Donald Trump potrebbe fare marcia indietro sulla diretta streaming della fucilazione di Nidal Hasan, l’ex psichiatra militare americano condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009. La decisione, che sembrava ormai indirizzata verso la trasmissione pubblica dell’esecuzione, è tornata al centro di un acceso confronto all’interno dell’amministrazione statunitense, dopo le proteste internazionali e le critiche arrivate anche da esponenti del Partito Repubblicano.
Secondo quanto riportato dalla CNN, il presidente americano starebbe rivalutando la propria posizione soprattutto dopo aver appreso un particolare sulle condizioni fisiche del condannato: Nidal Hasan è paralizzato dalla vita in giù e si muove su una sedia a rotelle. Una circostanza che Trump, stando alle fonti dell’emittente, non conosceva quando aveva inizialmente manifestato il proprio sostegno alla trasmissione dell’esecuzione.
Anche la CBS conferma che l’orientamento prevalente tra i funzionari dell’amministrazione sarebbe ormai contrario alla diretta streaming. Il presidente, tuttavia, non ha ancora assunto una decisione definitiva.
Trump non sapeva che Nidal Hasan fosse paralizzato: il retroscena della CNN
La vicenda sta assumendo contorni sempre più delicati per la Casa Bianca. Secondo le ricostruzioni della CNN, Trump non sarebbe stato informato preventivamente dell’intenzione del capo del Pentagono, Pete Hegseth, di annunciare pubblicamente la trasmissione in diretta della fucilazione, programmata per il prossimo 3 dicembre 2026.
Il presidente si sarebbe quindi trovato inizialmente in una posizione di incertezza rispetto alle modalità con cui rendere pubblica l’esecuzione, pur continuando a sostenere la pena capitale nei confronti dell’ex militare.
Dopo l’annuncio di Hegseth, Trump avrebbe avviato una serie di consultazioni con consiglieri e alleati politici, raccogliendo opinioni sulla controversa iniziativa. Proprio durante questi confronti avrebbe scoperto che Hasan, rimasto ferito alla schiena durante l’attacco del 2009, è paralizzato e costretto sulla sedia a rotelle.
Una condizione che avrebbe modificato sensibilmente la valutazione del presidente sull’opportunità di mostrare al pubblico le immagini della fucilazione. La possibilità di trasmettere in mondovisione l’esecuzione di un uomo paralizzato avrebbe infatti sollevato ulteriori perplessità, aggiungendosi alle contestazioni già emerse sul piano politico, etico e internazionale.
Il Pentagono e l’annuncio di Pete Hegseth: la fucilazione doveva essere pubblica
Al centro delle polemiche ci sono le dichiarazioni del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che aveva confermato la volontà del Pentagono di rendere accessibile al pubblico la fucilazione di Hasan.
Hegseth aveva motivato la scelta sostenendo la necessità di mostrare concretamente le conseguenze di crimini particolarmente gravi. Durante il suo intervento aveva dichiarato: “faremo in modo che la gente possa vedere l’esecuzione, che è pubblica, perché la gente deve comprendere che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di cose”.
Parole che hanno provocato una vasta ondata di reazioni, alimentando il dibattito sull’opportunità di trasformare un’esecuzione capitale in un evento trasmesso attraverso Internet. Secondo le indiscrezioni della CNN, l’annuncio avrebbe colto di sorpresa anche diversi ambienti del Pentagono, dove non tutti sarebbero stati preventivamente informati delle intenzioni del segretario alla Difesa.
Nonostante Hegseth avesse ribadito la volontà di procedere con la diretta streaming, la questione sarebbe rimasta aperta proprio per le valutazioni ancora in corso alla Casa Bianca.
Il timore degli Stati Uniti: le immagini potrebbero diventare propaganda terroristica
A spingere Trump verso un possibile ripensamento non sarebbero soltanto le condizioni fisiche del condannato. Un elemento centrale delle discussioni riguarda infatti il rischio che il video della fucilazione venga utilizzato da organizzazioni terroristiche e avversari degli Stati Uniti come strumento di propaganda e reclutamento.
Nidal Hasan, responsabile dell’attacco compiuto nel novembre 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas, aveva sostenuto di aver agito per vendicare le guerre condotte dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq.
La diffusione delle immagini della sua esecuzione potrebbe dunque essere sfruttata da gruppi estremisti per rappresentare il condannato come un martire, trasformando una scelta concepita come dimostrazione della severità della giustizia americana in un potenziale strumento di radicalizzazione.
Una preoccupazione condivisa anche da alcuni esponenti repubblicani, che hanno manifestato dubbi sull’utilità e sulle possibili conseguenze della trasmissione. Il presidente della Camera Mike Johnson ha richiamato proprio il pericolo che il filmato possa diventare materiale utilizzabile per il reclutamento terroristico, mentre altri parlamentari hanno espresso contrarietà alla spettacolarizzazione della pena capitale.
Il caso Fort Hood: la strage del 2009 e la condanna a morte di Hasan
La vicenda giudiziaria di Nidal Hasan affonda le radici nel 5 novembre 2009, quando l’allora maggiore dell’esercito statunitense, che lavorava come psichiatra militare, aprì il fuoco nella base di Fort Hood, in Texas.
L’attacco provocò 13 morti e 32 feriti, diventando uno degli episodi di violenza più gravi avvenuti in una struttura militare americana sul territorio nazionale. Hasan fu ferito durante l’intervento delle forze dell’ordine e rimase paralizzato dalla vita in giù. Nel 2013 venne condannato alla pena capitale da un tribunale militare.
L’esecuzione mediante plotone di esecuzione è attualmente prevista per il 3 dicembre 2026 e rappresenterebbe un evento eccezionale nella storia della giustizia militare statunitense, anche per la scelta della modalità di esecuzione.
La discussione che sta attraversando Washington non riguarda quindi soltanto la sorte del condannato, ma soprattutto le modalità attraverso cui lo Stato americano intende applicare e rendere pubblica la pena di morte.
Diretta streaming della fucilazione, possibile compromesso: interrompere il video prima degli spari
Mentre la Casa Bianca valuta la possibilità di rinunciare completamente alla trasmissione, all’interno del Pentagono starebbe prendendo forma anche un’ipotesi alternativa. Secondo fonti citate dalla CNN, nel caso in cui l’amministrazione decidesse comunque di autorizzare la diretta streaming, il collegamento potrebbe essere interrotto prima del momento effettivo della fucilazione.
Una soluzione che permetterebbe di mostrare almeno alcune fasi precedenti all’esecuzione senza diffondere le immagini degli spari e della morte del condannato.
L’obiettivo sarebbe quello di ridurre i rischi legati alla circolazione incontrollata del filmato e al suo possibile utilizzo da parte di organizzazioni terroristiche. Si tratterebbe, tuttavia, soltanto di un’ipotesi allo studio, mentre resta aperta anche l’opzione di cancellare integralmente la trasmissione.


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