Un richiamo alla memoria della Shoah, una denuncia della crescente diffusione dell’antisemitismo in Germania e un messaggio rivolto direttamente a tutti i partiti politici: la tutela delle comunità ebraiche non può diventare oggetto di compromessi o trattative per conquistare il potere. È il senso del forte intervento del presidente della Repubblica Federale Tedesca, Frank-Walter Steinmeier, pronunciato oggi, lunedì 2 novembre 2026, a Francoforte sul Meno, durante l’inaugurazione della nuova Accademia Ebraica. Un discorso che affronta una delle questioni più delicate della società tedesca contemporanea, intrecciando la responsabilità storica della Germania per lo sterminio degli ebrei europei con il preoccupante aumento degli episodi di odio e violenza antisemita.
Steinmeier ha richiamato con forza la responsabilità del popolo tedesco per i crimini commessi durante il nazismo, ricordando come le vittime non fossero figure lontane o sconosciute, ma persone che facevano parte della vita quotidiana di intere comunità. Un riferimento alla storia che, nelle parole del presidente, non rappresenta soltanto un dovere della memoria, ma impone un impegno concreto nel presente, soprattutto di fronte alla necessità di proteggere sinagoghe, scuole e cittadini ebrei da minacce e aggressioni.
Steinmeier ricorda i sei milioni di ebrei assassinati: la responsabilità storica della Germania
Il passaggio più significativo del discorso riguarda la memoria dello sterminio nazista. Steinmeier ha ricordato la dimensione umana della tragedia, sottolineando che le vittime della Shoah erano cittadini, familiari e persone perfettamente integrate nella società europea prima di essere perseguitate e assassinate.
“Sei milioni di ebrei sono stati assassinati da tedeschi, sotto il Comando di tedeschi e sotto gli occhi dei tedeschi. Erano vicini di casa, insegnanti, amici, colleghi di lavoro e compagni di scuola. Erano genitori, nonni, bambini e fratelli.”
Parole che riportano al centro del dibattito pubblico la responsabilità storica della Germania nei confronti del popolo ebraico. Per il presidente, ricordare il passato significa anche riconoscere quanto sia importante difendere oggi la presenza ebraica nella società tedesca, contrastando ogni tentativo di normalizzare il linguaggio dell’odio o di relativizzare le responsabilità del nazismo.
Il richiamo assume un valore particolare nel giorno dell’inaugurazione della nuova Accademia Ebraica di Francoforte, promossa dal Consiglio centrale degli ebrei in Germania. L’istituzione nasce come luogo di formazione, confronto culturale e dialogo, con l’obiettivo di valorizzare la ricchezza del pensiero e della vita ebraica e favorire la conoscenza reciproca tra le diverse componenti della società.
L’allarme antisemitismo dopo il 7 ottobre: sinagoghe e scuole sotto protezione
Il presidente tedesco ha poi rivolto l’attenzione al presente, descrivendo una situazione nella quale la sicurezza delle comunità ebraiche richiede un impegno sempre maggiore da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
“Le Sinagoghe e le scuole devono essere protette oggi dalle forze dell’ordine, più che in molti decenni precedenti.”
Steinmeier ha collegato il peggioramento del clima sociale anche alle conseguenze degli attacchi terroristici di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, che hanno alimentato nuove tensioni e una crescita degli episodi antisemiti in diversi Paesi europei.
“Da quando è iniziata l’offensiva terroristica di #Hamas il 7 ottobre, i crimini antisemiti e gli atti di violenza hanno raggiunto livelli tragici.”
La preoccupazione del capo dello Stato riguarda non soltanto gli episodi di violenza fisica, ma anche le minacce, le intimidazioni e le manifestazioni di ostilità nei confronti delle persone ebree nella vita quotidiana. Il rischio denunciato è quello di una progressiva normalizzazione dell’antisemitismo, che potrebbe mettere in discussione il diritto delle comunità ebraiche a vivere liberamente e in sicurezza nel proprio Paese.
La distinzione tra critica a Israele e antisemitismo: il messaggio di Steinmeier
Un altro passaggio centrale dell’intervento riguarda il rapporto tra antisemitismo, proteste politiche e conflitto in Medio Oriente. Steinmeier ha messo in guardia contro le manifestazioni di odio antiebraico che possono nascondersi dietro posizioni apparentemente motivate dal dibattito internazionale.
“Esiste un antisemitismo che si traveste da critica o protesta, o da posizione politica nel conflitto in Medio Oriente. Chi usa la critica per negare alla comunità ebraica in Israele, o allo stesso Stato di Israele, il diritto all’esistenza, o chi incita alla violenza, ha superato il limite e ha abbracciato l’antisemitismo.”
Il presidente ha comunque tracciato una distinzione esplicita tra le critiche legittime alle politiche del governo israeliano e le espressioni di odio antisemita. Nel discorso pronunciato a Francoforte ha infatti riconosciuto che denunciare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza o contestare gli insediamenti israeliani in Cisgiordania rientra nel normale confronto democratico. Diverso è, secondo Steinmeier, utilizzare quelle critiche per negare il diritto all’esistenza di Israele o per giustificare la violenza contro gli ebrei.
