Un cappellino rosso con una sola parola, “VETO”, a sintetizzare il futuro politico che immagina per sé. Una sconfitta elettorale più pesante del previsto, la convinzione che tutto sarebbe andato diversamente se il suo nome fosse comparso sulle schede e, infine, la decisione di riconoscere la vittoria degli avversari. È stata una notte lunga e movimentata per Donald Trump, costretto a fare i conti con lo tsunami democratico delle elezioni di midterm del 3 novembre 2026, che ha consegnato al Partito Democratico il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato degli Stati Uniti.
Il presidente americano ha seguito lo scrutinio dalla East Room della Casa Bianca, circondato da membri della sua amministrazione e consiglieri. Con il passare delle ore, mentre i risultati certificavano le sconfitte repubblicane anche in Stati tradizionalmente conservatori, Trump ha moltiplicato messaggi sui social e interviste telefoniche ai principali media statunitensi. Ne è emerso un presidente sorpreso dall’entità del risultato, intenzionato a difendere il proprio operato e già concentrato sugli strumenti con cui affrontare i prossimi due anni di mandato.
Trump e la notte elettorale alla Casa Bianca: “pensavo sarebbe andata meglio”
La serata elettorale non è andata secondo le aspettative del presidente. Nonostante una campagna intensa, scandita da comizi e iniziative a sostegno dei candidati repubblicani, i risultati hanno progressivamente mostrato un’avanzata democratica di dimensioni nazionali.
“Sono un po’ sorpreso, pensavo sarebbe andata meglio”, ha ammesso Trump in un’intervista a Fox News, riconoscendo che l’esito del voto lo aveva colto impreparato.
Il presidente ha ricordato soprattutto la grande partecipazione registrata durante gli appuntamenti elettorali, che lo aveva convinto della possibilità di ottenere risultati più favorevoli. “Abbiamo fatto dei comizi fantastici, con migliaia di persone dentro e fuori – ha proseguito – C’era grande esaltazione, quindi ora sono un po’ sorpreso. Pensavo di poter trasferire quelle persone verso i candidati”.
Uno dei momenti più significativi è arrivato poco prima delle 22.30 sulla costa orientale degli Stati Uniti, quando in Italia erano le 4.30 del mattino. Mentre seguiva gli aggiornamenti dalla Casa Bianca, Trump ha commentato la sconfitta di Darline Graham in South Carolina, battuta dalla democratica Annie Andrews.
“Sto guardando questi risultati proprio mentre parlo. Vedo che Darline ha perso. Wow, è incredibile. Come pensate che sarebbe andata a Lindsey se si fosse candidato?”, ha dichiarato, facendo riferimento al senatore repubblicano Lindsey Graham, morto nel luglio scorso, che secondo il presidente avrebbe avuto maggiori possibilità di successo.
“Se fossi stato sulla scheda avremmo vinto”
La prima spiegazione politica fornita dal presidente è stata netta: a suo giudizio, la sconfitta repubblicana è legata soprattutto alla sua assenza dalle schede elettorali. Un argomento ribadito più volte nel corso della notte, prima attraverso Truth Social e successivamente nelle interviste.
“Non ero sulla scheda elettorale e, se ci fossi stato, avremmo avuto una vittoria schiacciante”, ha scritto Trump sul suo social network, mentre diventavano evidenti le dimensioni dell’avanzata democratica.
Durante la campagna elettorale aveva cercato di mobilitare il proprio elettorato invitandolo a “fare finta” che fosse lui stesso uno dei candidati. Una strategia che, alla luce dei risultati, non ha prodotto l’effetto sperato.
Intervistato da Politico, il presidente è tornato sulla questione: “Se fossi stato sulla scheda elettorale, avremmo vinto molto facilmente”. Trump ha quindi riconosciuto che il suo appello non è stato sufficiente a convincere gli elettori a sostenere i candidati repubblicani. “Ho detto agli elettori: ‘Fate finta che io sia sulla scheda’, ma non erano d’accordo e nella maggior parte dei casi non hanno gradito i candidati”, ha aggiunto.
