Youssef Siher torna in libertà. Il ricercatore e attivista Pro Pal, amministratore della pagina social “Movimento 17 ottobre”, lascia il carcere milanese di San Vittore, dove era rinchiuso da sabato 24 ottobre dopo il fermo disposto nell’ambito delle indagini sui disordini avvenuti a Milano due settimane fa. La giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni ha deciso di non convalidare il fermo, disponendo la scarcerazione dell’indagato senza applicare alcuna misura restrittiva alternativa.
Una decisione che rappresenta un passaggio importante nell’inchiesta della Procura di Milano, che aveva contestato al ricercatore i reati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.
Siher resta indagato, ma potrà affrontare gli sviluppi del procedimento in libertà. La mancata convalida del fermo, infatti, non equivale a un’assoluzione né determina automaticamente la conclusione delle indagini.
Youssef Siher scarcerato: la gip non convalida il fermo
La decisione è arrivata dopo l’interrogatorio di garanzia, durante il quale Youssef Siher si era avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della giudice. La gip Tiziana Landoni ha successivamente depositato il provvedimento con cui ha disposto la non convalida del fermo, respingendo dunque la richiesta di mantenere l’indagato in carcere.
La decisione non prevede neppure l’applicazione di misure cautelari alternative, come gli arresti domiciliari o altri obblighi restrittivi. L’impianto accusatorio presentato dalla Procura non ha quindi ottenuto, in questa fase, il riconoscimento necessario a confermare il fermo e la permanenza in carcere del ricercatore.
Resta da distinguere, tuttavia, la valutazione compiuta dal giudice sulla privazione della libertà personale dall’accertamento delle responsabilità penali, che potrà proseguire nell’ambito del procedimento.
Le parole degli avvocati: “non c’è terrorismo, non c’è alcun reato”
La scarcerazione era stata richiesta dai difensori di Siher, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, che avevano contestato le accuse formulate dalla Procura di Milano. Al termine dell’udienza, i legali avevano ribadito la propria posizione, sostenendo che l’attività svolta dal ricercatore sui social non costituisse un’istigazione alla violenza.
“Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto”, avevano dichiarato. I difensori avevano inoltre collegato la vicenda al clima politico e alla tutela delle libertà costituzionali, ribadendo la convinzione dell’assistito di aver esercitato legittimamente i propri diritti.
“Non siamo sorpresi in termini assoluti, considerata l’aria politica che tira. Lui era sicuro del fatto di aver esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti”, avevano aggiunto. La decisione della gip accoglie dunque la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, pur lasciando aperta la questione delle contestazioni penali.
Movimento 17 ottobre, quali sono le accuse della Procura di Milano
Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della pagina “Movimento 17 ottobre”, nata in seguito ai violenti scontri che si sono verificati a Milano. Secondo gli inquirenti, Youssef Siher sarebbe stato l’amministratore e il promotore dei canali social collegati al movimento, attraverso i quali sarebbero stati diffusi messaggi e convocazioni destinati a sostenere una strategia di mobilitazione rivoluzionaria e insurrezionale.
La Procura contesta al ricercatore un’attività di comunicazione online che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto la finalità di incoraggiare nuove iniziative di protesta potenzialmente violente.
Da qui l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, con l’ulteriore contestazione legata all’utilizzo di strumenti informatici. Siher deve inoltre rispondere dell’ipotesi di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, una nuova fattispecie di reato introdotta con il recente decreto sicurezza.
In particolare, gli investigatori ritengono rilevante il seguito ottenuto online dai messaggi del movimento e le reazioni di alcuni utenti che avrebbero manifestato intenzioni violente. La contestazione si basa quindi anche sul rapporto tra gli appelli diffusi attraverso i social e la risposta generata tra i destinatari di quei contenuti.
Il nodo della libertà di espressione e delle responsabilità per i messaggi online
La vicenda giudiziaria di Youssef Siher pone al centro anche una questione delicata: il confine tra la libertà di manifestazione del pensiero, l’organizzazione delle proteste e l’eventuale istigazione alla commissione di reati.
Da una parte, la Procura di Milano ritiene che le comunicazioni diffuse attraverso i canali social del Movimento 17 ottobre possano integrare le fattispecie penali contestate. Dall’altra, gli avvocati dell’indagato sostengono che Siher si sia limitato a esercitare diritti e libertà riconosciuti dalla Costituzione, senza promuovere condotte violente o terroristiche.
La mancata convalida del fermo rappresenta un primo risultato favorevole alla difesa sul piano della libertà personale, ma non chiude il confronto giudiziario sulla natura e sul significato dei messaggi pubblicati online.
Siher torna libero ma resta indagato: cosa succede adesso
Dopo quattro giorni trascorsi nel carcere di San Vittore, Youssef Siher può dunque tornare in libertà, senza obblighi cautelari alternativi disposti dalla gip. Il provvedimento di non convalida segna un passaggio significativo nell’inchiesta sui disordini di Milano e sull’attività del Movimento 17 ottobre.
Nonostante la scarcerazione, restano formalmente contestati i reati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.
La Procura potrà proseguire gli accertamenti, mentre la difesa continuerà a sostenere l’assenza di qualsiasi condotta penalmente rilevante da parte del ricercatore.


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