La parabola politica di Roberto Vannacci potrebbe aver raggiunto il suo primo vero punto di svolta. Dopo mesi di crescita apparentemente inarrestabile, con sondaggi sempre più favorevoli e l’ambizione di rivoluzionare gli equilibri della destra italiana, il generale ha cominciato a perdere terreno. E c’è una coincidenza temporale che merita particolare attenzione: la frenata di Futuro Nazionale è arrivata dopo le elezioni suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre, il primo appuntamento nel quale il movimento si è misurato direttamente con gli elettori presentando il proprio simbolo.
Quello che avrebbe dovuto rappresentare il trampolino di lancio per una nuova forza politica nazionale potrebbe essersi trasformato nel momento in cui l’immagine di Vannacci ha cominciato a perdere parte della sua forza. Il risultato reggino ha mostrato una realtà molto più complessa rispetto alle aspettative alimentate dai sondaggi e dalla grande esposizione mediatica del generale. Oggi, a poco più di un mese da quel voto, i sondaggi registrano una contrazione, alcuni dirigenti abbandonano il movimento e la crescita di Futuro Nazionale non appare più scontata. È ancora presto per parlare di un declino irreversibile, ma il cambiamento rispetto alla prima parte del 2026 è evidente.
Reggio Calabria, il voto che ha cambiato la percezione del fenomeno Vannacci
Per comprendere quello che sta accadendo bisogna ripartire proprio da Reggio Calabria. Le elezioni suppletive del 27 e 28 settembre, convocate per assegnare il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro dopo la sua elezione a sindaco, hanno rappresentato il primo banco di prova elettorale per Futuro Nazionale. Vannacci aveva scelto di sostenere Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, puntando su un candidato già conosciuto e radicato nel territorio. L’obiettivo politico era dimostrare che esisteva uno spazio elettorale significativo alla destra della coalizione di governo.
Il risultato definitivo ha premiato invece Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, con il 51,02%. Frank Benedetto, sostenuto dal centrosinistra, ha ottenuto il 36,59%, mentre Giannetta si è fermato al 10,94%. Francesco Toscano, candidato di Democrazia Sovrana e Popolare, ha raccolto l’1,44%. Il dato di Futuro Nazionale può essere letto in due modi. Per un partito nato soltanto pochi mesi prima, superare il 10% alla prima partecipazione elettorale costituisce certamente un risultato significativo. Ma dal punto di vista della competizione politica l’obiettivo di mettere seriamente in difficoltà il centrodestra non è stato raggiunto. La coalizione di governo ha infatti conquistato il seggio con la maggioranza assoluta, nonostante la presenza di una candidatura alternativa alla sua destra. Vannacci ha dimostrato non di essere indispensabile per vincere. Ed è probabilmente questa la conseguenza politica più importante delle suppletive reggine.
Da settembre a ottobre, i sondaggi certificano la prima vera frenata
È soprattutto l’andamento successivo dei sondaggi a rendere significativo il passaggio elettorale di Reggio Calabria. Le rilevazioni sulle intenzioni di voto mostrano che Futuro Nazionale è sceso perdendo vari punti di percentuale percentuali in poco più di un mese.
Nello stesso periodo Fratelli d’Italia è salito afiorando il 30% in alcuni casi. Una dinamica che segnala come lo spazio politico nel quale Vannacci cerca di affermarsi rimanga fortemente competitivo. La tendenza generale evidenzia una battuta d’arresto dopo la crescita registrata nei mesi precedenti. La politica vive anche di aspettative. Un partito che viene percepito come inevitabilmente destinato a crescere beneficia di una spinta psicologica favorevole. Quando invece emergono i primi limiti, anche un risultato elettorale discreto può diventare l’inizio di una narrazione diversa.
Meloni resiste e il centrodestra dimostra di poter vincere anche senza Vannacci
Un altro problema per il leader di Futuro Nazionale riguarda la capacità di Giorgia Meloni di mantenere il controllo dell’area politica di riferimento. La nascita di Futuro Nazionale aveva alimentato l’ipotesi che una parte significativa dell’elettorato di destra potesse progressivamente abbandonare i partiti tradizionali per sostenere una formazione più radicale.
Futuro Nazionale perde pezzi in Calabria: le defezioni nel Cosentino
Alle difficoltà nei sondaggi si stanno aggiungendo tensioni organizzative e abbandoni sul territorio. E anche in questo caso la Calabria occupa una posizione centrale. All’inizio di novembre sei esponenti di Futuro Nazionale nella provincia di Cosenza hanno annunciato la propria fuoriuscita dal movimento. Si tratta di Eugenio Salerno di Castrovillari, Simona Russo di Cosenza, Francesca Rosito di Morano Calabro, Gianfranco Groccia di Spezzano Albanese, Vincenzo Borrelli di Altomonte e Gaetano Falabella di Francavilla Marittima.
Gli interessati hanno motivato la decisione richiamando divergenze sul metodo organizzativo e sull’indirizzo politico, lamentando una gestione poco partecipativa e scelte considerate eccessivamente verticistiche. Non si tratta delle prime tensioni registrate nel movimento. Già prima delle suppletive, a Reggio Calabria erano emerse contestazioni e fuoriuscite da alcuni comitati locali, segno che le difficoltà organizzative non sono nate esclusivamente dopo il voto di settembre. Altre defezioni sono state segnalate anche in diverse province italiane, tra cui Frosinone e Salerno.


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