“È arrivato il momento di togliere qualche maschera e, soprattutto, di dire basta! Basta con i grandi proclami, con le passerelle, con i convegni celebrativi e con quanti, da anni, salgono sui palchi, occupano microfoni e pagine di giornali per raccontare i loro straordinari progetti sul bergamotto di Reggio Calabria, presentandosi come i grandi difensori del nostro oro verde. Sono spesso gli stessi ambienti economici che dovrebbero spiegare perché, a fronte di tanto entusiasmo, di tanti progetti e di tanti profitti annunciati, i bergamotticoltori continuino a denunciare condizioni economiche sempre più difficili”. Con queste parole il prof. Vittorio Caminiti, fondatore e presidente dell’Accademia Internazionale del Bergamotto e coordinatore del Polo del Bergamotto di Reggio Calabria, annuncia il pieno e convinto sostegno delle associazioni del Polo alla mobilitazione promossa dal Comitato dei Bergamotticoltori Reggini, guidato dal presidente e portavoce dott. Giuseppe Falcone.
“Non si può proclamare pubblicamente di voler salvare il bergamotto e poi sostenere, direttamente o indirettamente, comportamenti commerciali che rischiano di penalizzare proprio coloro che lo coltivano. Non si può invocare la tutela dell’identità territoriale e, contemporaneamente, ostacolare o indebolire gli strumenti destinati a garantirla. Non si può giocare alle tre carte con il futuro di un’intera categoria agricola. Perché il bergamotto è oro verde, certamente. Ma troppo spesso è oro per pochi, mentre lascia al verde proprio i bergamotticoltori!”.
“Un mercato che deve finalmente diventare trasparente
Da troppo tempo assistiamo a una situazione che merita di essere affrontata con determinazione, senza timori reverenziali nei confronti di alcuno. Occorre fare piena luce sui flussi commerciali di bergamotto provenienti da territori esterni all’areale reggino, dalla Sicilia ad altre zone della Calabria, compresa la Piana di Gioia Tauro, e da ulteriori regioni italiane. Analogamente, occorre verificare la presenza, le quantità, la destinazione e le modalità di commercializzazione degli oli essenziali eventualmente importati dall’estero, anche da Paesi asiatici come India e Cina.
Non contestiamo il legittimo commercio di prodotti provenienti da altri territori. Contestiamo l’eventuale utilizzo improprio dell’identità del bergamotto di Reggio Calabria e chiediamo che ogni partita sia correttamente identificata e tracciata. Perché un conto è commercializzare un prodotto dichiarandone correttamente l’origine; altra cosa sarebbe presentarlo come espressione del territorio reggino senza che ne possieda i requisiti.
In altre realtà produttive, una situazione di incertezza sull’origine e sulla tutela di un’eccellenza territoriale avrebbe probabilmente determinato una mobilitazione immediata e compatta dell’intera comunità. Noi non auspichiamo proteste distruttive né gesti contrari alla legalità. Chiediamo, però, che i produttori reggini dimostrino finalmente quella coesione e quella determinazione indispensabili per difendere il proprio lavoro. Chi vuole davvero tutelare il bergamotto non deve temere la trasparenza. Deve pretenderla!” prosegue ancora il prof. Vittorio Caminiti.
“Due milioni di chilogrammi commercializzati contro 160.000 prodotti: una denuncia che merita risposte
Particolarmente significativa è la questione già sollevata pubblicamente dal dott. Giuseppe Falcone. Nel dicembre 2024, secondo quanto riportato dalla stampa, Falcone denunciava una sproporzione tra i circa 160.000 chilogrammi di olio essenziale di bergamotto prodotti annualmente e i circa due milioni di chilogrammi che, secondo le sue dichiarazioni, venivano commercializzati in Italia. Già nel 2023, inoltre, il Comitato aveva richiamato l’attenzione su quantità commercializzate a livello mondiale assai superiori alla produzione annua reggina.
Sono dichiarazioni che non possono essere liquidate con indifferenza. Se questi numeri sono corretti e riguardano prodotti effettivamente comparabili, siamo di fronte a una sproporzione che richiede chiarimenti immediati. Da dove proviene tutto questo prodotto? Quali quantità sono effettivamente riconducibili all’olio essenziale naturale di bergamotto di Reggio Calabria? Quali provengono da altre aree geografiche? Quali sono eventualmente miscele, essenze ricostituite o prodotti di diversa natura? Non vogliamo pronunciare condanne preventive né formulare accuse senza prove. Vogliamo risposte, documenti, controlli e dati verificabili. Non è più accettabile che il prestigio internazionale del bergamotto reggino venga continuamente celebrato senza che vi sia altrettanta chiarezza sulla provenienza e sulla reale consistenza delle produzioni commercializzate con il suo nome”.
