Gli Stati Uniti potrebbero attaccare nuovamente l’Iran già mercoledì 4 novembre, poche ore dopo la conclusione delle elezioni di Midterm USA. Il Centcom, il Comando centrale delle forze armate americane responsabile delle operazioni in Medio Oriente, avrebbe già predisposto un piano militare pronto per essere attuato, secondo quanto riferisce il New York Times.
La possibilità di una nuova offensiva arriva in un momento di fortissima tensione tra Washington e Teheran, mentre i tentativi diplomatici non hanno ancora prodotto un accordo. Il piano militare sarebbe pronto, ma Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva sull’autorizzazione di nuovi attacchi.
Iran, il piano militare americano è pronto: attacco possibile già mercoledì 4 novembre
Secondo le informazioni raccolte dal New York Times, le forze armate statunitensi avrebbero completato la preparazione di un’eventuale nuova operazione contro l’Iran, con una finestra temporale che si aprirebbe immediatamente dopo la chiusura delle urne delle Midterm del 3 novembre 2026.
Il piano del Centcom potrebbe essere attivato già nella giornata di mercoledì 4 novembre, ma la sua esecuzione resta subordinata all’approvazione del presidente americano.
La notizia segue i raid limitati condotti dalle forze statunitensi sull’isola iraniana di Qeshm, nei pressi dello Stretto di Hormuz, alla vigilia delle elezioni. Un’operazione descritta dai funzionari americani come circoscritta e di natura difensiva, ma che ha contribuito ad aumentare le tensioni nella regione.
Trump e l’Iran, la Casa Bianca divisa: nuovi bombardamenti o blocco economico?
Il nodo principale riguarda la strategia da adottare contro Teheran. Secondo il quotidiano americano, all’interno dell’amministrazione Trump esistono due orientamenti differenti sulle modalità con cui esercitare pressione sul regime iraniano.
Una parte dei consiglieri ritiene che soltanto una nuova azione militare possa indebolire concretamente il governo di Teheran, colpendone le capacità strategiche e militari.
Altri esponenti dell’amministrazione sarebbero invece favorevoli a proseguire con la pressione economica e il blocco navale statunitense, che limita le attività commerciali iraniane, nel contesto della crisi dello Stretto di Hormuz.
Secondo questa seconda linea, le conseguenze economiche del blocco e delle sanzioni potrebbero esercitare una pressione tale da indebolire il regime senza la necessità di avviare una nuova offensiva militare.
La scelta finale spetta a Donald Trump, che nelle ultime settimane ha alternato minacce di nuove operazioni militari e aperture alla possibilità di raggiungere un’intesa diplomatica con l’Iran.
Iran e Stati Uniti, nessun accordo nei colloqui: Teheran non si fida di Washington
Intanto, sul fronte diplomatico, gli ultimi colloqui tra Iran e Stati Uniti si sono conclusi senza un accordo. A confermarlo è stato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, secondo quanto riferito da Al Jazeera.
Il rappresentante di Teheran ha precisato che, nonostante l’assenza di risultati concreti, le discussioni continuano attraverso i mediatori internazionali, nel tentativo di individuare una soluzione negoziata alla crisi.
Baghaei ha tuttavia espresso una profonda sfiducia nei confronti delle intenzioni americane. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale iraniana IRNA, il portavoce ha sottolineato che le esperienze passate impediscono qualsiasi ottimismo sulla serietà degli Stati Uniti nel perseguire una soluzione diplomatica.
Teheran avverte Trump: “Risposta devastante” in caso di attacco americano
Il governo iraniano ha accompagnato le dichiarazioni diplomatiche con un nuovo avvertimento militare. Baghaei ha assicurato che l’Iran è pronto a difendersi e a fornire una “risposta devastante” a qualsiasi eventuale attacco contro il proprio territorio.
Allo stesso tempo, il portavoce ha ribadito che Teheran non intende rinunciare alle possibilità offerte dalla diplomazia, purché questa consenta di tutelare gli interessi e le richieste che il governo iraniano considera legittimi, scoraggiare ulteriori aggressioni e contribuire alla sicurezza regionale.
La posizione iraniana resta dunque caratterizzata da una combinazione di disponibilità al dialogo e preparazione a una possibile escalation militare.
Stretto di Hormuz e Midterm USA: ore decisive per la crisi tra Washington e Teheran
Al centro del confronto resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio internazionale di petrolio e gas, la cui sicurezza è stata compromessa dal conflitto e dalle restrizioni alla navigazione.
L’Iran continua a subordinare una soluzione della crisi alla rimozione delle misure economiche e del blocco navale statunitense, mentre Washington cerca di ottenere garanzie per la sicurezza della navigazione e per il proprio personale militare nella regione.
La conclusione delle elezioni americane di Midterm apre adesso una fase particolarmente delicata. Il piano operativo del Centcom è pronto, ma la disponibilità di un’opzione militare non significa che l’attacco sia stato autorizzato.
Le prossime decisioni della Casa Bianca chiariranno se Trump sceglierà la strada di una nuova offensiva contro l’Iran oppure continuerà a puntare sulla pressione economica e sui negoziati. Nel frattempo, Teheran avverte di essere pronta a reagire, mentre la diplomazia cerca ancora una via d’uscita dalla crisi.


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