Messina, 107mila pratiche edilizie a rischio limbo digitale: Capurro e Scurria contestano gli affidamenti a Maggioli per 216mila euro

Al centro della vicenda c'è URBAMID, piattaforma di proprietà del Comune di Messina, sviluppata internamente e utilizzata dal 2011 per gestire 107.403 pratiche edilizie

“Oltre 107mila pratiche edilizie, una piattaforma informatica pubblica destinata alla dismissione e due affidamenti diretti a un unico fornitore privato per complessivi 216.500 euro più IVA”. È il caso sollevato dai consiglieri comunali di Messina Giuseppe Capurro e Marcello Scurria, che chiedono chiarimenti all’Amministrazione sulla gestione del sistema digitale delle pratiche edilizie e annunciano una nuova interrogazione urgente in Consiglio comunale e un esposto all’ANAC. Al centro della vicenda c’è URBAMID, piattaforma di proprietà del Comune di Messina, sviluppata internamente e utilizzata dal 2011 per gestire 107.403 pratiche edilizie. Secondo i due consiglieri, “la prevista dismissione del software e il passaggio al sistema fornito da Maggioli S.p.A. sollevano interrogativi sulla conservazione dei dati, sulla trasparenza degli affidamenti e sulla possibilità per l’Ente di mantenere il pieno controllo del proprio patrimonio informativo”.

URBAMID verso la dismissione: il futuro di 107.403 pratiche edilizie

La piattaforma URBAMID rappresenta, secondo quanto evidenziato da Capurro e Scurria, “un archivio digitale che raccoglie circa quindici anni di attività urbanistica della città. I consiglieri precisano che le pratiche non sono state cancellate, ma contestano l’assenza di informazioni chiare sulle modalità con cui il Comune intende garantirne la futura disponibilità”. In particolare, i due esponenti politici sostengono “che non risulti formalizzato un piano di migrazione delle 107.403 pratiche storiche nel nuovo sistema Maggioli, né un programma per assicurare la conservazione e la consultazione stabile dei dati contenuti in URBAMID dopo la dismissione. Resterebbero inoltre da chiarire i costi dell’operazione, i formati di trasferimento delle informazioni e le garanzie di integrità e accesso permanente alla documentazione”. Secondo i consiglieri, “non risulterebbero neppure clausole contrattuali a tutela della portabilità del codice sorgente delle personalizzazioni sviluppate per il Comune, né coperture finanziarie per la manutenzione della vecchia piattaforma durante il periodo transitorio”. Il timore espresso da Capurro e Scurria non riguarda dunque la distruzione immediata delle pratiche, ma il rischio di un lock-in tecnologico, ossia una situazione di dipendenza dell’Amministrazione da un unico fornitore privato per la gestione e l’evoluzione del sistema informatico.

Due affidamenti diretti a Maggioli per 216.500 euro più IVA

Un secondo aspetto contestato riguarda le modalità di affidamento dei servizi informatici. I consiglieri richiamano “due provvedimenti con cui il Comune di Messina avrebbe assegnato direttamente a Maggioli S.p.A. contratti relativi al medesimo ambito digitale. Il primo è la Determina n. 8783/2025, per un importo di 127.000 euro, mentre il secondo è la Determina n. 2680/2026, per 89.500 euro. La somma complessiva dei due affidamenti ammonta quindi a 216.500 euro oltre IVA“. Secondo Capurro e Scurria, “i contratti riguarderebbero servizi omogenei, riconducibili allo stesso ecosistema di gestione delle pratiche edilizie e assegnati al medesimo operatore economico a distanza di circa cinque mesi. I consiglieri contestano l’assenza di una procedura di gara pubblica e sostengono che il valore complessivo superi la soglia europea di 215.000 euro da loro richiamata. Per questo chiedono di verificare se la separazione degli affidamenti sia sostenuta da motivazioni oggettive e documentate oppure possa configurare un frazionamento artificioso dei contratti, in possibile contrasto con le disposizioni del Codice degli appalti, il D.Lgs. 36/2023, e con il principio di rotazione”.