“IGP e DOP: la tutela non può restare soltanto sulla carta
Un altro capitolo che merita particolare attenzione riguarda il percorso di riconoscimento dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria. Perché tante difficoltà, tanti contrasti e tanti ritardi? Quali interessi si confrontano realmente attorno a questo riconoscimento? È arrivato il momento che tutti coloro che dichiarano di voler difendere il bergamotto rendano pubbliche, con chiarezza, le proprie posizioni sulla tutela geografica del prodotto. Non è credibile proclamarsi difensori del bergamotto reggino e, nello stesso tempo, contrastare senza motivazioni trasparenti gli strumenti destinati a proteggerne l’origine.
La tutela geografica non deve diventare terreno di scontro tra interessi contrapposti, ma uno strumento di garanzia per i produttori, per i trasformatori corretti e per i consumatori. Lo stesso principio deve valere per la DOP dell’olio essenziale di Bergamotto di Reggio Calabria. Una denominazione di origine rappresenta un valore soltanto quando è accompagnata da un sistema di certificazione credibile, verifiche rigorose e controlli realmente imparziali. Per questo chiediamo che siano chiariti pubblicamente i rapporti tra gli organismi incaricati delle verifiche e i soggetti economici sottoposti ai controlli, così da garantire l’assenza di conflitti d’interesse. Il controllore deve essere indipendente dal controllato. Sempre. La credibilità di una denominazione protetta non può prescindere da questo principio fondamentale” continua il prof. Vittorio Caminiti.
“Alla Regione Calabria chiediamo un intervento concreto: controlli terzi e indipendenti
Non servono necessariamente altri grandi progetti, nuove passerelle o costosi convegni per iniziare a cambiare le cose. Serve, innanzitutto, la volontà di fare chiarezza. Chiediamo alla Regione Calabria, nell’ambito delle proprie competenze e in collaborazione con le autorità preposte, di promuovere verifiche affidate a soggetti qualificati, terzi e indipendenti, per accertare la provenienza del frutto, la tracciabilità delle partite, le modalità di trasformazione e l’origine degli oli essenziali commercializzati.
Laddove la normativa preveda organismi di controllo già autorizzati, chiediamo che ne siano verificate l’effettiva indipendenza e l’efficacia operativa, senza sovrapposizioni improprie di competenze. Occorre inoltre rendere conoscibili, nel rispetto della legge, i risultati delle attività di vigilanza e garantire che le denominazioni geografiche siano utilizzate esclusivamente da chi ne possiede i requisiti. Basterebbe cominciare da qui: origine certa, tracciabilità verificabile, controlli indipendenti e trasparenza del mercato. Sono condizioni essenziali per tutelare il prodotto, difendere la concorrenza leale e restituire fiducia ai bergamotticoltori”.
“Il coraggio di Giuseppe Falcone: un esempio che merita sostegno
Desidero esprimere pubblicamente il mio personale apprezzamento al dott. Giuseppe Falcone, per il coraggio e la determinazione dimostrati nell’affrontare una questione tanto delicata. Non è facile esporsi quando sono coinvolti interessi economici importanti, rapporti consolidati e soggetti dotati di rilevante influenza sul mercato. Non è facile chiedere cambiamenti profondi quando si rischia di mettere in discussione equilibri che durano da anni. Non è facile chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità e pretendere risposte concrete, anziché le consuete dichiarazioni di circostanza.
Per questo l’iniziativa di Falcone merita il sostegno di tutti coloro che hanno realmente a cuore il futuro del bergamotto di Reggio Calabria. Finalmente qualcuno ha deciso di affrontare il problema partendo da chi lavora la terra, e non soltanto da chi trae valore dalla sua trasformazione e commercializzazione. Il suo coraggio non deve rimanere isolato. E questa mobilitazione non deve diventare l’ennesima occasione per ascoltare promesse destinate a rimanere senza seguito. Occorrono decisioni, impegni precisi e risultati verificabili”.
“L’accademia internazionale del bergamotto: trent’anni di impegno al servizio del territorio
L’Accademia Internazionale del Bergamotto, fondata nel 1995, opera da oltre trent’anni per la valorizzazione culturale, scientifica, gastronomica e internazionale del bergamotto di Reggio Calabria. Un percorso che ha coinvolto personalità di assoluto prestigio: scienziati di fama mondiale, Premi Nobel, Premi Oscar, campioni mondiali dello sport, celebri attori e registi, giornalisti, maestri pasticceri, grandi chef e uomini e donne di cultura, protagonisti della vita scientifica, artistica e professionale nazionale e internazionale.
