Sono arrivati gli ‘mpanicati della benzina

Dalla psicosi del Covid a quella del pieno: città paralizzata, code chilometriche sul raccordo e pompe a secco per la paura di 4 giorni di sciopero. Così il delirio collettivo regala incassi record ai petrolieri e mette a rischio lavoratori e soccorsi

  • file distributori crisi carburante
  • file distributori crisi carburante
  • file distributori crisi carburante
/

Li avevamo lasciati a fare scorte compulsive di lievito di birra, amuchina e carta igienica, chiusi in casa con tre mascherine sovrapposte mentre spiavano i vicini dal balcone. Pensavamo fossero spariti, e invece no: gli ‘mpanicati non muoiono mai, cambiano solo palcoscenico. Oggi, nell’era dei social network dove l’analfabetismo funzionale galoppa più veloce del buonsenso, salutiamo il trionfale ritorno della categoria con il loro nuovo capolavoro: la psicosi del carburante. A Reggio e in gran parte della Calabria va in scena il cortocircuito logico perfetto. Da domani, venerdì 16 ottobre, gli autotrasportatori hanno proclamato quattro giorni di sciopero fino al 20 ottobre per protestare contro il caro carburante. Una protesta locale, che riguarda la Calabria e qualche spicchio di Mezzogiorno, non certo una paralisi continentale. Nelle intenzioni dei promotori, lo sciopero vorrebbe dare un segnale duro: bloccare i consumi per evitare di arricchire le compagnie petrolifere e impedire allo Stato di banchettare con le accise. Risultato? Esattamente l’opposto.

Presi dal terrore ancestrale di restare a secco, migliaia di reggini si sono riversati in massa ai distributori fin dalle prime ore del mattino, regalando ai colossi del petrolio il giorno d’incassi più clamoroso dell’anno. La protesta contro i profitti dei petrolieri trasformata, in mezza giornata di isteria collettiva, nella loro festa aziendale.

C’è da rimanere allibiti. Stiamo attraversando una crisi energetica mondiale senza precedenti: i prezzi di petrolio e benzina sono alle stelle ovunque. Eppure, in questo disastro globale, l’Italia è paradossalmente uno dei Paesi occidentali più tutelati: altrove in Europa benzina e diesel hanno abbondantemente sfondato i 2,50 euro al litro, mentre da noi, grazie al price cap e ai provvedimenti governativi, la verde resta sotto i 2 euro e il gasolio sotto i 2,20. Non c’è alcuna penuria di scorte, le raffinerie lavorano a pieno regime, non manca una sola goccia di greggio. E noi, in Calabria, che facciamo? Ci diamo la classica zappa sui piedi, scatenando una guerra tra poveri.

La profezia che si autoavvera è servita: se diecimila automobili corrono contemporaneamente alle pompe senza alcuna reale necessità, le cisterne si svuotano sul serio. Non per colpa dello sciopero, ma per colpa della stupidità di massa. Vedere per credere quello che sta accadendo nelle strade. La zona nord della città, tra Pentimele e Santa Caterina – dove insistono quattro o cinque stazioni di rifornimento fuori dal centro –, è totalmente paralizzata. Traffico al collasso, automobili parcheggiate in doppia e tripla fila, gente che imbocca le traverse contromano pur di guadagnare tre metri nella serpentina della vergogna. Sul raccordo autostradale la situazione tocca vette di follia pura: oltre cinquecento metri di coda compressi tra la corsia di marcia e la cunetta, con persone disposte a buttare oltre un’ora della propria vita col motore acceso per fare venti euro di rifornimento. Le foto a corredo dell’articolo non sono realizzate con l’intelligenza artificiale: è la corsia Nord della tangenziale di Reggio Calabria, tra Ravagnese e Arangea, pochi minuti fa.

Viene da farsi una domanda elementare: ma queste centinaia di automobilisti incolonnati per ore hanno davvero il serbatoio vuoto? E soprattutto: dove diamine devono andare? Devono attraversare il deserto dei Tartari nel fine settimana? Fanno cinquecento chilometri al giorno per lavoro? Ammesso e non concesso che per quattro giorni le autobotti non dovessero rifornire le pompe cittadine, martedì lo sciopero sarà già archiviato e i camion torneranno a viaggiare regolarmente. Rimanere a secco in un tragitto casa-lavoro da cinque chilometri al giorno è un’impresa statisticamente impossibile, a meno che non si scelga deliberatamente di perdere il controllo della ragione. E sono gli stessi geni che prendono in giro chi ha scelto l’auto elettrica e oggi fa in pieno gratis a casa con l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico!

Tutto questo avrebbe quasi un risvolto comico se non si traducesse in un grave problema di ordine pubblico e sicurezza collettiva. Questa paranoica caccia all’ultima goccia crea un danno intollerabile a chi il carburante lo usa davvero per vivere: lavoratori, pendolari, corrieri e partite IVA a cui viene impedito di fare rifornimento da chi, con mezza giornata libera e nulla da fare, intasa la carreggiata.

Peggio ancora: bloccare le arterie stradali e prosciugare i distributori mette a repentaglio il transito e l’approvvigionamento dei mezzi di soccorso, delle ambulanze del 118, dei trasporti salvavita e delle pattuglie delle forze dell’ordine. Su questo fronte non c’è sarcasmo che tenga: serve un intervento drastico, immediato e severo delle autorità e della polizia municipale per sciogliere gli assembramenti di lamiere, sgomberare gli accessi abusivi e sanzionare chi viola le norme di circolazione mettendo in trappola un’intera città.

La psicosi non abbassa i prezzi, non riempie la pancia e non risolve le vertenze sindacali: crea solo disagi a catena e rende ridicoli agli occhi del resto del Paese. Spegnete i telefoni, tirate il freno a mano e tornate alla realtà: le pompe di benzina non chiudono per sempre, le scorte ci sono e il mondo non finisce lunedì. È ora di smetterla di fare i pazzi. Se pazzi non lo siete davvero.