Tropea ricorda i quattro italiani morti in Bosnia, Macrì: “la pace non è una conquista definitiva”

Durante le celebrazioni del 4 novembre, il sindaco ha rivolto un messaggio agli studenti sul valore della Patria e della libertà, ricordando le vittime dell'incidente dell'elicottero militare impegnato nella missione EUFOR Althea

  • Tropea celebra giornata forze armate
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La memoria dei caduti delle guerre del passato si intreccia con il dolore per la morte dei quattro italiani deceduti il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina, durante la missione internazionale EUFOR Althea. A Tropea, le celebrazioni della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate sono diventate un’occasione per riflettere sul valore della pace, sulla fragilità della libertà e sull’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il significato della Patria. Un messaggio che il sindaco Giovanni Macrì ha voluto rivolgere soprattutto agli studenti, protagonisti della commemorazione insieme alle istituzioni e alla comunità cittadina. Il primo cittadino ha affidato alla ricorrenza queste parole: “La memoria delle giovani vite spezzate dalle guerre del passato incontra il dolore, drammaticamente attuale, per i quattro italiani morti nei giorni scorsi in Bosnia-Erzegovina durante la missione EUFOR Althea. La celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate a Tropea diventa così un momento di riflessione collettiva sul valore della pace, sulla fragilità della libertà e sulla responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni il significato autentico della Patria”.

Il ricordo dei quattro italiani morti in Bosnia-Erzegovina

Uno dei momenti più significativi della commemorazione è stato dedicato al ricordo del sergente Simone Ruggia, del sergente Claudio Marchesi, del tenente Franco Adriano Zecchillo e del sergente Laura Procacci, morti il 29 ottobre nell’incidente dell’elicottero militare italiano impegnato nella missione internazionale in Bosnia-Erzegovina. Quattro persone che avevano scelto di servire il Paese, contribuendo alla sicurezza e alla stabilità di un territorio profondamente segnato dalla guerra. Macrì ha espresso il cordoglio dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di Tropea alle famiglie delle vittime, all’Esercito Italiano e al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, rivolgendo un pensiero anche agli undici feriti. “Dietro ogni uniforme – ha ricordato – c’è una persona. C’è qualcuno che parte e qualcuno che aspetta”. Il sindaco ha quindi richiamato l’attenzione sul ritorno dei conflitti in diverse aree del mondo e sulla necessità di non considerare la pace una condizione acquisita per sempre.

“Per decenni – ha sottolineato il Primo cittadino – abbiamo ricordato la guerra attraverso fotografie in bianco e nero, racconti dei nostri nonni e nomi incisi sui monumenti, pensando che quella pagina terribile della storia europea fosse definitivamente chiusa. Oggi sappiamo che non è così. Le guerre tornate nel cuore dell’Europa, nel Mediterraneo e in Medio Oriente ci ricordano che la pace non è una condizione naturale né una conquista definitiva. Dietro ogni conflitto non ci sono soltanto eserciti e confini, ma giovani, famiglie, affetti e progetti di vita improvvisamente interrotti”. Una riflessione che ha collegato il sacrificio dei caduti ricordati il 4 novembre alle tragedie dei conflitti contemporanei, sottolineando il valore della memoria come strumento per comprendere il presente e le responsabilità delle nuove generazioni.

La cerimonia a Tropea e l’omaggio ai caduti

Le celebrazioni cittadine hanno preso il via alle ore 11 con la Santa Messa nella Concattedrale, seguita dal messaggio del sindaco e dal corteo da Largo Duomo a Piazza Vittorio Veneto, dove era prevista alle ore 12 la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti. Il monumento riveste un particolare significato per la comunità tropeana, essendo stato donato alla città dai tropeani emigrati in Uruguay, a testimonianza di un legame con la propria terra mantenuto vivo anche a migliaia di chilometri di distanza. Nel ricordare i giovani che hanno perso la vita durante le guerre, Macrì ha richiamato anche la figura del Milite Ignoto, cittadino onorario di Tropea dal 2021, simbolo di tutti coloro che non fecero ritorno dai conflitti e delle famiglie che ne subirono le conseguenze. La commemorazione ha così unito il ricordo dei caduti tropeani, la memoria nazionale e il cordoglio per le vittime della recente tragedia in Bosnia-Erzegovina.

Il messaggio agli studenti: il significato della Patria e della pace

Un’attenzione particolare è stata riservata agli alunni dell’Istituto Comprensivo e dell’Istituto di Istruzione Superiore, ai quali il sindaco ha rivolto un invito a interpretare il valore della Patria attraverso i comportamenti quotidiani e il senso di responsabilità verso la comunità. “Amarla – ha evidenziato – non significa considerarla migliore delle altre, ma rispettare le regole, prendersi cura della propria città, aiutare chi è più debole, rifiutare violenza e prepotenza e compiere il proprio dovere anche quando nessuno ci guarda. Un pensiero di riconoscenza è stato rivolto anche alle Forze dell’Ordine e a tutte le donne e gli uomini in divisa, ai quali devono essere garantiti rispetto, vicinanza e strumenti adeguati per svolgere il proprio servizio”. Il messaggio ha posto al centro il rapporto tra libertà, doveri civici e rispetto delle istituzioni, ricordando il contributo quotidiano di quanti operano al servizio della collettività e della sicurezza del Paese.

La cerimonia si è conclusa con un richiamo alla necessità di custodire la memoria dei caduti senza perdere di vista l’impegno per un futuro libero dalla guerra. “Onorare i Caduti – ha concluso il Sindaco – significa custodire la memoria del loro sacrificio e impegnarsi perché nuove generazioni non debbano conoscere la stessa tragedia. La corona d’alloro deposta al Monumento diventa così un gesto di riconoscenza e insieme un auspicio: che prevalgano il dialogo sulle armi, la diplomazia sulla guerra e la ragione sulla violenza. Perché il desiderio più importante che possiamo affidare a questa giornata è che i nostri figli e i nostri nipoti possano continuare a vivere in un’Italia libera e democratica, conoscendo la pace come normalità e non come privilegio. Viva le Forze Armate. Viva la Repubblica Italiana. Viva l’Italia”.