Taormina, von der Leyen: “la migrazione è usata come un’arma per seminare il panico e dividerci”

Il presidente della Commissione europea interviene agli Study Days del PPE e denuncia l'utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione contro l'Unione. Annunciato un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze entro fine anno: "siamo noi a decidere chi può entrare".

L’immigrazione come strumento di pressione e destabilizzazione dell’Unione europea. È uno dei temi centrali affrontati dal presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento agli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), inaugurati oggi, lunedì 12 ottobre, a Taormina. Le giornate di studio, che proseguiranno fino a giovedì 15 ottobre, riuniscono gli eurodeputati popolari per discutere la visione politica e le priorità del Gruppo in vista del 2029. Tra le questioni al centro del confronto figura proprio la gestione dei flussi migratori, con particolare attenzione alle situazioni di emergenza che possono verificarsi lungo i confini dell’Unione. Nel suo discorso, von der Leyen ha richiamato l’attenzione su un fenomeno che, secondo la presidente della Commissione, sta assumendo caratteristiche sempre più complesse: l’utilizzo dei movimenti migratori da parte di Stati e altri soggetti come strumento per esercitare pressioni politiche sull’Europa.

Von der Leyen a Taormina: “la migrazione viene ormai usata come un’arma”

La presidente della Commissione europea ha sottolineato come la questione migratoria non possa più essere considerata esclusivamente attraverso la prospettiva delle persone che fuggono dai conflitti o cercano condizioni di vita migliori. Secondo von der Leyen, esistono situazioni nelle quali i movimenti di persone vengono deliberatamente organizzati per mettere in difficoltà le autorità europee e creare divisioni tra gli Stati membri. “La migrazione non riguarda più soltanto individui in fuga da conflitti o in cerca di una vita migliore. La verità sconcertante è che la migrazione viene ormai usata come un’arma. Stati e attori non statali orchestrano movimenti di massa di persone con un obiettivo chiaro: sopraffare le autorità, seminare il panico, dividerci. Situazioni come quella di Ceuta sono emergenze che richiedono strumenti di emergenza”, ha dichiarato. Il riferimento a Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana, è stato utilizzato dalla presidente per evidenziare la necessità di strumenti europei specifici in grado di affrontare situazioni eccezionali ai confini dell’Unione.

Immigrazione, entro fine anno un nuovo quadro europeo per le emergenze

Nel corso dell’intervento, Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea presenterà entro la fine del 2026 nuove proposte per la gestione delle emergenze migratorie. L’iniziativa era già stata anticipata dalla presidente durante il discorso sullo stato dell’Unione e punta a definire un quadro comune di risposta alle situazioni di particolare criticità. “Ecco perché, nel discorso sullo stato dell’Unione, ho annunciato un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze. Presenteremo le nostre proposte prima della fine dell’anno“, ha spiegato von der Leyen. L’obiettivo annunciato è dotare l’Unione europea di strumenti per affrontare le emergenze legate ai movimenti migratori utilizzati come mezzo di pressione nei confronti degli Stati membri. Il presidente non ha illustrato, nelle dichiarazioni riportate, i dettagli operativi delle future misure, rinviando alle proposte che saranno presentate dalla Commissione.

“Siamo noi europei a decidere chi può entrare nell’Unione»

Uno dei passaggi più significativi del discorso riguarda il principio secondo cui devono essere le istituzioni europee a stabilire le condizioni di ingresso nell’Unione, senza subire condizionamenti da soggetti esterni. “Il concetto fondamentale è semplice: siamo noi europei a decidere chi può entrare nella nostra Unione e a quali condizioni, non i nostri avversari”, ha ribadito Ursula von der Leyen. Una dichiarazione con la quale la presidente della Commissione ha voluto riaffermare la necessità di una gestione europea delle frontiere e di una risposta condivisa alle situazioni di emergenza. Il tema della sicurezza dei confini e della gestione dell’immigrazione si inserisce così tra le priorità politiche che il Gruppo PPE intende affrontare nel percorso verso il 2029.