Nell’ambito di attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica etnea, le Fiamme gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione nei giorni scorsi a un decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla predetta A.G., presso un appartamento privato nella periferia urbana, dove – secondo l’ipotesi investigativa – sarebbero stati eseguiti trattamenti di medicina estetica invasiva in assenza delle prescritte autorizzazioni di legge.
L’intervento è originato dallo sviluppo degli elementi informativi acquisiti dai finanzieri del I Gruppo di Catania all’esito di uno specifico monitoraggio dei social network, teso ad intercettare “post” che pubblicizzassero l’erogazione di prestazioni di medicina estetica a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato e, per tale motivo, caratterizzate da un elevato rischio di essere rese da operatori potenzialmente abusivi. Ulteriori approfondimenti hanno consentito di concentrare i sospetti sulle possibili attività condotte all’interno di un appartamento situato nel quartiere Pigno, con successivi servizi di osservazione e pedinamento che hanno permesso di rilevare un insolito flusso di persone e confermare l’ipotesi dell’esistenza di una struttura medica-sanitaria clandestina.
All’esito delle attività di perquisizione conseguentemente disposte dall’Autorità Giudiziaria etnea presso l’abitazione in questione, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro probatorio oltre 170 articoli, tra siringhe di acido ialuronico e lidocaina, fiale di botulino iniettabile, dispositivi sanitari monouso e numerosi aghi, utilizzati da una donna catanese per rendere prestazioni medico-estetiche in assenza di qualsivoglia titolo abilitativo e autorizzativo.
Tutti gli strumenti erano peraltro conservati in precarie condizioni igienico-sanitarie e in totale assenza dei necessari presidi medici di primo soccorso, indispensabili per gestire eventuali complicazioni cliniche durante l’erogazione delle prestazioni.
Ferma restando la presunzione d’innocenza dell’indagato valevole ora e fino alla condanna definitiva, la responsabile è indagata a piede libero dalla Procura della Repubblica di Catania per il reato di esercizio abusivo di professione (art. 348 c.p.). Parallelamente, sono stati avviati specifici approfondimenti di natura economico- finanziaria volti a ricostruire, anche sulla base delle agende di lavoro e altra documentazione acquisita sul posto, l’entità dei profitti illeciti conseguiti e sottratti a tassazione.
L’operazione rientra nell’azione costantemente svolta dalla Guardia di Finanza contro l’economia sommersa e l’abusivismo, con l’obiettivo di contrastare le attività illecite che alterano il mercato a danno delle imprese oneste e che costituiscono, allo stesso tempo, un pericolo immediato per la salute pubblica.
Si evidenzia che il procedimento penale verte nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio della presunzione di innocenza, la responsabilità dell’indagata sarà definitivamente accertata solo ove intervenga una sentenza irrevocabile di condanna.




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