La questione del software pubblico e delle alternative al fornitore privato

Capurro e Scurria sollevano inoltre “il tema della valorizzazione delle piattaforme informatiche sviluppate direttamente dalle amministrazioni pubbliche. Essendo URBAMID un sistema di proprietà comunale, i consiglieri ritengono necessario chiarire se, prima della scelta di affidarsi a un fornitore esterno, siano state valutate le possibilità di aggiornamento, evoluzione o riuso della piattaforma esistente, secondo quanto previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale. A loro giudizio, non risulterebbe disponibile un’analisi comparativa formalizzata capace di dimostrare l’impossibilità di proseguire con URBAMID o di giustificare il ricorso diretto al nuovo sistema”.

La risposta del vicesindaco Castelli e le critiche dei consiglieri

La vicenda era già stata oggetto di una prima interrogazione urgente a risposta scritta presentata da Giuseppe Capurro e Marcello Scurria. Secondo quanto riferito dai consiglieri, “il vicesindaco Laura Castelli avrebbe risposto attraverso una nota di trasmissione della relazione tecnica predisposta dagli uffici comunali, senza fornire una risposta politica autonoma alle questioni sollevate. Una modalità che Capurro e Scurria contestano, ritenendo che le scelte relative alla dismissione di URBAMID, agli affidamenti a Maggioli e alla gestione delle pratiche edilizie debbano essere chiarite direttamente dalla Giunta comunale. Per i due consiglieri, infatti, l’interrogazione rappresenta uno strumento di controllo politico-amministrativo che richiede una risposta da parte dell’amministratore competente, senza limitarsi alla trasmissione delle valutazioni tecniche dei dirigenti”.

Nuova interrogazione urgente in aula: le domande sulla gestione delle pratiche

Per ottenere ulteriori chiarimenti, Capurro e Scurria annunciano la presentazione di un’interrogazione urgente in Consiglio comunale, ai sensi dell’articolo 24 del Regolamento consiliare del Comune di Messina. “L’obiettivo è chiedere al vicesindaco Castelli di intervenire personalmente in aula per rispondere a una serie di questioni riguardanti il passaggio dalla piattaforma URBAMID al sistema Maggioli. In particolare, i consiglieri intendono conoscere se esista un piano di migrazione delle 107.403 pratiche edilizie, quali garanzie contrattuali siano previste per la portabilità del codice sorgente e delle personalizzazioni sviluppate per il Comune e quale sia la data stabilita per la dismissione definitiva del vecchio software. Un altro punto riguarda le risorse economiche necessarie per la manutenzione transitoria di URBAMID e per la conservazione delle pratiche storiche, con la richiesta di individuare chi dovrà sostenere tali costi”, rimarcano.

Esposto all’ANAC e accesso agli atti sugli affidamenti dal 2018

“La seconda iniziativa annunciata riguarda la presentazione di un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con cui i consiglieri intendono chiedere una verifica sulla correttezza delle procedure di affidamento. Al centro della richiesta ci saranno il possibile frazionamento artificioso dei contratti, il rispetto delle soglie europee e le modalità con cui viene tutelato il patrimonio informativo pubblico nella transizione tra i due sistemi”, sottolineano. Parallelamente, Capurro e Scurria riferiscono “di avere già depositato un’istanza di accesso agli atti indirizzata al Comune di Messina, alle società partecipate e alle agenzie speciali. La richiesta punta a ottenere una mappatura completa degli affidamenti a Maggioli S.p.A. a partire dal 2018, la documentazione relativa alle Determine n. 8783/2025 e n. 2680/2026, gli eventuali piani di migrazione delle pratiche edilizie e le clausole contrattuali riguardanti la portabilità del codice sorgente”.

Capurro e Scurria: “i cittadini hanno diritto a sapere che fine faranno le loro pratiche”

Per i consiglieri comunali, “la vicenda non può essere considerata esclusivamente una questione informatica. Il tema centrale riguarda il controllo pubblico dei dati, la continuità dei servizi amministrativi e la trasparenza nelle scelte di gestione delle risorse comunali. Capurro e Scurria chiedono quindi che venga chiarito il futuro dell’archivio edilizio digitale della città e che siano fornite garanzie sull’accessibilità delle pratiche da parte dei cittadini”. “La vicenda URBAMID non è una questione per tecnici informatici: è una questione di responsabilità politica, di tutela del patrimonio pubblico digitale e di rispetto delle regole sugli appalti. I cittadini di Messina hanno diritto a sapere che fine faranno le loro pratiche edilizie, chi decide sul loro destino digitale e a quali condizioni. Hanno diritto a risposte chiare, non a silenzi o a scarichi di responsabilità”, concludono Giuseppe Capurro e Marcello Scurria.