Si tratta di una distinzione particolarmente importante nel dibattito politico europeo, attraversato dalle forti contrapposizioni suscitate dalla guerra in Medio Oriente. Il messaggio del presidente tedesco è che la libertà di espressione e di critica politica deve convivere con il rispetto della dignità umana e con il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione antisemita.
L’appello ai cittadini tedeschi: difendere gli ebrei significa difendere la democrazia
Steinmeier ha quindi allargato il proprio appello all’intera società, insistendo sulla responsabilità individuale dei cittadini e sul ruolo della solidarietà quotidiana nel contrasto all’odio.
“Chi crede nella libertà, nell’uguaglianza e nel rispetto della dignità umana deve stare al fianco degli ebrei nella vita di tutti i giorni.”
La tutela della comunità ebraica, secondo il capo dello Stato, non può essere affidata esclusivamente all’azione delle istituzioni. È necessario che la società civile reagisca alle manifestazioni di antisemitismo, evitando che il silenzio e l’indifferenza contribuiscano alla diffusione di comportamenti discriminatori.
Il presidente ha richiamato i principi fondamentali della democrazia tedesca, sottolineando che la difesa delle minoranze rappresenta una responsabilità condivisa. In questa prospettiva, la lotta contro l’antisemitismo diventa anche una forma di tutela delle libertà democratiche e della convivenza civile.
Il monito ai partiti: nessuna comprensione per chi invoca la morte degli ebrei
Particolarmente netto il passaggio rivolto alle forze politiche tedesche. Steinmeier ha chiesto ai partiti di non tollerare manifestazioni di antisemitismo tra i propri rappresentanti, militanti e sostenitori, indipendentemente dalla loro collocazione politica.
“Chi urla per strada ‘morte agli ebrei’ o chiede la distruzione dello Stato di Israele, non deve ricevere comprensione o sostegno da alcun partito politico.”
Il messaggio riguarda l’intero arco politico, dalla destra alla sinistra. Il presidente ha infatti insistito sul fatto che l’antisemitismo debba essere contrastato senza distinzioni legate alla provenienza ideologica o culturale di chi lo esprime.
Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per la politica tedesca, segnato anche dai negoziati per la formazione del governo regionale di Berlino tra Die Linke, SPD e Verdi. Le trattative sono state accompagnate da discussioni sulle posizioni di alcuni esponenti della sinistra riguardo a Israele e all’antisemitismo. SPD e Verdi hanno chiesto garanzie esplicite contro l’odio antiebraico, mentre Die Linke ha respinto le accuse di non contrastarlo adeguatamente, rivendicando al tempo stesso la legittimità delle critiche al governo israeliano.
Steinmeier non ha indicato nel suo intervento un partito specifico come destinatario esclusivo del richiamo, ma ha presentato la lotta contro l’antisemitismo come un principio valido per tutte le forze politiche.
Antisemitismo e governi, la richiesta di Steinmeier: una condizione irrinunciabile per ogni coalizione
Il passaggio politicamente più rilevante arriva nella parte conclusiva del discorso, quando il presidente tedesco collega direttamente la lotta contro l’antisemitismo alla formazione delle maggioranze parlamentari e dei governi.
“La lotta contro l’antisemitismo deve essere una condizione in ogni negoziato per la formazione di coalizioni e governi. L’antisemitismo non deve influenzare le politiche del governo in nessuna parte della Germania.”
Un principio che Steinmeier considera non negoziabile: la ricerca del consenso e la costruzione degli accordi politici non devono compromettere la sicurezza delle comunità ebraiche né indebolire l’impegno delle istituzioni contro le discriminazioni.
L’intervento assume un significato particolare in Germania, dove la memoria dello sterminio nazista costituisce uno dei fondamenti della cultura democratica del dopoguerra. Il presidente richiama i partiti alla necessità di tradurre questa responsabilità storica in scelte concrete, tanto nella formazione degli esecutivi quanto nell’esercizio quotidiano del potere.
La nuova Accademia Ebraica di Francoforte, un luogo di dialogo contro l’odio
A fare da cornice alle parole di Steinmeier è stata l’inaugurazione della Jüdische Akademie di Francoforte, presentata come la prima istituzione ebraica sovraregionale di formazione non universitaria realizzata in Germania dopo la Shoah.
Il progetto, promosso dal Consiglio centrale degli ebrei in Germania, punta a creare uno spazio aperto al confronto su filosofia, religione, storia, letteratura, politica e società. L’obiettivo è rendere maggiormente visibili le diverse espressioni della cultura ebraica, favorendo il dialogo sia all’interno della comunità sia con il resto della popolazione.
Per Steinmeier, proprio l’educazione, la conoscenza e il dialogo rappresentano strumenti fondamentali per contrastare i pregiudizi, le teorie del complotto e la disinformazione che alimentano l’antisemitismo.
Il suo intervento si conclude così con un messaggio che collega passato e presente: la Germania, chiamata a confrontarsi permanentemente con la responsabilità storica della Shoah, deve continuare a garantire la libertà e la sicurezza della vita ebraica. Non soltanto attraverso l’azione delle forze dell’ordine e delle istituzioni, ma anche mediante una presa di posizione quotidiana della politica e della società contro ogni forma di odio.


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