Poi una mattina, quella mattina…
Ricordo tutto alla perfezione. Avevo parcheggiato come sempre, stavo per tornare in macchina, quando una ragazza aveva bloccato l’uscita con la sua.
Mi guarda e dice: arrivo subito!
Io basita nemmeno rispondo, non mi innervosisco facilmente, anche se in quell’occasione c’erano tutti i presupposti per farlo. Mi siedo in macchina e attendo. Dopo pochi minuti la vedo arrivare con passi lentissimi, teneva per il braccio un’altra ragazza giovanissima. La guardo per un istante, lei mi sorride con gli occhi, con il resto del corpo era impegnata a dare indicazioni alla ragazza visibilmente disabile, faceva fatica a camminare, e in più era affetta da cecità. Mi sono sentita inutile, guardandomi intorno ho potuto notare che nei paraggi non c’erano parcheggi riservati ai disabili, non vi erano scivoli nei marciapiedi per agevolare chi ha bisogno. Niente di niente.
Piccoli episodi che fanno riflettere.
Ti chiedi: perché lamentarsi della propria quotidianità? Perché sentirsi sempre incompleti quando abbiamo le potenzialità per vivere come ci pare? È un privilegio guardare uno splendido tramonto, correre liberamente in un prato fiorito. Fare tutto ciò che riteniamo normale.
Arrivata a casa ho aperto il cassetto dei sogni, i miei sogni, custoditi per anni.
Li riprendo in mano, li tengo stretti stretti.
Questa noia costante, questa calma apparente. Questo sopravvivere, questa routine doveva finire.
Ero convinta, avrei colmato quei vuoti che mi assillavano.
Dovevo ispezionare me stessa. Fare il punto della situazione.
Mi addormentai a tarda notte, pensare da dove ripartire mi faceva vedere tutto in maniera diversa, avere buoni propositi mi faceva sorridere.
Avevo deciso: si doveva cambiare.
Il giorno dopo non andai al lavoro. Volevo dimostrare a me stessa che ero convinta di ciò che avevo deciso. Feci una super colazione, come da bambina: marmellata e burro in un’enorme fetta di pane, succo d’arancia e per finire un buon caffè. Uscii sul terrazzo, il sole già splendeva, da lì la decisione di usare il colore giallo per dipingere la mia giornata.
Era primavera, il profumo lo si avvertiva se si annusava più forte, ormai la mia città era troppo piena di caos per lasciare spazio alla natura.
Forse era proprio la natura a mancarmi, mi ero civilizzata troppo. La tecnologia ti fa rinchiudere, entri in un circolo dove non puoi fare a meno del cellulare, del computer, del televisore. Si dimentica quanto sia bello passeggiare, scrivere lettere, suonare al campanello di un’amica per vedere se è in casa.
Dovevo tornare indietro nel tempo, riprendere da dove stavo realmente bene.
Un po’ come il Piccolo Principe: Tutti i grandi sono stati bambini. Ma pochi di essi se ne ricordano.
Ebbene sì, lo avevo dimenticato anch’io. Aveva preso il sopravvento l’adulto che c’è in me.
Io amante degli animali, non possedevo nemmeno un peluche.
Basta.
Bisognava cambiare.
Indossai la vita e uscii di casa.
Il mare non distava molto. Vidi dei bambini giocare. Mi sedetti sulla riva, le onde si alternavano leggere, indisturbate. Fumai una, forse due sigarette, poi ripresi a camminare. Volevo prendere un cucciolo di cane. L’avrei chiamato Tresor. La scelta doveva essere accurata, non un cane qualsiasi.
Il Cambiamento
Ritornai al lavoro. Sorridevo mentre pensavo positivo. Respiravo un’aria diversa. Avrò dato l’impressione di essere matta, ma vedevo tutto in un’altra prospettiva. Iniziavo a piacermi. Sentivo una pace interiore che mi rendeva tranquilla.
Mangiai un panino per strada.
Mi ritrovai a osservare la gente. Qualcuno sembrava annoiato, glielo si leggeva in viso, altri sorridevano forzatamente. La vera gioia la si notava nei bambini. Loro non camminano, saltellano. Non parlano, domandano. Litigano e fanno subito la pace. Mangerebbero sempre cioccolata.
Andai al negozio di animali. Dovevo cercare il mio Tresor.
Un coniglietto sarebbe meno impegnativo. Un’esposizione infinita di piccoli animaletti che richiedono pochissimo tempo per essere curati. E no eh! Troppo facile.
Ero davvero sicura di voler un cucciolo di cane? Gli avrei dedicato il tempo necessario?
Guinzaglio, croccantini, osso per denti, profumo. Avevo preso tutto. Compreso il cane.
La mattina ci si sveglia prima, passeggiata con il cane, poi doccia, colazione e si parte al lavoro. Niente più panini in giro per pranzo, Tresor mi aspetta.
In pochi mesi è diventato una parte importante delle mie giornate. Grazie a lui non poltrivo più. Ho ripreso la mia forma fisica, Tresor non si stanca mai di giocare, vuole sempre passeggiare.
Passarono i mesi, il viaggio dentro me stessa mi modificava ogni secondo.
Mi sentivo migliore. Positiva. Il giallo era il mio colore preferito.
Ammiravo il sole e la sua forza di resistere anche nelle tempeste.
Ammiravo la luna con il suo colore magico che ti fa sognare.
Più di tutto ammiravo il tramonto, che porta da sempre lo stesso nome ma non è mai scontato.


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