Camminare per rinascere: a Reggio Calabria l’esperienza della Camminata Metabolica

L'esperienza della Camminata Metabolica vissuta l'8 settembre a Reggio Calabria e raccontata in prima persona da una giornalista

  • camminata metabolica reggio calabria
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“Non soltanto passi, esercizio fisico e postura. Dietro la Camminata Metabolica c’è un’idea molto più profonda: rimettere in movimento il corpo per rimettere in movimento anche la propria vita. È questo forse il messaggio più bello emerso dall’esperienza vissuta martedì 8 settembre a Reggio Calabria insieme a Stefano Fontanesi, ideatore della Camminata Metabolica, arrivato in città per far conoscere personalmente un metodo che negli ultimi anni si sta diffondendo in tutta Italia. A portare questa esperienza a Reggio Calabria è stata AnnaElisa Meliadò, Trainer di Camminata Metabolica, già conosciuta sul territorio per lo Yoga della Risata e per la sua capacità di intercettare e proporre pratiche innovative legate al benessere della persona”.

“Ho partecipato anch’io alla camminata – rileva la giornalista Francesca Pizzi – e ciò che mi ha colpito maggiormente è stato scoprire che dietro quella che potrebbe sembrare semplicemente una nuova attività motoria c’è molto di più. La Camminata Metabolica combina il cammino con esercizi mirati, lavoro sulla postura e stimoli che coinvolgono corpo e mente. Ma soprattutto porta l’attenzione sulla persona, sulla sua energia e sulla capacità di ascoltare e attraversare le proprie emozioni. Ed è proprio qui che il racconto di Stefano Fontanesi diventa particolarmente significativo”.

“La sua è anche una storia di rinascita. Una storia che parla di momenti difficili, di sofferenza e della possibilità di trasformare ciò che ci accade in qualcosa di nuovo. Da quell’esperienza è nato un percorso che oggi viene condiviso con migliaia di persone. Durante l’incontro mi ha colpito una considerazione in particolare: non bisogna essere perfetti per aiutare gli altri a stare meglio. La Camminata Metabolica non cerca necessariamente corpi perfetti da esibire, ma persone capaci di accompagnare altre persone in un percorso verso una maggiore energia, consapevolezza e benessere interiore. Certamente il corpo cambia, la postura migliora, ci si muove e ci si allena. Ma l’obiettivo non sembra essere soltanto ciò che vediamo allo specchio”.

“È ciò che accade dentro. Ed è probabilmente questo l’aspetto che rende questa esperienza interessante anche al di fuori del mondo del fitness. Mentre camminavo pensavo, infatti, a quanto sarebbe bello portare un’attività di questo tipo anche nelle scuole. I ragazzi di oggi hanno forse più che mai bisogno di strumenti attraverso i quali imparare a riconoscere e gestire le emozioni, scaricare le tensioni, entrare in relazione con il proprio corpo e comprendere che fragilità e difficoltà non devono necessariamente essere nascoste”.

“Si può imparare anche a trasformarle. Non servono sempre una cattedra e una lezione per parlare ai giovani di emozioni. A volte si può farlo camminando, respirando, muovendo il corpo, ascoltando una voce e, soprattutto, imparando ad ascoltare se stessi. La giornata di Reggio Calabria mi ha lasciato proprio questa sensazione. Abbiamo camminato per allenare il corpo, ma forse, senza accorgercene, abbiamo allenato soprattutto la capacità di stare meglio con noi stessi. E se il movimento può diventare anche uno strumento di educazione emotiva, allora vale davvero la pena immaginare che esperienze come questa possano uscire dai luoghi tradizionalmente dedicati al fitness ed entrare nelle scuole, nei territori e nelle comunità. Perché, come insegna la storia che sta dietro questa esperienza, qualche volta da un momento difficile può cominciare un cammino nuovo”.