La svolta nella notte: Trump accetta la sconfitta e tende la mano ai democratici
Dopo le prime reazioni di sorpresa e le rivendicazioni sul proprio peso elettorale, il presidente ha assunto un atteggiamento più conciliatorio. In un’intervista telefonica al New York Times, Trump ha assicurato di voler riconoscere i risultati delle elezioni, segnando una differenza rispetto alle contestazioni che avevano accompagnato la sua sconfitta alle presidenziali del 2020.
“Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati”, ha dichiarato il presidente. Trump ha poi manifestato la disponibilità a collaborare con la nuova maggioranza democratica, pur nella consapevolezza delle profonde differenze politiche tra i due partiti. “Lavoreremo con i democratici e, sapete, non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un’intesa”, ha aggiunto.
Un’apertura ribadita anche durante un’intervista a Fox News, nella quale il presidente ha riconosciuto il lavoro svolto dagli avversari durante la campagna elettorale. “Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro. Lo penso davvero. Penso che abbiano fatto un buon lavoro. Si sono battuti duramente”, ha affermato Trump.
“Mi combattono da molto tempo. Questa battaglia va avanti da una vita”, ha aggiunto, riconoscendo la lunga contrapposizione politica con il Partito Democratico. Il presidente ha indicato anche un possibile terreno di confronto per il nuovo Congresso: l’immigrazione, uno dei temi sui quali le posizioni tra repubblicani e democratici sono state maggiormente distanti negli ultimi anni. “Possiamo lavorare con loro sull’immigrazione. Penso che l’immigrazione sia una questione importante. Ho sempre pensato che dovremmo riuscire a collaborare sull’immigrazione”, ha spiegato.
Trump si prepara a diventare Mr. Veto contro il Congresso democratico
La disponibilità al dialogo non ha impedito a Trump di mandare un messaggio molto diverso ai suoi avversari. Su Truth Social ha pubblicato la fotografia di un cappellino rosso in stile Maga, simile a quelli diventati il simbolo delle sue campagne elettorali, ma con una scritta differente: “Veto”.
Il significato politico è evidente. Con i democratici pronti a controllare entrambi i rami del Congresso, Trump intende utilizzare il potere di veto presidenziale per opporsi alle iniziative legislative che non condivide.
Il presidente aveva già anticipato questa strategia prima della chiusura dei seggi, durante un’intervista telefonica a Cbs News. In quell’occasione aveva rivendicato di possedere “il potere supremo, si chiama veto”, mostrando di considerare questo strumento una delle principali risorse a sua disposizione per affrontare un Congresso controllato dall’opposizione.
Il messaggio è stato successivamente ribadito a Politico, anche se con una precisazione importante: Trump non vuole trasformare gli ultimi due anni del proprio mandato in un’ininterrotta successione di provvedimenti respinti. “Ho il diritto di porre il veto su tutto, ma non voglio passare due anni a mettere il veto su ogni cosa”, ha dichiarato. Il presidente ha quindi insistito sulla possibilità di raggiungere accordi con gli avversari. “Lavoreremo con i democratici. Hanno già chiamato – ha aggiunto – Ho molti amici anche tra i democratici”.
In un’altra intervista a Fox News ha spiegato come immagina il rapporto con il nuovo Congresso, alternando la prospettiva dello scontro istituzionale a quella di una successiva trattativa.
“Il potere di veto è uno dei poteri più forti in mano a un presidente”, ha osservato. “Mi manderanno provvedimenti folli e io metterò il veto. Dopo un paio di mesi di veti chiameranno e diranno: ‘Come facciamo a portare a termine queste cose?’, e lavoreremo insieme”, ha aggiunto.
