Si intensifica lo scontro politico in Israele alla vigilia della decisione del presidente Isaac Herzog sull’incarico per la formazione del nuovo governo. Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu ha lanciato un duro avvertimento contro l’ipotesi di una coalizione tra le forze di opposizione e i partiti arabi, sostenendo che una simile alleanza rappresenterebbe un grave pericolo per il futuro dello Stato israeliano. “Un’eventuale coalizione tra opposizione e liste arabe porterebbe al collasso del Paese”, ha dichiarato Netanyahu in un videomessaggio, aggiungendo: “Un governo di questo tipo, dipendente dagli islamisti, smantellerebbe lo Stato di Israele dall’interno, come sta accadendo nei Paesi europei, e in misura ancora più grave”.
Netanyahu chiede un governo di unità nazionale: l’Iran al centro delle priorità
Di fronte all’incertezza politica successiva alle elezioni israeliane del 27 ottobre, Netanyahu ha rilanciato la proposta di un governo di unità nazionale, aperto alle forze politiche sioniste ma fondato anche sulla partecipazione dei suoi tradizionali alleati.
“Chiedo la formazione di un governo di unità nazionale che comprenda tutti i partiti del campo nazionale e tutte le forze politiche sioniste che vogliono proteggere il nostro Paese, l’unico Stato del popolo ebraico”, ha affermato il premier, secondo quanto riferito da The Times of Israel.
Netanyahu ha individuato nella sicurezza nazionale e nel confronto con Teheran due obiettivi fondamentali della futura coalizione, sostenendo che “un governo di unità nazionale eliminerà definitivamente la minaccia nucleare iraniana, proteggerà Israele come Stato ebraico e ristabilirà l’unità tra di noi”.
La proposta del primo ministro prevede tuttavia il coinvolgimento di tutti i partiti della sua ultima maggioranza, comprese le formazioni ultranazionaliste Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, i partiti ultraortodossi e il Likud. Una condizione che rende particolarmente complessa l’apertura di un dialogo con le forze politiche che intendono sostituirlo alla guida del Paese.
Israele, Eisenkot verso l’incarico per formare il nuovo governo
Il videomessaggio arriva in una fase decisiva delle trattative. Il presidente israeliano Isaac Herzog dovrebbe conferire domenica 8 novembre l’incarico per la formazione del nuovo esecutivo. Il principale candidato è Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, che ha ottenuto il sostegno di 67 parlamentari nelle consultazioni, contro i 46 che hanno indicato Netanyahu.
Il quadro parlamentare resta tuttavia complesso: il blocco di opposizione formato da quattro partiti a maggioranza ebraica dispone di 48 seggi, mentre le formazioni arabe ne controllano complessivamente 19. Il sostegno di queste ultime alla candidatura di Eisenkot non equivale necessariamente alla loro partecipazione al futuro governo.
Un possibile cambiamento degli equilibri potrebbe arrivare dal partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah, storicamente alleato di Netanyahu, che non ha sostenuto la sua candidatura durante le consultazioni e potrebbe valutare una collaborazione con le opposizioni.
Lieberman apre agli ultraortodossi, ma resta il nodo del servizio militare
Un ulteriore sviluppo riguarda la posizione di Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, che ha ritirato il veto a un’eventuale collaborazione con i partiti ultraortodossi. Liberman si è detto disponibile a un “compromesso doloroso” sulla questione del servizio militare obbligatorio per gli ebrei ultraortodossi, uno dei principali ostacoli alla formazione di una nuova maggioranza.
Gadi Eisenkot continua però a sostenere la necessità di rendere obbligatorio il servizio militare anche per questa categoria e ha ribadito che non entrerà in alcun governo guidato da Netanyahu.
Il leader di Yashar si è dichiarato disponibile a collaborare con partiti e parlamentari che accettino quattro condizioni fondamentali: il riconoscimento di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario, il rispetto dei valori della Dichiarazione d’indipendenza, l’obbligatorietà del servizio militare o civile per tutti i cittadini e il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica, insieme all’impegno a eliminare il suo potere militare e di governo nella Striscia di Gaza.
La decisione di Herzog rappresenterà il prossimo passaggio cruciale per il futuro politico di Israele. Nonostante il sostegno parlamentare raccolto da Eisenkot, la formazione di una maggioranza stabile rimane incerta, mentre Netanyahu continua a sostenere la necessità di una grande coalizione nazionale.


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