Catania: affetto da asma, vive in auto. E’ la storia dei “nuovi poveri”. Il lieto fine, invece, per i coniugi messinesi Dolfin

massimo e debora dolfinProprio ieri sera, durante la trasmissione Porta a Porta, Bruno Vespa ci ha mostrato la storia di Massimo e Debora Dolfin, una coppia messinese costretta a vivere in auto per le condizioni di assoluta povertà in cui versavano. Niente casa, niente letto. Nessun lavoro. Sono chiamati “i nuovi poveri”. La coppia è stata ospite a Porta a Porta. Qualcuno da San Marco d’Alunzio ha raccolto la loro richiesta d’aiuto. La  società manifatturiera, di proprietà della famiglia Miracula, ha offerto a Massimo e Debora Dolfin un lavoro e una casa.

Questo succedeva a Messina. A Catania però, la situazione non sembra molto diversa. Carmelo, 39 anni, è disoccupato e vive in auto. Ma non è tutto. L’uomo è affetto da insufficienza respiratoria, per una grave forma di asma, ha bisogno di rimanere collegato a una bombola d’ossigeno, soprattutto la notte. La sua “abitazione”, un’auto, non gli consente di poter usufruire dell’apparecchiatura necessaria. Carmelo vive con sua moglie, 27 anni, in un’automobile, lui era panettiere, lei commessa. Un anno fa sono stati licenziati entrambi. Non potendosi permettere l’affitto, hanno lasciato casa. Hanno una figlia, la affidano ai nonni, che però non hanno la possibilità di ospitare anche la coppia. Carmelo soffre di gravi disturbi respiratori ed è stato più volte ricoverato al Garibaldi. Ha bisogno dell’ossigeno nelle ore notturne. L’Azienda sanitaria provinciale di Catania gli riconosce la patologia, e concede l’esenzione del ticket e la consegna delle bombole. Ma a questo punto intervengono le norme di sicurezza: al momento della consegna dell’apparecchiatura, la ditta incaricata si è tirata indietro perchè ”l’ossigeno e’ infiammabile e non si puo’ lasciare in un’auto, e’ un problema di sicurezza”. Carmelo ha dovuto fare a meno della bombola d’ossigeno.

”Ho bussato alle porte di tante persone – afferma Carmelo in un’intervista a La Sicilia – al Comune, parrocchie e centri sociali, ma invano. Aspetto che qualcuno mi chiami per fare qualsiasi lavoro e potere tornare ad avere un casa…”.

E’ la storia dei nuovi poveri.


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