Dal filosofo e scrittore Salvatore Mongiardo (di 85 anni appena compiuti e residente in Soverato CZ) è appena stato reso pubblico (attraverso il web) “Il Cristo calabrese” un lungimirante opuscolo di 47 pagine che dovrebbe farci capire meglio la Calabria storica tanto da potercene innamorare. E’ davvero un illuminante regalo di cui tutti indistintamente possiamo usufruire digitando il link https://drive.google.com/file/d/1X51-Y5g0mVYoiym2p7vm2RNUV5Pu7nKw/view.
L’Università delle Generazioni raccomanda ad ogni lettore di diffondere, a sua volta, tale testo affinché, tutti i calabresi e non, possano conoscere meglio la Calabria, la quale svela delle sorprese storiche e valoriali davvero insospettate, inimmaginabili e stupende. D’altra parte, finora Salvatore Mongiardo ha reso libere tutte le proprie numerose pubblicazioni che a ciò tendono e che si trovano fruibili digitando www.salvatoremongiardo.com (il suo blog personale). Alcune di queste opere sono state tradotte in inglese, francese e tedesco. Ovviamente, chi volesse tali libri rilegati in cartaceo può rivolgersi ad Amazon o ad altre piattaforme.
“Il Cristo calabrese” è – secondo Mongiardo che ne fornisce ampie prove – il Gesù dei Vangeli, il quale ha attinto per le sue predicazioni alla raffinata civiltà della Prima Italia nata in Calabria 3500 anni fa con Re Italo il quale soprattutto con i “sissizi” (i pranzi comuni, da cui l’Ultima Cena e l’Eucarestia) inventò quell’etica di cui si innamorò anche il grande filosofo Pitagora che, pure per questo, scelse Crotone per aprire la sua Scuola. Così, il pacifismo e l’amore universale italici giunsero in Palestina e dintorni attraverso quei pitagorici che presero nome di Esseni, Qumranici e Terapeuti. Lo stesso Papa Benedetto XVI ha affermato che Gesù era un esseno e come tale predicava il pacifismo presente prima nell’antica Calabria di Re Italo e poi in Pitagora. Per tale motivo Gesù ha messo in discussione la Bibbia dell’Antico Testamento che ci appare ancora adesso come un bollettino di guerra con un “dio” guerrafondaio che sostiene lo sterminio.
Con tutta una serie di passaggi logici e storici ben documentati, Mongiardo ci fa capire come e dove sia nata la violenza che si è impadronita della Storia e quali siano quei popoli che, più di altri, adottano tale violenza in modo sistematico e implacabile attraverso guerre e genocidi. Ci spieghiamo così pure l’attuale Ucraina, oltre all’Iliade e all’Odissea e tante altre guerre divenute pure letteratura.
Dunque leggere e meditare “Il Cristo calabrese” aiuta pure a spiegarci i tempi odierni, percorsi da conflitti, i cui focolai nascono quasi sempre presso gli stessi popoli. Infine, l’Autore tenta di dare una via d’uscita a tale “Festival del sangue” (come potremmo definirlo in modo assai macabro ma efficace), cioè quel groviglio di situazioni che soltanto una concordata distruzione delle armi potrebbe risolvere. Infatti, la pace armata (senza la distruzione delle armi) finisce sempre in guerra, come purtroppo conferma puntualmente la storia dell’Umanità.


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