Reggio Calabria, “Le Muse” alla scoperta dei capolavori dell’arte greca: visita alla mostra internazionale del MArRC

L'associazione culturale guidata da Giuseppe Livoti ha visitato la mostra “Ispirazioni. Vite italiane dell'arte greca” al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Un viaggio tra 38 capolavori che raccontano il legame millenario tra Grecia e Italia

L’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria, giunta al suo 27° anno di attività, prosegue la programmazione per il biennio 2026-2028 con un nuovo appuntamento dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico. Domenica scorsa, numerosi soci hanno partecipato a una visita guidata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) per approfondire i contenuti della mostra internazionale “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”. Ad accogliere il gruppo è stata la dottoressa Palma Buda, in rappresentanza del direttore del Museo, Fabrizio Sudano. Nel suo saluto iniziale, Buda ha sottolineato “l’importanza della partecipazione delle associazioni del territorio alle iniziative museali, evidenziando come il Museo debba rappresentare un luogo di approfondimento culturale, di memoria e di riscoperta delle proprie radici”. Il presidente delle Muse, Giuseppe Livoti, ha ringraziato la direzione e consegnato il gagliardetto ufficiale dell’associazione, disegnato dall’icona e modella della Pop Art Regina Schrecker, quale simbolo della visita e del rapporto di collaborazione con l’istituzione museale. Livoti ha inoltre ricordato “il precedente appuntamento organizzato in occasione dell’evento dedicato a Gianni Versace”.

Una mostra internazionale con 38 capolavori dell’arte greca

Accompagnati da Palma Buda, i soci delle Muse hanno attraversato il percorso espositivo della mostra, arrivata a Reggio Calabria dopo una tappa al Museo dell’Acropoli di Atene. L’esposizione, curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano, riunisce 38 capolavori provenienti da musei italiani e racconta il profondo legame storico e artistico tra la Grecia e l’Italia, attraverso le trasformazioni e le reinterpretazioni delle opere nel corso dei secoli. Il percorso ricolloca i reperti nel loro contesto storico, mostrando come gli oggetti dell’antichità abbiano continuato ad assumere nuovi significati anche dopo essere stati trasferiti dai luoghi di origine. Le opere diventano così testimonianze della circolazione di modelli artistici, degli scambi culturali e dei processi di appropriazione e riutilizzo che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo. La mostra assume anche un importante valore educativo e didattico, soprattutto per le nuove generazioni e per il mondo della scuola, offrendo strumenti per comprendere il patrimonio archeologico come elemento di dialogo tra civiltà. L’iniziativa si inserisce inoltre nella più ampia prospettiva di cooperazione culturale e scientifica internazionale promossa dal Ministero della Cultura, valorizzando il patrimonio archeologico come testimonianza di una comune identità mediterranea.

Dalla Kore 670 al Trono Ludovisi: i tesori dell’antica Grecia

Tra le opere approfondite durante la visita figura la Kore 670, celebre scultura votiva femminile proveniente dall’Acropoli di Atene e risalente al VI secolo a.C. La statua si distingue da molte altre korai dell’epoca per l’abbigliamento: la figura indossa un unico chitone stretto in vita da una cintura, con drappeggi fluidi e maniche lunghe fissate da sette bottoni in rilievo. Uno degli aspetti più significativi è la conservazione di tracce della policromia originale, visibili nei capelli castani e nei dettagli colorati degli orecchini, del diadema e delle vesti. Elementi che testimoniano come le sculture dell’antica Grecia fossero originariamente riccamente decorate e colorate. L’opera aveva una funzione votiva ed era destinata alla dea Atena come offerta da parte di cittadini facoltosi. Particolare attenzione è stata dedicata anche al Trono Ludovisi, capolavoro dell’età severa celebre per il rilievo raffigurante la nascita di Afrodite. Il reperto fu rinvenuto a Roma nel 1887, durante i lavori di lottizzazione di Villa Ludovisi, nell’area degli antichi Horti Sallustiani. Nonostante il ritrovamento nella Capitale, le caratteristiche stilistiche e il materiale utilizzato rimandano alla produzione artistica della Magna Grecia. Secondo un’interpretazione ampiamente sostenuta dagli studiosi, l’opera sarebbe riconducibile all’antica colonia greca di Locri Epizefiri, in Calabria, e in particolare al Santuario di Afrodite in contrada Marasà. In base a questa ricostruzione, il manufatto sarebbe stato trasferito a Roma in epoca antica per decorare residenze private.

Le Teste di Porticello, i bronzi ritrovati nelle acque dello Stretto di Messina

Uno dei momenti più suggestivi della visita è stato l’approfondimento dedicato alle Teste di Porticello, straordinarie testimonianze della scultura greca in bronzo risalenti al V secolo a.C., recuperate nelle acque dello Stretto di Messina, davanti a Porticello di Cannitello, nel territorio di Villa San Giovanni. Tra i reperti più importanti figura la Testa del Filosofo, raffigurante un uomo maturo con una lunga barba, un accenno di calvizie e tratti del volto particolarmente realistici ed espressivi. L’occhio superstite conserva un’iride in pasta vitrea, elemento che contribuisce alla straordinaria intensità del ritratto. L’identità del personaggio rappresentato rimane oggetto di interpretazioni. Tra le ipotesi avanzate vi è quella che possa raffigurare Pitagora di Samo, mentre altri studi considerano l’opera uno dei più antichi esempi di ritratto fisiognomico giunti fino ai nostri giorni. La visita ha permesso di ripercorrere anche la vicenda della Testa di Basilea, un bronzo sottratto clandestinamente dopo il ritrovamento del relitto nel 1969 e successivamente finito sul mercato antiquario. L’opera fu acquistata dall’Antikenmuseum di Basilea, senza essere mai esposta al pubblico. Grazie anche a un identikit realizzato dalla Polizia, il reperto venne infine restituito allo Stato italiano nel 1993, tornando a far parte del patrimonio culturale nazionale.

Livoti: l’arte greca come ponte tra passato e presente

Al termine del percorso, il presidente delle Muse Giuseppe Livoti ha evidenziato “il valore culturale dell’esposizione, descrivendola come un’occasione preziosa per cittadini e turisti di approfondire la conoscenza della civiltà greca e della sua eredità artistica”. Secondo Livoti, “la mostra non rappresenta soltanto un’opportunità per ammirare grandi capolavori dell’antichità, ma propone una riflessione più ampia sul rapporto tra mondo classico e contemporaneità. La civiltà greca, infatti, non ha lasciato in eredità esclusivamente forme architettoniche geometriche e armoniose, ma anche un sistema di valori in cui lo spazio fisico e l’organizzazione delle città riflettevano principi civili e sociali. Un patrimonio di idee che continua a offrire spunti a chi oggi si occupa di progettazione, architettura e costruzione degli spazi collettivi”.

Le Muse