Ha preso il via a Lamezia Terme il percorso di formazione rivolto a circa 50 operatrici e operatori della UIL Calabria nell’ambito di “Spazio Sicuro UIL”, il progetto che punta a trasformare le sedi del sindacato in presìdi di ascolto e di prima accoglienza per le donne vittime di violenza. L’iniziativa nasce in Calabria come progetto pilota e guarda già a una possibile estensione su scala nazionale attraverso la rete delle sedi ITAL.
L’obiettivo è fornire strumenti concreti per riconoscere i segnali, spesso sottili e difficili da individuare, delle diverse forme di violenza di genere, a partire da quella psicologica ed economica. Il percorso formativo è curato da Lavinia Filonzi, psicologa e psicoterapeuta di comunità e capitano dei Carabinieri, e proseguirà con ulteriori incontri nelle prossime settimane. La formazione è stata pensata come una vera e propria “cassetta degli attrezzi” pratica, utile per imparare a cogliere gli indizi che possono emergere anche durante una normale attività di sportello e per porre le domande corrette con attenzione, empatia e delicatezza.
Una rete di ascolto dentro le sedi UIL
“Spazio Sicuro UIL” nasce dunque con l’obiettivo di rendere le sedi sindacali luoghi capaci non solo di offrire servizi tradizionali, ma anche di intercettare situazioni di disagio e vulnerabilità. Il progetto prevede che operatrici e operatori adeguatamente formati possano riconoscere eventuali segnali di violenza e accompagnare le donne verso le strutture e le istituzioni competenti, senza sostituirsi né alle forze dell’ordine né agli specialisti. Il progetto, avviato in Calabria, punta a diventare un modello replicabile: attraverso la rete ITAL, infatti, l’esperienza maturata nella regione potrebbe essere estesa anche al resto del Paese.
“Ci sono fattori che a volte possono essere sottili, nascosti, celati. Se la violenza fisica è quella visibile, la violenza psicologica è molto più sommersa. Per questo motivo è necessario che un operatore o un’operatrice abbiano consapevolezza dei modi corretti per approcciarsi, per cogliere segnali, per aiutare le donne vittime di ogni tipo di violenza. Dal dialogo, dallo scambio di parole, dalla gestione di una pratica d’ufficio possono emergere indizi, anche stimolati da domande adeguate. Lavoreremo proprio su questo: quali domande porre, con la giusta delicatezza, per approfondire”, ha spiegato Lavinia Filonzi.
Zignani: “Formazione utile ad accompagnare le vittime verso le istituzioni”
Sul valore del primo contatto si è soffermato anche Giuliano Zignani, presidente nazionale ITAL UIL, arrivato in Calabria per l’avvio del percorso formativo. La giornata ha coinciso anche con l’inaugurazione ufficiale della nuova sede regionale ITAL a Lamezia Terme, un momento che ha rafforzato il significato simbolico dell’iniziativa e il ruolo della rete sindacale nel territorio.
“Gli operatori e le operatrici dell’ITAL non possono certo sostituirsi alle Forze dell’Ordine, ma sono coloro che, in una fase particolare della vita di una persona, riescono ad avere un primo impatto con chi può essere vittima di violenza. Per questo devono avere la giusta formazione, utile ad accompagnare una donna vittima di violenza verso le istituzioni che possono aiutarla a uscirne. Mi auguro che questa fase sperimentale serva ad aprire questo tipo di formazione in tutte le regioni, perché i nostri operatori – assieme alle loro competenze specifiche – sappiano costruire con un utente fragile quella confidenza che possa servire anche evitare dei femminicidi”, ha chiarito Zignani.
Il progetto voluto dalla UIL Calabria dopo i recenti casi di femminicidio
Il progetto è nato ed è stato fortemente voluto dalla segretaria generale della UIL Calabria, Mariaelena Senese. La proposta, successivamente accolta da ITAL, prende origine anche dai recenti casi di cronaca che hanno scosso la Calabria e si inserisce in un percorso già avviato nei mesi scorsi attraverso alcuni protocolli d’intesa sottoscritti dalla stessa Senese con diversi Centri Antiviolenza regionali. L’obiettivo è rafforzare una rete territoriale capace di unire ascolto, prevenzione e accompagnamento verso le strutture professionali competenti.
“Alla luce degli ultimi femminicidi che hanno colpito la nostra regione, abbiamo fatto una riflessione ulteriore: la UIL vuole essere parte attiva nella lotta alla violenza di genere, non solo nei luoghi di lavoro e nella contrattazione, ma mettendo le nostre sedi a disposizione di tutte le donne, per dare voce a un disagio e a un bisogno che molto spesso sono silenti e nascosti. È un modo per dire alle donne che noi ci siamo, che le porte dei nostri uffici possono essere varcate con totale tranquillità e che troveranno operatori formati e disponibili all’ascolto. I nostri operatori non si sostituiranno né agli psicologi né alle forze dell’ordine: utilizzeranno l’ascolto per attivare la rete professionale costruita su tutto il territorio regionale, con i centri antiviolenza e con un sistema di professionisti, dagli psicologi agli avvocati, che metteremo al servizio di queste donne. Il silenzio fa bene a chi fa del male; la voce, invece, restituisce dignità, libertà e, soprattutto, vita. Dobbiamo intervenire, con la prevenzione, raccogliendo il disagio prima che diventi violenza fisica, prima che diventi femminicidio, prima che diventi morte”, ha spiegato Senese.
Dalla Calabria un modello che può diventare nazionale
La prospettiva di “Spazio Sicuro UIL” è quindi quella di costruire una rete capillare di primi punti di ascolto, capaci di intercettare situazioni che altrimenti potrebbero restare invisibili. La fase sperimentale avviata in Calabria coinvolge circa 50 operatrici e operatori selezionati nelle diverse sedi regionali e punta a fornire competenze trasversali utili a riconoscere le diverse manifestazioni della violenza di genere. Se l’esperienza darà i risultati auspicati, il modello potrà essere esteso attraverso le sedi ITAL anche alle altre regioni, trasformando l’iniziativa calabrese in un progetto di respiro nazionale.



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