Sparatoria Roma, c’è qualcosa che non torna: la vicenda-Preiti è avvolta nel mistero

spari_extraLuigi Preiti ha sparato per uccidere. Avrebbe voluto colpire un politico, come ha raccontato lui stesso agli inquirenti subito dopo il fermo, ma ha fatto fuoco contro i carabinieri quando questi hanno cominciato a delimitare la zona di palazzo Chigi con le transenne. ”Ero appostato, aspettavo i politici, poi i carabinieri hanno messo le transenne e allora ho sparato contro di loro”, avrebbe detto durante il primo interrogatorio. Nella richiesta di convalida dell’arresto inviata dalla procura di Roma al gip, che domattina interroghera’ Preiti nel carcere di Rebibbia, si contesta all’attentatore di aver esploso, “con piu’ azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, sette colpi di arma da fuoco a distanza ravvicinata ad altezza d’uomo, attingendo al collo il brigadiere Giuseppe Giangrande e alla gamba l’appuntato Francesco Negri, mentre tentava di sottrarsi al fuoco dietro un riparo, e al giubbotto operativo di tela il vicebrigadiere Marco Delio Murrighile che lo stava affrontando“, compiendo “atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionarne la morte, non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla sua volonta‘”. Sulla dinamica non ci sono dubbi: lo confermano anche i filmati delle telecamere di piazza Colonna che hanno immortalato Preiti mentre prendeva la mira per sparare contro i militari. L’uomo, che ha affrontato il viaggio da Rosarno fino a Roma grazie ai soldi ricevuti come acconto per un lavoro che avrebbe dovuto portare a termine come piastrellista in Calabria, e’ accusato di triplice tentato omicidio (un terzo carabiniere è rimasto miracolosamente illeso), ricettazione, porto e detenzione illegale di arma e munizioni, con l’aggravante della premeditazione e dell’aver agito contro pubblici ufficiali in servizio di ordine pubblico.

Nelle prime immagini dalle telecamere a circuito chiuso di Montecitorio, si vede Preiti, vestito impeccabilmente, che tende il braccio puntando la pistola contro i carabinieri. Sembra freddo, lucido, soprattutto incurante delle tante persone che sono in piazza, a pochi metri da lui. Preiti prende la mira e spara contro i militari. ”Mi sono allenato per giorni nelle campagne in Calabria usando parte dei 50 proiettili comprati”, racconta ai pm romani convinti ormai che quel progetto follemente lucido ”non abbia mandanti ne’ complici” perche’ Preitiha agito da solo” ma ”ha agito per uccidere”.

fermo immagini blerati tg 5Inoltre nella borsa con la quale era partito dalla Stazione di Gioia Tauro, e con la quale e’ ritratto in un filmato di una telecamera dello scalo ferroviario, e’ stata trovata una cartina di Roma col tragitto segnato tra la Stazione Termini, dove si trova l’albergo scelto per alloggiare sabato sera, e piazza Montecitorio. Accertamenti sono in corso anche sul suo cellulare che ha una sim intestata ad uno straniero: partito alla volta di Roma Preiti avrebbe contattato una persona, forse un parente.

Un’altra novità è emersa poche ore fa: nella borsa di Preiti c’era una punta da trapano, con la quale probabilmente l’attentatore ha cancellato i numeri di matricola della Beretta 7,65 utilizzata per l’attentato. Non sarebbe vera, quindi, la storia della pistola acquistata nel mercato nero di Genova 4 anni fa, come lo stesso Preiti aveva confessato. Gli investigatori pensano che se la sia procurata in Calabria, prima di partire alla volta di Roma.

Inoltre il completo che domenica mattina ha indossato l’attentatore è identico a quelli utilizzati dagli addetti alla sicurezza delle sedi istituzionali, altro dettaglio evidentemente ben studiato. Non si tratta, quindi, assolutamente di un’azione d’impeto ed emotiva: l’uomo pare aver preparato l’attentato con grandissima attenzione e con estrema lucidità.

Voleva uccidere politici e ministri, nella borsa aveva altri 9 proiettili e nella pistola gliene erano rimasti 3 inesplosi. Forse voleva ricaricare l’arma per colpire più volte.
Siamo sicuri che Preiti sia davvero il disperato che tutti pensano sia, o c’è dell’altro? E il clima che si respira nel Paese, con tante persone che si dicono dispiaciute di quanto accaduto solo perchè ad essere colpiti sono stati i Carabinieri, mentre invece se fossero stati davvero i politici a cadere sotto i colpi del calabrese avrebbero gioito ed esultato, fa pensare a quanto siano pericolose le parole deliranti e isteriche che una parte della stampa e alcuni leader politici come Beppe Grillo hanno strillato negli ultimi anni. “Avesse sparato a un’auto blu, avrei capito il senso o il significato. Sparare a un carabiniere è deprecabile, sparare a un politico è una cosa diversa” ha detto oggi Andrea Cecconi, onorevole del Movimento 5 Stelle. Non c’è bisogno di aggiungere altro.