Modificare il Codice della Navigazione per contrastare la precarietà dei lavoratori marittimi e garantire una reale continuità occupazionale anche tra un imbarco e l’altro. È la proposta avanzata dal deputato di Azione, Giulia Pastorella, e dal referente cittadino del partito a Messina, Alessandro Bongiorno, che sollecitano un intervento legislativo e nuove garanzie per il settore, anche in occasione del rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria. Al centro dell’iniziativa c’è la necessità di evitare che i contratti a termine si susseguano per anni senza offrire prospettive di stabilità e che persino i rapporti a tempo indeterminato possano concludersi dopo brevi periodi di attività.
Lavoro marittimo, Pastorella: “serve una modifica al Codice della Navigazione”
Il deputato Giulia Pastorella, già intervenuto in Parlamento con un’interrogazione al Ministero dei Trasporti sul cosiddetto “sistema dei 78 giorni”, annuncia la volontà di promuovere una modifica normativa per tutelare i lavoratori impiegati ripetutamente dalle stesse compagnie. “Intendiamo promuovere, alla prima occasione legislativa utile, un intervento per limitare gli effetti dannosi che l’interpretazione ambigua del Codice della navigazione può produrre sulla vita dei lavoratori marittimi e delle loro famiglie”, dichiara Pastorella. “La norma considera ininterrotto il servizio quando tra contratti successivi trascorrono non più di sessanta giorni. Vogliamo impedire che pause superiori a questa soglia possano neutralizzare indefinitamente la continuità quando il medesimo lavoratore viene reimpiegato per anni dallo stesso armatore, con mansioni analoghe o equivalenti e per esigenze ordinarie, stabili e continuative”, rimarca.
Bongiorno: “si può lavorare per anni per la stessa compagnia senza uscire dal precariato”
A evidenziare le conseguenze del sistema contrattuale è Alessandro Bongiorno, referente cittadino di Azione, che denuncia una doppia difficoltà per i marittimi: ottenere un impiego stabile e mantenerlo anche dopo la conclusione del periodo di imbarco. “Il marittimo incontra un doppio ostacolo”, afferma Bongiorno. “Può lavorare per anni per la stessa compagnia senza uscire dal precariato, perché le interruzioni tra i contratti ostacolano il passaggio al tempo indeterminato, ma persino quando lo raggiunge si trova davanti clausole che ne prevedono la fine dopo massimo quattro mesi. Quindi prima gli si rende difficile raggiungere la stabilità, poi gli si propone un contratto il cui nome è una presa in giro istituzionalizzata”, sottolinea.
Il rappresentante messinese del partito utilizza un esempio per spiegare le criticità contestate. “Immaginate se, a un qualunque lavoratore assunto a tempo indeterminato, dopo quattro mesi gli dicessero: “Il tuo turno è finito, quindi anche il tuo contratto. Per tornare a lavorare aspetta a casa senza stipendio che ti assumiamo di nuovo”. È questo il paradosso che contestiamo, è questo quello che succede ogni giorno ai nostri marittimi”, prosegue Bongiorno.
Messina, vent’anni di vertenze sulla precarietà dei marittimi
La questione assume particolare rilevanza a Messina, dove, secondo quanto ricorda Bongiorno, il contenzioso relativo ai rapporti di lavoro nel settore marittimo prosegue da circa vent’anni, con controversie arrivate anche davanti alla giustizia europea. “A Messina il contenzioso sulla precarietà di questo settore è documentato da vent’anni, con vertenze arrivate fino alla Corte di giustizia europea. Dieci marittimi giunsero persino al pignoramento della nave Logudoro di RFI per ottenere quanto riconosciuto dai giudici”, ricorda il referente di Azione. “Se l’armatore può mantenere il lavoratore precario per anni e quest’ultimo deve affrontare spese e processi per ottenere tutela, allora la legge favorisce una parte sola. E va cambiata”, conclude Bongiorno.
La risposta del Ministero dei Trasporti e la richiesta di nuove tutele
Sulla questione è già intervenuto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rispondendo all’interrogazione parlamentare presentata da Pastorella sul sistema dei 78 giorni. “Il MIT, rispondendo alla mia interrogazione sul sistema dei 78 giorni, ha riconosciuto che la reiterazione di contratti brevi intervallati da sospensioni dirette a evitare la continuità annuale può produrre effetti distorsivi occupazionali e sociali”, sottolinea il deputato. “Chiederemo conto degli approfondimenti annunciati e porteremo avanti il lavoro sul correttivo normativo. Chi garantisce ogni giorno i collegamenti marittimi deve poter contare su regole chiare e prospettive occupazionali concrete”, conclude Pastorella.



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