Il Paraguay è attraversato da una rivolta popolare che rischia di trasformarsi in una delle più gravi crisi politiche, economiche e sociali della sua storia recente. Quasi 3 milioni di cittadini non riescono ad accedere ai propri conti bancari, i pensionati sono in difficoltà nel ricevere e utilizzare il proprio denaro e migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il governo. Il tutto mentre il presidente Santiago Pena, alleato politico di Donald Trump, è stato travolto dallo scandalo del fallimento di Ueno Bank, l’istituto finanziario di cui era stato azionista fino alla primavera del 2025.
La rabbia è esplosa nella capitale Asuncion, dove manifestanti, in gran parte giovani, hanno raggiunto il Parlamento chiedendo giustizia, la restituzione dei risparmi e l’arresto dei responsabili. Le proteste sono sfociate anche in scontri con la polizia, danneggiamenti e arresti.
Il Paraguay esplode: migliaia di persone in strada contro il governo
La situazione è precipitata dopo che la Banca Centrale del Paraguay ha disposto la procedura di liquidazione di Ueno Bank, facendo scattare il blocco dei prelievi, dei bonifici e delle altre operazioni bancarie per circa 2,9 milioni di clienti, quasi la metà della popolazione nazionale.
Le conseguenze sono state immediate. Davanti alle filiali bancarie si sono formate lunghe code di correntisti nel tentativo, spesso vano, di recuperare i propri risparmi. Numerose famiglie si sono ritrovate improvvisamente senza disponibilità economica per affrontare le spese quotidiane, mentre la crisi ha coinvolto anche pensionati, lavoratori e persone in attesa di finanziamenti.
Nelle strade della capitale sono risuonati slogan contro il presidente. Tra le richieste dei manifestanti quella di mandare Pena in carcere: “Vada in prigione, vogliamo i nostri soldi”.
La protesta ha raggiunto il Parlamento di Asuncion, dove migliaia di cittadini hanno manifestato mentre i deputati discutevano l’avvio della procedura di impeachment contro il capo dello Stato. In alcuni momenti la tensione è degenerata in scontri con le forze dell’ordine. Durante gli incidenti di giovedì sera, secondo la stampa locale, sette persone sono state fermate, una filiale di Ueno Bank è stata danneggiata e un agente di polizia è rimasto ferito.
Famiglie senza soldi e pensionati in difficoltà: la disperazione dei cittadini
Dietro i numeri del crac bancario in Paraguay ci sono le storie di migliaia di famiglie che non riescono più a utilizzare i propri risparmi. “La mia famiglia è rimasta senza soldi, non abbiamo più contanti. Santiago Pena deve finire in prigione”, racconta uno studente durante le manifestazioni contro il governo.
Una giovane donna di 26 anni, madre di tre figli, denuncia invece le conseguenze del blocco delle operazioni bancarie sul progetto di acquistare un’abitazione: “Ueno ci aveva concesso un prestito per acquistare la nostra prima casa. Tuttavia, i fondi non sono mai stati erogati e ora non abbiamo più un posto dove vivere”.
Particolarmente delicata è la situazione dei pensionati. Durante l’amministrazione Peña, Ueno Bank aveva ricevuto ingenti risorse da diversi enti pubblici, tra cui l’Istituto di Sicurezza Sociale, che gestisce le pensioni di gran parte dei lavoratori del Paese. Il blocco dei fondi ha alimentato forti preoccupazioni sulla tutela dei risparmi e delle risorse previdenziali.
Scandalo Ueno Bank, arresti e indagini: si dimette anche il presidente della Banca Centrale
Il fallimento di Ueno Bank ha aperto un’indagine sulle responsabilità dei vertici dell’istituto e sui rapporti tra il sistema bancario e le istituzioni politiche del Paraguay.
Le autorità giudiziarie hanno disposto provvedimenti nei confronti di diversi dirigenti della banca, tra cui il presidente Miguel Vazquez. Le indagini riguardano presunte irregolarità finanziarie e possibili responsabilità nella gestione dell’istituto.
