Laura Boldrini ricorda la strage di Portella della Ginestra (Pa): “Troppe ombre e silenzi inaccettabili”

  CAMERA: BOLDRINI, MOLTO EMOZIONATA E TANTO LAVORO DA FAREIn un Paese democratico non e’ accettabile che ci siano ancora troppe ombre e troppi silenzi su stragi come quelli di Portella della Ginestra“: sono le parole della presidente della Camera, Laura Boldrini, che oggi ha deposto una corona di fiori al Sasso di Barbato, dove si consumo’ il primo maggio ’47 la strage di braccianti per mano della banda di Salvatore Giuliano. Quel giorno, numerose raffiche di mitra colpirono i lavoratori che si erano riuniti per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte, e per festeggiare la vittoria del  Blocco del Popolo ottenuta nelle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana,  nelle quali la coalizione PSI – PCI aveva conquistato 29 rappresentanti contro i soli 21 della DC.

portella della ginestra

Secondo le fonti ufficiali vi furono 11 morti e 27 feriti. La Cgil proclamò lo sciopero generale, accusando i latifondisti siciliani di voler soffocare nel sangue le rivolte contadine. Qualche mese dopo si conobbe l’identità degli aguzzini: erano gli uomini di Salvatore Giuliano, il bandito separatista dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS). Nel ’50 Giuliano fu ucciso dal suo  luogotenente Gaspare Pisciotta, che morì quattro anni dopo, avvelenato in carcere. Aveva infatti manifestato la volontà di rivelare i nomi dei mandanti della strage. L’episodio ha ancora molti lati oscuri e reca i segni della collusione tra gli ambienti mafiosi e le forze reazionarie siciliane.

Bisogna togliere – puntualizza la Boldrini – ogni velo e ogni segreto sulla lunga catena di stragi che ha insanguinato la vita della Repubblica. Senza un pieno accertamento della verita’ – conclude – non e’ possibile riconoscersi in un terreno di valori e di memoria condivisa“.

E sul neonato governo afferma “Mi aspetto che il governo Letta dia risposte concrete ai bisogni dei cittadini italiani“, sottolineando che “adesso anche le commissioni parlamentari sono in condizioni di lavorare ai problemi del Paese. A partire dal lavoro, che rimane l’emergenza di tutte le emergenze“.


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