Ecco chi è davvero Stefano Rodotà: una storia che smaschera le ipocrisie dei grillini

Stefano RodotàDopo il fallimento della candidatura di Romano Prodi, è caos totale a Montecitorio per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica: mentre Monti preme per il ministro Cancellieri, Pd e Pdl sembrano convergere su un Napolitano-bis, ma adesso bisognerà capire se l’attuale Capo dello Stato accetterà la richiesta che viene dai due principali partiti. Pd e Pdl non vogliono cedere a Monti, consentendo all’attuale premier considerato responsabile delle disastrose politiche che negli ultimi mesi hanno aggravato la crisi, di eleggere addirittura un Presidente della Repubblica pur contando su un piccolissimo numero di parlamentari dopo il flop elettorale di Scelta Civica (i grandi elettori montiani, infatti, sono appena 69 su 1007, una nettissima minoranza).

Movimento Cinque StelleIntanto il Movimento 5 Stelle continua a insistere su Stefano Rodotà, che ha ottenuto 240 voti al primo scrutinio, 230 al secondo, 250 al terzo e 213 al quarto, sempre molto lontano dai 504 voti che servono per eleggere il nuovo Capo dello Stato.
In queste ore da parte dei grillini, di Vendola (Sel) e da parte della base della sinistra più estrema, assistiamo a un pressing forsennato nei confronti del Pd sul voto a Rodotà, che sarebbe una “figura straordinaria che profuma di cambiamento“, una “persona di tutti, che viene dal popolo“, un “Presidente degli italiani“, un “grande segno di cambiamento“. Un po come se stessero parlando di Roby Baggio, De Gasperi o Gesù Cristo. Ma com’è possibile assistere a simili dichiarazioni senza riflettere sulla vera identità di Stefano Rodotà? Chi ne sostiene la candidatura, conosce davvero la sua storia oppure parla solo in base ai diktat che vengono dall’alto?
La vera storia di Stefano Rodotà, infatti, smaschera tutte le ipocrisie dei grillini. Innanzitutto la questione anagrafica. Rodotà compirà 80 anni tra un mese. Per un Movimento che ha sempre fatto della battaglia generazionale, della “forza dei giovani“, della “pulizia dai vecchi attaccati alle poltrone” che dovrebbero “andare subito a casa“, non sembra proprio il massimo della coerenza.
rodotà02Poi la carriera politica del giurista che è nato a Cosenza ma che dalla Calabria è andato via a 18 anni e non c’è mai tornato, se non per qualche viaggio turistico. Laureatosi a Roma, ha insegnato nelle università di Macerata, Genova e Roma La Sapienza e ha intrapreso una fervida militanza prima del Partito Radicale, poi nel Partito Comunista Italiano, nelle cui fila è stato eletto deputato per la prima volta nel 1979, molto prima dei tanto odiati Bersani e Berlusconi. Nel 1983 viene rieletto in parlamento e diventa presidente del Gruppo Parlamentare della Sinistra Indipendente, deputato per la terza volta nel 1987 al punto da diventare nel 1989 Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Occhetto. Rimane in parlamento fino al 1994, alla fine della Prima Repubblica, dopo 15 lunghi anni a Montecitorio. Ma non è tutto: dal 1983 al 1994 è stato membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Nel 1989 è stato eletto al Parlamento europeo. Dal 1997 al 2005 è stato il primo presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell’Unione Europea. Insomma, non rappresenta proprio l’anti-casta che Grillo e i grillini vogliono esaltare rispetto alle “porcate della politica“. Al punto che Beppe Grillo due anni fa parlava di Rodotà come un “maledetto“. Come Veltroni, Nicola Mancino, Eugenio Scalfari, Rosa Russo Jervolino, Pino Rauti, Vittorio Sgarbi e tanti altri, secondo il leader del Movimento.
rodotà03Rodotà era finito nella “black list” grillina a causa della sua “pensione d’oro“: in un articolo scritto il 6 luglio 2010, dal titolo “Maledetti, non vi pensionerò“, Grillo lo ha inserito nell’elenco dei privilegiati della “casta” per la sua pensione di 8.455 euro al mese che paghiamo da 19 anni per ripagarlo dei suoi 15 anni in parlamento, oltre ai soldi che riceve per il suo lavoro, quello di docente universitario.
Nel post, riprendendo un pezzo allora pubblicato dall’Espresso, il leader CinqueStelle lanciava una “fatwa collettiva” contro tutti i deputati al Parlamento che avevano maturato il diritto alla pensione pur non essendo più in parlamento.
Grillo ha poi nuovamente attaccato Rodotà il 18 luglio 2011, inserendo ancora una volta l’importo dell’assegno del Professore in un elenco di otto pensioni d’oro di ex parlamentari.
Infine, l’ultima ipocrisia, è che una figura fortemente partigiana come quella di Rodotà, espressione della sinistra più estrema, del Partito Comunista Italiano, possa essere davvero il “Presidente di tutti“, come recita l’articolo 87 della tanto amata Costituzione che viene sempre chiamata in causa quando conviene, per poi dimenticarsene quando invece è fastidiosa. L’articolo 87 del nostro testo costituzionale, infatti, recita così: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale“. Può, un esponente bolscevico, rappresentare l’Unità Nazionale nel momento in cui destra e sinistra hanno pareggiato le elezioni, e la stessa sinistra ha già occupato con due figure fortemente di parte come Grasso e Boldrini la seconda e terza carica dello Stato? Caro Grillo, caro Vendola, diteci che vi piace Rodotà, che è il vostro candidato Presidente, che è una persona rispettabile, che è un grande giurista. Ma che possa rappresentare il popolo, tutto il popolo italiano, assolutamente no. Il popolo italiano non è solo il vostro popolo, c’è quello moderato, quello liberale, quello cattolico. E’ come se il centro/destra presentasse Alemanno o La Russa come rappresentanti dell’unità nazionale. La stessa identica cosa.
La vera storia di Rodotà smaschera le ipocrisie dei grillini che votano un vecchio dopo aver esaltato i giovani, un simbolo della casta dopo aver esaltato l’anti-politica, un esponente comunista dopo essersi detti liberi da ogni appartenenza ideologica. Da uno schieramento come quello del Movimento 5 Stelle ci saremmo aspettati un candidato giovane  magari inesperto, tipicamente in linea con l’identità grillina. Che so, qualcuno tipo Vito Crimi, Roberto Fico, Rocco Casalino, un No-Tav qualunque, oppure Topo Gigio, o anche Hello Kitty. Sarebbero stati più coerenti con se stessi. Avrebbero fatto più figura. Invece vanno in piazza a gridare “Rodotà, Rodotà, Rodotà” ma in realtà non sanno neanche chi è e cosa rappresenta: il peggio della vecchia politica.