Un patrimonio di relazioni, competenze e autorevolezza che ha contribuito a diffondere nel mondo la conoscenza del nostro straordinario agrume. Dal 2015 questa missione si è ulteriormente consolidata attraverso il Polo del Bergamotto di Reggio Calabria, che riunisce associazioni, professionalità e volontari impegnati nella tutela delle tradizioni e nella valorizzazione delle eccellenze territoriali, con il Museo Nazionale del Bergamotto quale presidio permanente di memoria, cultura e divulgazione.
Da oltre trent’anni lavoriamo per far conoscere e apprezzare il bergamotto di Reggio Calabria nel mondo. Abbiamo contribuito a valorizzarne l’identità, a promuoverne gli impieghi gastronomici, a diffonderne la conoscenza scientifica e a costruire attorno a questo frutto una rete internazionale di personalità e competenze. Ma proprio questa lunga esperienza ci impone oggi di affermare una verità che non ammette compromessi. Non possiamo continuare a celebrare il bergamotto nel mondo mentre chi lo coltiva rischia di essere economicamente soffocato.
Non possiamo applaudire il successo delle grandi industrie della profumeria, della cosmetica e dell’agroalimentare senza preoccuparci della sopravvivenza economica delle aziende agricole. Non possiamo parlare di eccellenza se il primo e indispensabile anello della filiera viene lasciato solo. Il bergamotticoltore deve essere protagonista del successo del bergamotto, non la sua vittima” continua ancora il prof. Vittorio Caminiti.
“Il 28 novembre il polo del bergamotto sarà presente in massa a Melito Porto Salvo
Il Polo del Bergamotto di Reggio Calabria annuncia ufficialmente la propria piena adesione all’assemblea pubblica convocata per sabato 28 novembre 2026 a Melito Porto Salvo, promossa dal Comitato dei Bergamotticoltori Reggini. Saremo presenti con una partecipazione quanto più ampia possibile delle nostre associazioni, dei soci, dei collaboratori e dei sostenitori. Non intendiamo limitarci a una solidarietà formale. Ci saremo, numerosi e convinti, al fianco del presidente Giuseppe Falcone e dei bergamotticoltori reggini.
Condividiamo la necessità di affrontare con urgenza il problema della remunerazione agricola, a partire dai valori minimi di riferimento proposti dal Comitato: 95 euro al quintale per il frutto destinato all’industria e 140 euro al quintale per quello destinato al mercato del fresco. Sosteniamo la proposta di istituire una Commissione Prezzi permanente presso la Camera di Commercio e di avviare un confronto serio tra produttori, trasformatori e istituzioni, nel rispetto delle regole di mercato e della normativa vigente. Ma chiediamo che accanto al problema dei prezzi venga finalmente affrontata anche la questione della provenienza del prodotto, della tracciabilità e dell’effettiva tutela delle denominazioni geografiche. Non può esserci una filiera forte senza produttori economicamente sostenibili. Non può esserci tutela senza controlli. Non può esserci valorizzazione senza trasparenza. E non può esserci futuro per il bergamotto di Reggio Calabria senza un futuro per i bergamotticoltori reggini”.
“Basta proclami: il bergamotto non appartiene a pochi
Il nostro messaggio è rivolto a tutti: istituzioni, consorzi, organizzazioni agricole, imprese di trasformazione e operatori commerciali. Chi vuole davvero difendere il bergamotto di Reggio Calabria lo dimostri con atti concreti. Chi dichiara di sostenerne l’identità geografica si impegni a rispettarla e a tutelarla. Chi trae profitto dalla sua trasformazione e commercializzazione riconosca il giusto valore al lavoro agricolo. E chi riveste responsabilità istituzionali operi con autonomia, imparzialità e nell’interesse generale, senza condizionamenti da parte di alcun potere economico. Basta passerelle. Basta proclami. Basta ambiguità. Basta doppi giochi.
Il bergamotto di Reggio Calabria non è patrimonio esclusivo di qualche grande operatore economico. È il frutto del lavoro di generazioni, è il paesaggio dei nostri territori, è la memoria delle nostre comunità, è una delle espressioni più autentiche della nostra identità. E chi lo coltiva merita rispetto, dignità e una remunerazione adeguata. Il Polo del Bergamotto c’è. L’Accademia Internazionale del Bergamotto c’è. Il 28 novembre saremo a Melito Porto Salvo, al fianco dei bergamotticoltori reggini. Perché il nostro oro verde deve essere una ricchezza per tutta la sua terra, non un privilegio per pochi. E perché il bergamotto non può continuare a essere oro per pochi e lasciare al verde chi lo coltiva!” conclude il Prof. Vittorio Caminiti.


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