Il veto presidenziale permette al capo della Casa Bianca di respingere una legge approvata dal Congresso. Il Parlamento può superarlo soltanto raggiungendo una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere. Per questo, anche dopo la perdita del controllo repubblicano di Camera e Senato, Trump conserva uno strumento significativo per condizionare l’attività legislativa.
Trump rivendica anche “poteri enormi”: il riferimento alla sentenza della Corte Suprema
La strategia del presidente non si limita al veto. Durante il colloquio con Cbs News, Trump ha sostenuto di poter contare su ampi poteri esecutivi, richiamando una recente decisione della Corte Suprema nel caso Trump contro Slaughter.
La controversia riguardava il licenziamento di Rebecca Slaughter, membro della Federal Trade Commission. Secondo l’interpretazione del presidente, la sentenza rafforzerebbe notevolmente la sua autorità nei confronti degli organismi federali. “Abbiamo vinto il caso Slaughter che conferisce al presidente poteri enormi, mai avuti prima”, ha sostenuto Trump.
Si tratta di una lettura rivendicata dal presidente: il riconoscimento di maggiori poteri di controllo sull’amministrazione federale non equivale a un’autorizzazione a sostituirsi al Congresso nell’approvazione delle leggi. Resta comunque evidente la volontà della Casa Bianca di continuare a utilizzare le prerogative dell’esecutivo per portare avanti la propria agenda, nonostante il cambiamento della maggioranza parlamentare.
Le sconfitte dei candidati sostenuti da Trump: “alcuni avevano molti difetti”
Nel corso della notte, il presidente è stato chiamato a commentare anche le sconfitte dei candidati che aveva personalmente sostenuto. Fra i casi più significativi figurano Darline Graham in South Carolina e Ken Paxton in Texas, battuto dal democratico James Talarico nella corsa al Senato.
Intervistato dal Wall Street Journal, Trump ha riconosciuto i limiti di alcuni candidati repubblicani, pur senza rinnegare il proprio sostegno durante la campagna elettorale. “Alcuni di loro avevano molti difetti e, ovviamente, non erano accettabili per gli elettori”, ha dichiarato. “Sapete, c’è un limite a quello che si può fare”, ha aggiunto.
Il presidente ha comunque ricordato l’impegno profuso dai candidati e dalla sua stessa organizzazione per cercare di ottenere la vittoria. “Ho cercato di aiutarli – ha detto Trump – Darline ha lavorato molto duramente, hanno lavorato duramente. Ma nessuno dei due ce l’ha fatta”.
La sconfitta repubblicana alla Camera pone inoltre interrogativi sui futuri equilibri del partito. Trump ha elogiato lo speaker uscente Mike Johnson, ma non ha espresso un sostegno esplicito alla sua eventuale permanenza alla guida dei repubblicani, questa volta nel ruolo di leader della minoranza.
“Penso che abbia fatto un ottimo lavoro”, ha affermato il presidente a Politico. Alla domanda sulla possibilità che Johnson assuma la guida della minoranza repubblicana, Trump ha risposto: “Dovrà prendere lui quella decisione. Ma è una brava persona ed è un brav’uomo”. Con la nuova maggioranza democratica, Hakeem Jeffries si prepara invece a diventare il prossimo speaker della Camera dei Rappresentanti.
La guerra in Iran e il prezzo della benzina: Trump ammette il peso del conflitto sul voto
Tra le spiegazioni fornite da Trump per il risultato elettorale emerge anche un elemento di politica internazionale: la guerra in Iran e le conseguenze economiche del conflitto, in particolare l’aumento del prezzo della benzina negli Stati Uniti.
Il presidente ha riconosciuto che il conflitto potrebbe aver contribuito al malcontento degli elettori, pur difendendo senza esitazioni le proprie decisioni. “La guerra in Iran ha avuto un ruolo”, ha dichiarato al Wall Street Journal. Alla domanda se avesse ripensamenti sulla scelta di intervenire militarmente, Trump ha risposto: “Non ci penso. Ho fatto la cosa giusta. Lo rifarei”.
In un’intervista a Fox News ha approfondito il rapporto tra il sostegno degli americani alla sua politica estera e il costo economico sostenuto dalle famiglie.
“La gente è d’accordo con quello che sto facendo sull’Iran, ma probabilmente non era disposta ad affrontare la conseguenza iniziale, di breve durata, di pagare di più la benzina”, ha sostenuto. “Sapete, lo capisco – ha aggiunto – Ma non sono d’accordo: è un problema a breve termine per un beneficio a lungo termine. Peccato”.
Trump ha quindi riconosciuto il possibile impatto elettorale del rincaro dei carburanti, senza però modificare il proprio giudizio sull’operazione militare.
La sconfitta alle urne non determinerà, almeno secondo quanto dichiarato dal presidente, cambiamenti immediati ai vertici dell’amministrazione. Al Wall Street Journal, Trump ha confermato la fiducia nel segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha guidato lo sforzo bellico contro l’Iran. “Penso che sia fantastico, davvero”, ha affermato, escludendo di volerlo sostituire.
Durante lo spoglio la Settimana anticomunismo e l’appello ai sostenitori contro l’impeachment
Mentre negli Stati Uniti iniziavano ad arrivare i primi risultati elettorali, Trump ha firmato anche un provvedimento dal forte significato politico e simbolico: il proclama per istituire la Settimana anticomunismo, dal primo al 7 novembre.
Nel documento, pubblicato sul sito ufficiale della Casa Bianca, il presidente invita gli americani a difendere lo stile di vita statunitense e a proteggere la libertà dalla “oscurità del comunismo”.
Il proclama richiama i valori fondanti degli Stati Uniti e presenta la lotta alle ideologie comuniste come una missione necessaria per preservare le libertà individuali e le istituzioni americane.
Nelle stesse ore, il presidente ha inoltre avviato una nuova iniziativa di raccolta fondi rivolta ai propri sostenitori, prospettando il rischio di uno scontro istituzionale con i democratici e di un possibile procedimento di impeachment.
In un’email inviata mentre chiudevano i primi seggi elettorali, Trump ha avvertito che i democratici potrebbero chiedere “apertamente il mio impeachment”.
Il presidente ha ricordato che il suo secondo mandato è “praticamente a metà” e ha insistito sulla necessità di continuare il lavoro avviato alla Casa Bianca.
“C’è ancora molto da fare per portare a termine il lavoro e rendere di nuovo grande l’America. Prometto che continuerò a lottare ogni giorno per voi e le vostre famiglie”, ha scritto ai sostenitori.
Nello stesso messaggio ha definito i democratici “più fuori controllo, arrabbiati e pericolosi che mai”, mostrando un tono decisamente più duro rispetto alle successive dichiarazioni di disponibilità al dialogo.
Trump guarda già alle presidenziali del 2028: “abbiamo un’incredibile rosa di talenti”
Nonostante l’attenzione concentrata sulle sconfitte repubblicane e sulla nuova composizione del Congresso, Trump ha affrontato anche il tema della futura leadership del partito in vista delle elezioni presidenziali del 2028.
Intervistato da Fox News, il presidente ha evitato di indicare un candidato preferito, sostenendo però che il Partito Repubblicano dispone di numerose personalità in grado di raccogliere la sua eredità politica. “Penso che abbiamo un’incredibile rosa di talenti. Non voglio parlare di singole persone perché è ancora un po’ troppo presto per farlo”, ha spiegato.
Trump ha poi riconosciuto che il risultato delle elezioni di metà mandato rappresenterà un elemento di valutazione per il futuro del partito. “Sapete, usano questa serata come parametro di riferimento. Ma abbiamo un’ottima rosa. Abbiamo un grande gruppo di persone di talento che, penso, farebbero un ottimo lavoro”, ha aggiunto.



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