanti, contro i trentamila di oggi. Ma a Milazzo sono ancora vive le tracce lasciate dal passaggio della spedizione, nonostante il cemento tenda a cancellare ogni indizio della nostra Storia

Il colonnello Bosco

Il colonnello Bosco

Possiamo immaginarcele quelle giornate di ben centocinquantatre anni fa. Giornate calde, afose, come lo sono ancora oggi. Lo possiamo vedere il Generale, giunto nella zona di Milazzo dopo le prime schermaglie nella Piana, che ispeziona il territorio. “Quello, domani, sarà nostro!” dice, osservando il Castello, quartier generale del distaccamento borbonico guidato dal colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco. Un’imponente costruzione che domina su terra e mare. E possiamo immaginarci il piccolo esercito di Garibaldi: circa seimila uomini, provenienti da ogni regione d’Italia. Veterani, volontari dell’ultima ora, giovani e non, così diversi eppure tutti accomunati dallo stesso ideale.

All’alba del 20 luglio, dopo alcuni giorni segnati da rapide scaramucce, Garibaldi ordinò ai suoi uomini di attaccare in massa le posizioni nemiche. I borbonici avevano senz’altro un equipaggiamento militare qualitativamente superiore, ma dovettero far fronte al numero quasi doppio di garibaldini e alla loro audacia. Fu in questo frangente infatti che alcuni degli uomini di rosso vestiti si distinsero in veri e proprio atti di eroismo.

Quando iniziò la battaglia, la città era deserta: gli abitanti, per timore di rimanere coinvolti nell’inevitabile scontro, avevano cercato rifugio nelle grotte del Capo, o addirittura si erano trasferiti sulle proprie barche. Stefano Zirilli, notabile di Milazzo – del quale era stato anche sindaco – e che fu quel giorno in prima linea, fianco a fianco agli altri patrioti come lui, parlò di “una città galleggiante”.

L’attacco venne portato in più punti, così da disperdere le truppe borboniche, e decisivi per le sorti della battaglia furono gli scontri che si svolsero nella zona dei Mulini e della Tonnara. Dopo un primo violento impatto tra gli schieramenti, Garibaldi si rese conto che la situazione stava diventando difficile, con gli avversari che ben resistevano ai tentativi di sfondamento. Decise quindi di concentrare gli sforzi nella parte destra del fronte, nei pressi della costa orientale del promontorio. Qui l’avanzata dei volontari si fermò ai Mulini, dove una postazione di cannoni bloccava ogni tentativo di proseguire. Quattro di queste armi pesanti, terrore della fanteria, erano infatti ottimamente mimetizzate dietro alcuni a muri a secco, dai quali sparavano attraverso delle feritoie.

La situazione venne sbloccata dal sacrificio di un giovane volontario, che concordò con i compagni una tattica per conquistare la posizione. Alessandro Pizzoli, un volontario del nord Italia, uscì allo scoperto gridando verso i nemici, attirando così il fuoco dei pezzi d’artiglieria. Falciato da questi, diede però modo ai commilitoni di approfittare della distrazione dei borbonici, che vennero immediatamente sopraffatti dall’impeto della carica garibaldina.

Missori difende Garibaldi (Linzaghi, 1901)

Missori difende Garibaldi (Linzaghi, 1901)

Da qui le truppe di Bosco ripiegarono di qualche centinaio di metri, fino alla Tonnara. Qui ancora altri garibaldini si resero protagonisti: alcuni fecero da scudi umani per proteggere un prezioso cannone appena conquistato, altri, come Missori e Statella, difesero con coraggio Garibaldi, trovatosi appiedato e circondato dalla cavalleria nemica. Il Generale infatti, insieme ai suoi uomini, si ritrova ad affrontare una temibile carica borbonica, guidata dal capitano Giuliani. Proprio questi affronta, forte del suo destriero, Garibaldi, tentando di colpirlo con una sciabolata. Desto però l’eroe di Nizza si scansa e con la punta della sua lama taglia la gola al nemico.