La crisi ha già provocato importanti conseguenze ai vertici istituzionali. Nei giorni scorsi si è dimesso il presidente della Banca Centrale, Carlos Carvallo, che in passato aveva guidato proprio Ueno Bank. Giovedì ha lasciato il proprio incarico anche il ministro dell’Interno Enrique Riera, sostituito ad interim da Carlos Benitez.
Al centro delle polemiche rimangono soprattutto i rapporti tra Peña e l’istituto bancario. Il presidente era stato azionista del gruppo proprietario della banca fino al 2025 e, durante la sua amministrazione, Ueno aveva beneficiato di consistenti depositi provenienti da istituzioni pubbliche.
Il deputato dell’opposizione Raul Benitez ha formulato accuse particolarmente pesanti: “È stato architettato un piano criminale volto a svuotare una banca, sotto la protezione di istituzioni che lui stesso controllava in qualità di presidente della Repubblica”.
Si tratta di accuse politiche e giudiziarie ancora da accertare. Le responsabilità personali del presidente e degli altri soggetti coinvolti dovranno essere valutate dalle autorità competenti.
Il Presidente Pena presenta le dimissioni, ma il Parlamento va avanti con l’impeachment
La rivolta popolare ha provocato un vero e proprio terremoto politico in Paraguay. Santiago Pena, eletto nel 2023 con quasi il 44% dei voti e considerato il volto nuovo del Partito Colorado, formazione di centrodestra che governa il Paese quasi ininterrottamente dal 1947, ha perso anche il sostegno di una parte della propria maggioranza.
Giovedì 5 novembre, mentre il Congresso discuteva la procedura di destituzione, il presidente ha annunciato le proprie dimissioni. La Camera dei deputati ha tuttavia approvato all’unanimità, con 78 voti favorevoli, l’avvio dell’impeachment per le accuse di conflitto di interessi e presunte responsabilità nello scandalo finanziario.
La situazione ha conosciuto un ulteriore sviluppo nelle ore successive. La seduta parlamentare convocata per accettare formalmente le dimissioni è stata interrotta per la mancanza del numero legale, dopo che i parlamentari governativi avevano abbandonato l’aula.
Di conseguenza, le dimissioni di Pena non sono ancora diventate effettive e il procedimento di impeachment prosegue. La questione è particolarmente delicata anche perché l’accettazione delle dimissioni potrebbe consentire al presidente di acquisire lo status di senatore a vita, con le relative garanzie parlamentari.
Peña ha comunque assicurato di essere pronto a difendersi davanti al Senato: “Mi presenterò ed eserciterò il mio diritto alla difesa”, ha scritto su X.
Il presidente ha quindi aggiunto: “Lo farò con argomenti e prove, con rispetto per la Costituzione e per le istituzioni della Repubblica. Anche se avranno già anticipato la loro decisione, eserciterò quel diritto. Non per una questione di orgoglio personale, ma perché rendere conto e dare spiegazioni è anche una responsabilità nei confronti del popolo paraguaiano”.
Paraguay nel caos, si decide il futuro del governo: Pedro Alliana pronto alla successione
Il Congresso punta ad accelerare la procedura di destituzione, con l’obiettivo di arrivare rapidamente a una soluzione della crisi istituzionale. Il senatore governativo Derlis Maidana ha indicato la necessità di chiudere il procedimento quanto prima per “rassicurare l’opinione pubblica”.
In caso di definitiva uscita di scena di Pena, la guida del Paese dovrebbe passare al vicepresidente Pedro Alliana, chiamato ad affrontare una situazione economica e sociale estremamente difficile. La priorità resta però quella di restituire ai cittadini l’accesso ai risparmi, tutelare i fondi pubblici e previdenziali e ricostruire la fiducia nel sistema bancario.
Intanto la protesta non si ferma. Le manifestazioni contro il governo e contro i responsabili del crac proseguono, mentre migliaia di famiglie attendono risposte sul destino dei propri soldi. Il Paraguay vive così una crisi finanziaria trasformata in rivolta sociale e terremoto politico, con il futuro della presidenza e la stabilità del Paese appesi alle prossime decisioni del Parlamento.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?