Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali a favore di A.A. ( difeso dall’avv. Albina Nucera del Foro di Reggio Calabria) per l’espiazione della pena residua fuori dal carcere di Arghillà, valorizzando la revisione critica del condannato, il reinserimento lavorativo e l’adesione a programmi contro la violenza di genere. A. A. si trovava ristretto presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria – plesso di Arghillà dal 2023, in esecuzione di una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies c.p.) . I fatti risalgono all’autunno del 2011, quando l’imputato, all’epoca diciannovenne, fu coinvolto insieme ad altri coetanei nella vicenda avvenuta nel centro cittadino ai danni di una minore infraquattordicenne. La sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Calabria, era stata riformata in appello , divenendo esecutiva nel 2023.
La domanda di accesso alla misura alternativa, avanzata dall’Avv. Nucera attenta allo studio e all’istruttoria dei reati ostativi, veniva valutata ammissibile nei confronti di esso A. A. a fronte di una pena residua inferiore ai tre anni e del già intervenuto accertamento positivo sull’impossibilità di collaborazione ex art. 58-ter dell’Ordinamento Penitenziario.
Alla base della decisione del Collegio previa discussione orale dell’avv. Nucera, vi sono le relazioni di sintesi dell’équipe trattamentale e l’osservazione psicologica aggiornate, dalle quali è emerso un comportamento carcerario regolare, anche se concludente per la concessione di soli permessi premio nella forma libera avendo lo stesso già usufruito di permessi premio senza mai dare adito a rilievi di sorta, il contesto familiare e la confermata disponibilità lavorativa da parte dell’azienda presso la quale A. aveva già lavorato per circa dieci anni prima dell’arresto con mansioni di direttore di allestimento. .
Un passaggio centrale dell’ordinanza di scarcerazione riguarda l’accoglimento della richiesta, avanzata dallo stesso condannato ai sensi dell’art. 15-bis O.P., di accedere a un percorso di giustizia riparativa. A tal fine il Tribunale ha disposto l’invio dell’affidato al Centro per la Giustizia Riparativa del Distretto di Reggio Calabria affinché verifichi la fattibilità di un programma – previo consenso delle parti , finalizzato alla piena presa di coscienza delle conseguenze del reato.


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