RadioTv Forum 2026, Scarpino: “Ai Co.Re.Com. nuove funzioni a sostegno emittenza locale e ruolo cardine nella Giuria delle Radio di Sanremo”

  • Fulvio Scarpino Corecom
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Cinquant’anni di emittenza locale. Quattrocentoventuno anni dalle parole di Tommaso Campanella. Un unico filo: la libertà della comunicazione e il diritto dei territori a non essere condannati all’invisibilità. È stato questo il cuore dell’intervento di Fulvio Scarpino, Vice Coordinatore Nazionale dei Presidenti Co.Re.Com., al RadioTv Forum 2026 di Aeranti-Corallo, davanti al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, al Sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Alberto Barachini, alla Commissaria AGCOM Laura Aria e ai principali rappresentanti del comparto radiotelevisivo nazionale.

L’intervento si è aperto con le parole di Tommaso Campanella: “io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi ed ipocrisia“. Non una citazione ornamentale, ma una chiave di lettura del presente. Perché la tirannide oggi può essere l’invisibilità prodotta dagli algoritmi e dalle piattaforme; il sofisma, l’illusione che tutte le voci abbiano davvero le stesse possibilità di essere ascoltate; l’ipocrisia, celebrare il pluralismo senza garantire alle radio e alle televisioni locali le condizioni per continuare a vivere.

Da qui la proposta centrale avanzata da Scarpino: restituire ai Co.Re.Com. una funzione istruttoria e valutativa nel sistema dei contributi pubblici destinati all’emittenza locale. Non nuovi centri di spesa. Non una frammentazione delle competenze. Ma una fase istruttoria territoriale obbligatoria, fondata su criteri nazionali uniformi, capace di rendere il procedimento più aderente alla realtà effettiva dei territori. Perché un sistema centrale può conoscere perfettamente un bilancio, un requisito documentale o un dato occupazionale e, tuttavia, non vedere fino in fondo la funzione civile di un’emittente. Può contare i numeri e non conoscere una comunità. Può verificare una frequenza e non comprendere il valore della voce che quella frequenza porta ogni giorno nelle case dei cittadini. Ed è precisamente qui che i Co.Re.Com. devono tornare ad avere un ruolo: non come centri autonomi di spesa, ma come presidi istituzionali di conoscenza, garanzia e valutazione territoriale.

Accanto a questa proposta, il Vice Coordinatore Nazionale Scarpino ha rivendicato anche un ruolo cardine dei Co.Re.Com. nella gestione territoriale della partecipazione delle radio locali alla Giuria delle Radio del Festival di Sanremo. La ragione è semplice: i Co.Re.Com. conoscono il sistema radiofonico dei territori, il suo radicamento, la sua continuità e la reale rappresentatività delle emittenti. La radio non arriva dopo la musica. La radio contribuisce a farla vivere. E le radio locali, per trecentosessantacinque giorni all’anno, portano la musica italiana nelle case, nelle automobili, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana di milioni di cittadini.

Per questo la loro presenza nella Giuria di Sanremo non può essere solo simbolica. Deve essere rappresentativa, trasparente e fondata sulla conoscenza reale dei territori. Due proposte distinte, ma unite da un unico principio: chi conosce i territori deve poter concorrere alle decisioni che riguardano le loro voci. Il momento politicamente più significativo è arrivato al termine dell’intervento, quando il Sottosegretario Alberto Barachini, davanti all’intera platea, ha manifestato la propria disponibilità ad approfondire entrambe le questioni in uno specifico incontro nei prossimi giorni. L’intervento si è quindi concluso tra gli applausi della platea e con l’apertura di un concreto percorso istituzionale.

Come ha sottolineato il Presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino: “è questo il risultato più importante della giornata: aver trasformato la celebrazione dei cinquant’anni dell’emittenza locale in un impegno concreto per il futuro, capace di restituire centralità ai territori e responsabilità alle istituzioni. Perché il pluralismo non si proclama: si rende visibile, si sostiene, si difende. E un Paese che smette di ascoltare le proprie voci locali non perde soltanto frequenze o emittenti: perde memoria, identità e prossimità e, prima o poi, rischia di non riconoscere più se stesso“.