La nuova legge elettorale italiana, conosciuta come “Stabilicum”, finisce al centro di una serie di ricorsi giudiziari presentati in tutta Italia, compresa la Calabria. Nella mattinata di oggi, lunedì 26 ottobre 2026, sono stati depositati ricorsi anche nei distretti delle Corti d’Appello di Reggio Calabria e Catanzaro, nell’ambito di un’iniziativa nazionale che punta a sottoporre la normativa al vaglio della Corte Costituzionale prima delle prossime elezioni politiche. Al centro delle contestazioni c’è il diritto dei cittadini a esprimere un voto personale, libero e uguale, come previsto dall’articolo 48 della Costituzione. Secondo i promotori, alcune disposizioni della nuova legge elettorale limiterebbero l’effettiva uguaglianza del voto e richiederebbero quindi una verifica della loro compatibilità con i principi costituzionali. L’obiettivo dichiarato non è ottenere una decisione dopo lo svolgimento delle elezioni, ma arrivare a un pronunciamento preventivo, evitando che un Parlamento possa essere eletto con norme successivamente dichiarate costituzionalmente illegittime.
Calabria, ricorsi a Reggio e Catanzaro contro lo Stabilicum
L’iniziativa giudiziaria ha coinvolto anche i due distretti di Corte d’Appello della Calabria, con il deposito dei ricorsi a Reggio Calabria e Catanzaro. Le azioni sono state promosse nell’ambito di una mobilitazione nazionale coordinata dalla Rete per un voto libero e uguale, che riunisce associazioni della società civile e sostiene la necessità di verificare la costituzionalità delle nuove regole elettorali. I ricorsi sono stati presentati contemporaneamente in 25 tribunali italiani, con l’obiettivo di portare davanti ai giudici le questioni relative all’esercizio del diritto di voto nelle elezioni per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Come precisano i promotori nella nota diffusa dopo il deposito, con questa iniziativa i ricorrenti “rivendicano il diritto sancito e tutelato dalla Costituzione di poter partecipare alle elezioni per la composizione della Camera e del Senato esprimendo un voto che l’art. 48 Cost. definisce ‘personale, libero ed uguale'”. La contestazione riguarda dunque le modalità attraverso le quali la nuova legge disciplina la rappresentanza parlamentare e l’espressione del voto degli elettori.
Cos’è lo Stabilicum, la nuova legge elettorale italiana
Lo Stabilicum è la nuova normativa che disciplina l’elezione della Camera dei deputati e del Senato, approvata definitivamente dal Parlamento nell’ottobre 2026. Il sistema prevede un impianto prevalentemente proporzionale, accompagnato da un premio di governabilità attribuito al verificarsi di determinate condizioni elettorali. La legge contempla inoltre soglie di sbarramento, la possibilità di esprimere preferenze per i candidati e la presenza di capilista bloccati. Liste e coalizioni devono indicare anche il candidato che intendono proporre per la Presidenza del Consiglio, pur senza riportarne il nome sulla scheda elettorale. È proprio sulla compatibilità di alcune caratteristiche del nuovo sistema con i principi costituzionali che si concentra l’iniziativa dei ricorrenti.
I ricorrenti: “la nuova legge comprime il diritto di voto più delle precedenti”
Secondo i promotori, la normativa introdurrebbe limitazioni che rendono necessario un nuovo esame da parte della Corte Costituzionale. Nella nota viene sostenuto che lo Stabilicum “comprime tale diritto ancor più delle precedenti”, con riferimento alle leggi elettorali conosciute come Porcellum e Italicum. I ricorrenti ricordano che la Corte Costituzionale è già intervenuta in passato sulla normativa elettorale italiana, attraverso due pronunce particolarmente significative. La prima è la sentenza numero 1 del 2014, relativa al Porcellum, mentre la seconda è la sentenza numero 35 del 2017, riguardante l’Italicum. In entrambi i casi, la Consulta ha dichiarato costituzionalmente illegittime specifiche disposizioni delle rispettive leggi. Il richiamo a questi precedenti serve a spiegare la scelta dei promotori di avviare il contenzioso prima delle prossime consultazioni nazionali.
L’obiettivo è ottenere una decisione della Consulta prima delle elezioni politiche
Uno degli aspetti centrali dell’iniziativa riguarda proprio i tempi dell’eventuale giudizio di costituzionalità. I promotori intendono evitare che la verifica della legge avvenga soltanto dopo l’elezione delle nuove Camere, come accaduto nei precedenti richiamati nella nota. L’intenzione dichiarata è quella di “sollecitare un pronunciamento preventivo della Corte ed evitare ciò che è avvenuto per le scorse legislature e cioè la permanenza in carica di un Parlamento eletto con una legge poi dichiarata illegittima”. Il deposito dei ricorsi non comporta automaticamente l’intervento della Corte Costituzionale. Spetterà ai giudici investiti delle questioni valutare i presupposti processuali e l’eventuale necessità di sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Soltanto attraverso questi passaggi si potrà arrivare a una pronuncia sulle disposizioni contestate.
Oltre 300 ricorrenti e un’iniziativa coordinata in tutta Italia
La mobilitazione contro lo Stabilicum è stata promossa dalla Rete per un voto libero e uguale, coordinata da Roberto Zaccaria e composta da numerose associazioni della società civile. Secondo quanto emerso dalla presentazione nazionale dell’iniziativa, i ricorrenti sarebbero oltre 300. Tra i partecipanti figura anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Le iniziative sono state predisposte seguendo una traccia comune e presentate simultaneamente in diversi tribunali italiani, tra i quali quelli dei distretti calabresi di Reggio Calabria e Catanzaro. La scelta di procedere attraverso le sedi giudiziarie territoriali è finalizzata a consentire l’esame delle questioni sollevate e l’eventuale successivo coinvolgimento della Corte Costituzionale.
La precisazione dei promotori: “nessuna pregiudiziale ideologica”
Nella nota che accompagna i ricorsi, i promotori sottolineano che l’iniziativa non viene presentata come una contrapposizione di natura ideologica, ma come una richiesta di verifica delle garanzie costituzionali del sistema elettorale. “Nessuna pregiudiziale ideologica – affermano i ricorrenti – basa la proposizione dei ricorsi bensì il timore che i principi in tema di necessaria continuità degli organi costituzionali dello Stato e in particolare del Parlamento, provochino questa torsione incompatibile con quelli del corretto svolgimento di una democrazia matura”. Il riferimento riguarda il rapporto tra la continuità degli organi costituzionali e la necessità che le norme utilizzate per la loro elezione rispettino i principi stabiliti dalla Costituzione. La questione era già emersa in occasione delle precedenti pronunce della Consulta sulle leggi elettorali, quando la dichiarazione di illegittimità di alcune disposizioni non aveva determinato automaticamente la cessazione delle Camere già elette.


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