Scioglimento Comune Reggio: i “casi” Rechichi e Plutino tra i punti cardine delle motivazioni

Giuseppe Rechichi

Aspettando tutti i dettagli sulla relazione della Commissione d’Accesso che hanno portato il Ministro Cancellieri a optare per lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria, sono comunque evidenti i principali “casi” che hanno consentito alle autorità governative di parlare di “contiguità” tra la ‘ndrangheta e Palazzo San Giorgio: l’attenzione del governo si era posata sulla Multiservizi (una società mista con il Comune di Reggio da più di 10 anni), dopo che, nel 2011, l’allora direttore operativo, Giuseppe Rechichi (nella foto a sinistra) era stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. Era ritenuto il prestanome della cosca Tegano all’interno della società. All’uomo sono stati dati 16 anni di reclusione. Una seconda ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto Rechichi a fine luglio, nell’ambito di un’operazione che ha portato all’arresto di un ex consigliere, Dominique Suraci. A lui avrebbe garantito un apporto elettorale. La società è stata sciolta poi a luglio scorso dopo che la Prefettura le ha negato la certificazione antimafia per accertati tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata.

Giuseppe Plutino

Altro episodio è quello che riguarda il consigliere comunale Giuseppe Plutino (poi sospeso), presunto referente politico della cosca Caridi all’interno del Comune secondo l’accusa che l’ha portato all’arresto. Prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa e oggetto dell’accertamento antimafia sul Comune, Plutino, secondo l’accusa, avrebbe garantito la copertura politica alla cosca venendo gratificato con i consensi elettorali. Il consigliere comunale avrebbe fornito alla cosca un “concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico“. Tra i favori che Plutino, nella sua qualità di rappresentante istituzionale, avrebbe assicurato alla cosca Caridi, secondo l’accusa, anche il tentativo di costringere un consigliere regionale ad assumere come collaboratore temporaneo della struttura del gruppo Pdl alla Regione Calabria la nipote di un presunto campo cosca, Eugenio Borghetto. Dopo il suo rifiuto, il consigliere trovò una tanica con liquido infiammabile sul cofano della propria autovettura.

C’è poi la vicenda di un ex consigliere, Manlio Flesca, a giudizio per corruzione elettorale e abuso d’ufficio aggravati dall’avere favorito la ‘ndrangheta insieme ad un imprenditore del quale avrebbe fatto assumere la moglie in cambio di sostegno alle comunali del 2007. Flesca, in particolare, avrebbe fatto assumere la donna nella società partecipata del Comune Reges per agevolare la cosca Buda-Imerti di Fiumara di Muro. Ma questa vicenda non dovrebbe essere legata allo scioglimento del comune, in quanto nell’ultima legislatura Flesca – per evidenti motivi – non era e non poteva più essere consigliere comunale, e il ministro Cancellieri ha tenuto a precisare che lo scioglimento riguarda “solo questa amministrazione, non quella precedente”.


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