La stagione della raccolta delle arance nella Piana di Gioia Tauro si avvicina, ma per molti braccianti stranieri che nelle prossime settimane raggiungeranno il territorio resta irrisolto il problema più urgente: trovare un posto dove dormire. A denunciare la situazione è il Patto Territoriale, che si è riunito martedì 3 novembre alla Casa del Popolo “G.Valarioti” di Rosarno, nel primo incontro successivo alla manifestazione nazionale contro il CPR di Castel Volturno. Al centro della discussione, le difficoltà nell’accoglienza dei lavoratori stagionali dopo lo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando, la gestione degli alloggi riqualificati con risorse pubbliche e le decisioni amministrative adottate dai Comuni coinvolti. Il Patto Territoriale contesta in particolare la mancata destinazione degli alloggi disponibili ai lavoratori in arrivo per la raccolta e annuncia l’intenzione di chiedere chiarimenti al commissario straordinario Fabio Ciciliano, oltre a sollecitare un nuovo incontro con la Prefetta di Reggio Calabria.
La raccolta delle arance si avvicina, ma i braccianti chiedono dove potranno dormire
La questione abitativa è tornata al centro del confronto dopo la partecipazione di una delegazione del Patto Territoriale alla manifestazione contro il CPR di Castel Volturno, organizzata in seguito alla decisione di realizzare una struttura di questo tipo anche in Calabria. Proprio durante la mobilitazione, alcuni lavoratori agricoli provenienti dalla Campania e dalla Puglia hanno raccontato che a metà novembre sarebbero tornati nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi, senza sapere dove avrebbero potuto trovare sistemazione. “Martedì 3 novembre, alla Casa del Popolo “G.Valarioti” di Rosarno, una riunione del Patto Territoriale, la prima dopo la manifestazione nazionale contro il CPR di Castel Volturno. Lì eravamo presenti con una nostra delegazione, per una ragione precisa: è stata stabilita la realizzazione di un CPR pure in Calabria. Una terra che non riesce a garantire un tetto a chi ne raccoglie le arance rischia di ritrovarsi, in compenso, una ulteriore gabbia. A Castel Volturno c’erano braccianti arrivati dalla Campania e dalla Puglia. Alcuni ci hanno riconosciuto e ci hanno detto che a metà novembre torneranno nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta. La loro domanda era semplice: dove andremo a dormire? È la stessa domanda che ci arriva ogni giorno, da sempre più persone. Le indirizziamo al Polo Sociale, sapendo bene che allo stato attuale le risposte disponibili sono poche.” Una situazione che, secondo il Patto Territoriale, rende urgente individuare soluzioni prima dell’arrivo dei lavoratori stagionali.
Gli alloggi di Rosarno e San Ferdinando: la denuncia sui regolamenti comunali
Uno dei principali punti contestati riguarda la gestione degli alloggi destinati all’accoglienza dei lavoratori migranti dopo la chiusura della tendopoli di San Ferdinando. Secondo quanto ricostruito dal Patto Territoriale, prima dello sgombero era stata prospettata una collaborazione tra diversi enti per accompagnare il superamento dell’insediamento informale. Una collaborazione che, secondo l’organizzazione, avrebbe però incontrato rapidamente difficoltà. “Prima dello sgombero della tendopoli di San Ferdinando ci era stata illustrata una sinergia tra enti che avrebbe dovuto accompagnare il superamento del ghetto. È durata pochissimo. San Ferdinando approva a luglio un regolamento sugli alloggi di Rosarno ubicati in contrada Serricella e via Maria Zita. Quel regolamento tiene in riserva i sei alloggi di via Maria Zita per quando, con la stagione, i numeri sarebbero cresciuti. Ad agosto, con la stagione ancora ferma, Rosarno si riprende gli alloggi liberi, riserva compresa. Il 16 ottobre la Giunta rosarnese li destina a un avviso pubblico gestito dai propri uffici. Il 18 ottobre il Consiglio comunale approva anche un proprio regolamento. Due Comuni, due regolamenti, un avviso che lo scavalca, una Giunta e un Consiglio che si smentiscono a quarantotto ore di distanza.” Il nodo riguarda quindi la disponibilità delle strutture e le procedure previste per assegnarle, in una fase nella quale è atteso un aumento della presenza di braccianti nella Piana.