Gettatosi nella mischia alla testa dei suoi uomini, Garibaldi darà il “colpo di grazia” alle truppe borboniche al Ponte di Milazzo, col decisivo intervento della pirocorvetta “Tukory”, che con i suoi dieci cannoni impedì qualsiasi tentativo di contrattacco nemico. A pesare sulle sorti della battaglia anche il rifiuto, da parte dell’altro generale borbonico presente a Milazzo, Raffaele Pironti, di scendere in campo, che decise di restare al sicuro nella cittadella fortificata con i suoi 1.400 uomini.

Sotto un sole cocente, dopo alcune ore di attesa per paura di imboscate, Garibaldi entrò a Milazzo, accolto dalla folla festante riunitasi a Piazza Caio Duilio. La festa proseguì fino a notte inoltrata, con bevute e canti per le strade. Il Generale, saputo del comportamento di alcuni uomini, che si stavano rendendo protagonisti di saccheggi, diede ordine di farli catturare. Portati al suo cospetto circa sessanta individui, disse: “Trascinateli lontano da me, e fucilateli come tanti cani”. Ma, mentre l’ordine si apprestava ad essere eseguito, non senza remore da parte dell’ufficiale incaricato, Garibaldi cambiò idea e fece semplicemente mettere agli arresti gli sciacalli.

La pirocorvetta Tukory in azione

La pirocorvetta Tukory in azione

Il 21 luglio gli scontri continuarono, anche se in tono decisamente minore. A Palazzo Proto, dove aveva trovato alloggio, Garibaldi ricevette Agostino Depretis e Francesco Crispi, oltre al celebre scrittore francese Alexandre Dumas, al quale suggerirà il nome “Indipendente” per il giornale che il transalpino fonderà di lì a poco a Napoli. Nel mentre il colonnello Bosco si era barricato nel Castello, rifiutando la resa, alla quale verrà costretto il 22 luglio, dopo dall’arrivo di altre navi a rinforzo dei garibaldini.

Il divario fra le perdite dei due schieramenti è indicativo della loro netta forza militare: oltre seicento furono i morti tra le camicie rosse, addirittura mille secondo lo stesso Garibaldi, ma questo dato non venne mai confermato; solo una cinquantina le vittime tra i borbonici, che preferirono arrendersi ed evitare un’ulteriore carneficina che stavolta avrebbe coinvolto sicuramente anche loro.

Il cemento, fortunatamente, non ha vinto del tutto sulla Storia. Molti dei luoghi citati sono esistenti ancora oggi, tutti più o meno corredati da targhe o iscrizioni. E molti sono i protagonisti di quei giorni, ancora presenti nella quotidianità di Milazzo, prestando i loro nomi a vie e piazze: Bertani, Cavallotti, Cosenz, Medici, Migliavacca, Missori e tanti altri. Nomi che forse ormai sono entrati nel linguaggio comune della città, perdendo il loro reale significato.

Garibaldi riposa a S. Maria Maggiore (Masutti, litografia, 1860 ca.)

Garibaldi riposa a S. Maria Maggiore (Masutti, litografia, 1860 ca.)

Dello stesso Garibaldi, a Milazzo, più che all’eroismo e agli ideali di libertà, il ricordo è legato agli aneddoti: la caduta dal suo destriero ferito, il miracoloso salvataggio dalla cavalleria nemica, il vecchietto che lo ringraziò col baciamano, la sosta a Santa Maria Maggiore. Proprio qui, si dice, Garibaldi si fermò a riposare e a mangiare pane e cipolla, addormentandosi poi, stremato, sulla scalinata della chiesa. Ancora oggi una targa è affissa sulla facciata dell’edificio, a ricordo di quell’episodio.

Questo è probabilmente un dettaglio di poco conto, che però ha contribuito a legare, nell’immaginario popolare, il nome dell’eroe dei due mondi a quello di questo piccolo centro urbano. Grazie a Giuseppe Garibaldi la Città di Milazzo farà per sempre parte di un decisivo capitolo della Storia d’Italia.

Alcune scene della battaglia: