Scontro sempre più acceso tra Iran e Stati Uniti. L’esercito iraniano avverte Washington sulle conseguenze di una nuova offensiva militare, mentre Donald Trump torna a minacciare attacchi contro le infrastrutture nucleari della Repubblica islamica. Nel mirino americano finisce anche Pickaxe Mountain, un presunto complesso sotterraneo che potrebbe diventare uno dei prossimi obiettivi. Sullo sfondo proseguono i negoziati diplomatici, ma le dichiarazioni delle ultime ore confermano quanto rimanga elevata la tensione tra i due Paesi.
L’Iran sfida Trump: una nuova guerra potrebbe durare più a lungo
Un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti rischierebbe di essere più lungo del precedente e Washington non avrebbe il potere di stabilirne unilateralmente la conclusione. È il messaggio lanciato dal portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, attraverso dichiarazioni riportate dalla televisione di Stato.
“Un eventuale futuro conflitto potrebbe durare più a lungo di quello precedente e il presidente americano non sarebbe nella posizione di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione”, ha affermato Akraminia.
Le parole del rappresentante militare iraniano costituiscono una risposta alle nuove minacce provenienti dalla Casa Bianca. Teheran intende chiarire che un’eventuale ripresa delle ostilità non sarebbe necessariamente limitata nei tempi e che gli Stati Uniti non potrebbero decidere da soli quando e a quali condizioni interrompere le operazioni. Un avvertimento che arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri del Medio Oriente.
Trump minaccia nuovi attacchi all’Iran: nel mirino Pickaxe Mountain
La posizione iraniana arriva dopo le nuove dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha prospettato ulteriori operazioni militari contro obiettivi strategici della Repubblica islamica. Parlando con i giornalisti nella sua residenza in Florida, il presidente ha sostenuto che le precedenti offensive statunitensi abbiano già compromesso gran parte delle capacità militari e nucleari iraniane, lasciando tuttavia alcuni siti ancora da colpire.
“Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti”. Con queste parole Trump ha rivendicato la possibilità di condurre rapidamente nuove operazioni contro l’Iran, pur precisando che Washington non avrebbe particolare urgenza di riprendere gli attacchi.
Il presidente americano ha quindi ribadito la propria valutazione sui risultati delle operazioni militari già condotte: “Abbiamo messo fuori uso il loro programma nucleare”, ha dichiarato, aggiungendo: “Dobbiamo ancora occuparci, direi, di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti”.
Tra i potenziali bersagli indicati compare Pickaxe Mountain, un presunto complesso nucleare sotterraneo iraniano che continua ad attirare l’attenzione americana. Trump lo ha menzionato esplicitamente, lasciando intendere che potrebbe essere incluso in una futura operazione militare.
“Probabilmente potreste guardare a Pickaxe Mountain, e bisogna occuparsi di quello. Possiamo fare tutto molto rapidamente”, ha affermato il presidente statunitense.
Il riferimento alla struttura sotterranea assume particolare rilevanza nel confronto sul programma nucleare iraniano. Le affermazioni di Trump sulla distruzione delle capacità nucleari di Teheran rappresentano la posizione espressa dalla Casa Bianca e non eliminano le incertezze sulla situazione effettiva degli impianti ancora esistenti.
Il colloquio tra Trump e Netanyahu e le trattative con Teheran
Le nuove minacce americane si inseriscono in una fase di intensi contatti politici e diplomatici. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Trump avrebbe avuto nella mattinata di sabato 31 ottobre una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il colloquio sarebbe avvenuto mentre Washington valutava la possibilità di riprendere le operazioni militari contro obiettivi iraniani.
Nonostante il linguaggio particolarmente duro utilizzato nei confronti di Teheran, il presidente americano ha continuato a esprimere un giudizio positivo sull’andamento dei contatti diplomatici per arrivare a una conclusione del conflitto iniziato a febbraio con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran.
“I negoziati stanno andando bene”, ha assicurato Trump, manifestando tuttavia dubbi sull’atteggiamento della controparte iraniana, definita “non è molto affidabile”.
Il quadro rimane quindi caratterizzato da due dinamiche parallele: da una parte il tentativo di raggiungere un’intesa attraverso la diplomazia, dall’altra la possibilità di una nuova escalation militare tra Washington e Teheran. Le dichiarazioni dell’esercito iraniano e le minacce del presidente americano mostrano quanto siano ancora distanti le rispettive posizioni. La principale incognita riguarda proprio l’eventualità di nuovi attacchi e le conseguenze che potrebbero avere sulla durata e sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.


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