Il Patto Territoriale contesta anche i requisiti previsti per accedere agli alloggi e le regole stabilite per la permanenza nelle strutture. Secondo la nota, le disposizioni adottate dai Comuni finirebbero per escludere proprio i lavoratori stagionali che arriveranno nelle prossime settimane. “In tutta questa ridondanza amministrativa c’è un solo punto su cui le istituzioni sono perfettamente coerenti: chi arriva per la raccolta resta fuori. I regolamenti ammettono solo chi era in tendopoli al 16 marzo, impone coprifuoco, videosorveglianza, e toglie il posto letto a chi si assenta più di tre giorni. Non sono certo regole per comuni lavoratori. L’avviso di Rosarno, con domande, istruttorie e graduatorie, arriverà quando le arance saranno già raccolte. Il risultato è lo stesso da qualunque parte lo si guardi: gli alloggi ci sono, i braccianti pure, ma le due cose non si incontrano. Chiediamo che gli alloggi liberi, a partire da via Maria Zita, siano destinati subito a chi arriva per la stagione, con regole che trattino i lavoratori da inquilini e non da sorvegliati.” La richiesta è dunque quella di rendere immediatamente disponibili gli spazi non occupati, modificando le condizioni di accesso e permanenza affinché possano rispondere alle necessità dei lavoratori agricoli.
Le richieste al commissario Ciciliano e alla Prefetta di Reggio Calabria
Per affrontare la situazione, il Patto Territoriale ha deciso di rivolgersi al commissario straordinario Fabio Ciciliano, chiedendo chiarimenti sulle responsabilità istituzionali nella gestione dell’accoglienza stagionale. Il riferimento è anche alle dichiarazioni rilasciate in occasione dello smantellamento della tendopoli, quando era stato indicato il ruolo delle aziende agricole nell’ospitalità dei lavoratori. “Al momento dello smantellamento della tendopoli, il Commissario straordinario Fabio Ciciliano aveva dichiarato che l’ospitalità dei braccianti stagionali sarebbe toccata alle imprese agricole. La stagione è alle porte. Vogliamo sapere quante imprese se ne stiano facendo carico e chi lo verifichi. Per questo abbiamo deciso di interrogarlo sulle vicende di casa nostra. Vogliamo capire se sia normale che alloggi riqualificati con risorse pubbliche, autorizzati per l’accoglienza dei lavoratori migranti fino all’apertura della Fattoria Solidale, vengano ritirati a metà percorso da uno dei Comuni coinvolti, alla vigilia della stagione di raccolta. Vogliamo sapere quale piano esista per le prossime settimane e chi, tra i tanti enti coinvolti, abbia la responsabilità di dare un tetto a chi arriva per la stagione: ognuno ha scritto le proprie regole e nessuno ha previsto i braccianti. Chiederemo inoltre un nuovo incontro alla Prefetta di Reggio Calabria.” L’obiettivo dichiarato è ottenere risposte sulle sistemazioni disponibili, sul coinvolgimento delle imprese e sulle responsabilità dei diversi enti chiamati a gestire l’accoglienza.
Braccianti costretti a dormire all’aperto e affitti a prezzi elevati: la denuncia
Accanto alle difficoltà amministrative, il Patto Territoriale richiama l’attenzione sulle condizioni abitative già riscontrate nel territorio, denunciando la presenza di persone costrette a dormire all’aperto e situazioni di sovraffollamento nelle abitazioni private. “Intanto la realtà corre più veloce delle delibere. Nonostante le ordinanze antibivacco c’è già chi dorme all’addiaccio, mentre altri sono ammassati in case private. Ai neri non si affitta, ma solo fino a quando non conviene: allora la stanza si trova, a posto letto e a peso d’oro. Il bivacco è vietato, il sovraffollamento a pagamento no.” Si tratta di una denuncia che evidenzia, secondo l’organizzazione, le contraddizioni tra le misure adottate per impedire gli accampamenti informali e l’assenza di alternative abitative accessibili per i lavoratori stagionali. Il Patto Territoriale sottolinea inoltre come il problema degli alloggi rischi di aggravarsi con l’avvio della raccolta degli agrumi, quando nella Piana di Gioia Tauro aumenterà la presenza di lavoratori provenienti anche da altre regioni italiane.
Verso la manifestazione del 12 dicembre a Roma: il Patto Territoriale vuole coinvolgere i braccianti
La vertenza sull’accoglienza si collega infine alla mobilitazione nazionale contro il carovita, alla quale il Patto Territoriale intende portare anche le istanze dei lavoratori agricoli stranieri. L’obiettivo è coinvolgerli direttamente nella manifestazione prevista per il 12 dicembre a Roma, evidenziando le difficoltà economiche e abitative affrontate da chi lavora nei campi. “La Calabria, come il resto del Paese, è stata attraversata dalle grandi proteste contro il carovita. Dal dibattito sono rimasti fuori proprio gli ultimi anelli della catena, i braccianti stranieri. Sono quelli che il carovita lo pagano due volte, con salari a giornata e affitti da strozzini, e senza i quali gli scaffali resterebbero vuoti. Con loro vogliamo costruire un percorso che li porti da protagonisti alla grande manifestazione del 12 dicembre a Roma. Chi raccoglie il cibo che arriva sulle nostre tavole ha diritto di parola sul prezzo della vita”. Il Patto Territoriale chiede quindi interventi immediati per l’accoglienza dei lavoratori in arrivo nella Piana, mentre annuncia nuove iniziative istituzionali e di mobilitazione per riportare al centro del confronto pubblico le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stagionali.


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