Sondaggi politici, Sud chiama Nord all’1,5%: il dato che può pesare sugli equilibri tra i due poli | DETTAGLI

Il sondaggio Piepoli per La7 fotografa un confronto strettissimo tra campo largo e centrodestra: con Schlein il centrosinistra è al 43% contro il 41,5%, con Conte resta al 43% contro il 42%. Sud chiama Nord è stabile all’1,5% in entrambi gli scenari

Il dato, preso da solo, può sembrare piccolo. Ma in uno scenario politico nazionale nel quale i due principali schieramenti risultano separati da appena uno o un punto e mezzo percentuale, quell’1,5% attribuito a Sud chiama Nord dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli per La7 assume un peso politico potenzialmente rilevante. La rilevazione presentata a Coffee Break mette infatti a confronto due scenari diversi per la guida del cosiddetto campo largo. Nel primo, con Elly Schlein leader della coalizione, il centrosinistra viene stimato complessivamente al 43%, contro il 41,5% del centrodestra.

Nel secondo, con Giuseppe Conte alla guida, il campo largo resta ancora al 43%, mentre il centrodestra sale al 42%. In entrambi i casi, Sud chiama Nord rimane all’1,5%.  È proprio questo incastro numerico a spiegare perché Cateno De Luca abbia deciso di rilanciare il tema della collocazione nazionale del movimento. Il leader di Sud chiama Nord non annuncia ancora con quale schieramento intenda dialogare in via definitiva, ma chiarisce che le interlocuzioni sono in corso e che una decisione arriverà a breve.

Sondaggi Piepoli, campo largo al 43% con Schlein: centrodestra al 41,5%

Nel primo scenario elaborato dall’Istituto Piepoli, quello con Elly Schlein leader del campo largo, il blocco di centrosinistra raggiunge complessivamente il 43%. All’interno dello schieramento, il Partito Democratico è indicato al 20,5%, il Movimento 5 Stelle al 12,5%, Alleanza Verdi e Sinistra al 7%, mentre +Europa si colloca all’1% e altre componenti minori completano il quadro. Sul fronte opposto, il centrodestra viene stimato al 41,5%. Il primo partito è Fratelli d’Italia, indicato al 27,5%, seguito da Forza Italia al 7,5%, dalla Lega al 5% e da Noi Moderati all’1,5%. La differenza tra i due blocchi è quindi di appena 1,5 punti percentuali. È esattamente la stessa percentuale attribuita dal sondaggio a Sud chiama Nord. La rilevazione di La7 sottolinea inoltre che Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, dato al 7,5%, viene rappresentato separatamente dal totale del centrodestra preso in considerazione nello scenario. Questo elemento è importante perché dimostra quanto la fotografia delle coalizioni dipenda dalle effettive scelte di alleanza che verranno compiute prima del voto.

Con Conte leader cambiano i partiti, ma il campo largo resta al 43%

Il secondo scenario è forse ancora più interessante perché prova a misurare ciò che accadrebbe se fosse Giuseppe Conte, e non Schlein, a guidare il campo largo. Il dato complessivo della coalizione non cambia: sempre 43%. Cambia, però, la distribuzione interna dei consensi. Secondo quanto spiegato da Livio Gigliuto dell’Istituto Piepoli, con Conte leader il Partito Democratico scenderebbe dal 20,5% al 19%, perdendo un punto e mezzo, mentre il Movimento 5 Stelle salirebbe dal 12,5% al 14%, recuperando esattamente la stessa quota. Azione crescerebbe inoltre dal 3% al 3,5%. La somma del campo largo, però, resterebbe sostanzialmente invariata al 43%.  Nel secondo scenario il centrodestra arriva al 42%, con Fratelli d’Italia al 28%, Forza Italia al 7,5%, Lega al 5% e Noi Moderati all’1,5%. Il divario con il campo largo si riduce così ad appena un punto percentuale. Ancora una volta, Sud chiama Nord è indicato all’1,5%.

Sud chiama Nord all’1,5% in entrambi gli scenari

Ed è qui che la rilevazione assume una particolare rilevanza per il movimento fondato da Cateno De Luca. Nelle due simulazioni cambia il leader del campo largo, cambiano alcuni equilibri interni tra Pd e Movimento 5 Stelle, cambia leggermente anche la consistenza del centrodestra, ma Sud chiama Nord resta fermo all’1,5%. La percentuale è la stessa già rilevata dall’Istituto Piepoli il 25 settembre, quando il movimento figurava tra le forze esterne alle due principali coalizioni con l’1,5% dei consensi stimati.  In termini puramente aritmetici, l’1,5% di Sud chiama Nord è quindi paragonabile all’intero distacco che separa campo largo e centrodestra nel primo scenario e superiore alla distanza di un punto registrata nel secondo. Questo non significa automaticamente che il movimento possa “decidere” da solo il risultato delle future elezioni. Il dato di un sondaggio non coincide infatti con il risultato elettorale, e la traduzione dei voti in seggi dipenderà dalla legge elettorale, dalla composizione effettiva delle coalizioni, dalle candidature e dalla distribuzione territoriale dei consensi. Ma la rilevazione mostra con chiarezza perché anche una forza accreditata dell’1,5% possa diventare rilevante nella trattativa politica quando i due poli principali si trovano a distanza così ridotta.

Cosa accadrebbe sommando l’1,5% di Sud chiama Nord ai due schieramenti

Il dato permette anche un semplice esercizio aritmetico, che non rappresenta una previsione elettorale ma aiuta a comprendere la dimensione politica dell’1,5%. Nello scenario con Schlein leader, il campo largo è al 43% e il centrodestra al 41,5%. Se, per pura ipotesi matematica, l’intero 1,5% attribuito a Sud chiama Nord si aggiungesse al centrodestra senza spostamenti di consenso, i due blocchi arriverebbero entrambi al 43%. Se invece quella percentuale si sommasse al campo largo, quest’ultimo raggiungerebbe il 44,5% contro il 41,5%. Nello scenario con Conte leader, il campo largo è ancora al 43% e il centrodestra al 42%. Sommando aritmeticamente l’1,5% di Sud chiama Nord al centrodestra, quest’ultimo arriverebbe al 43,5%; aggiungendolo invece al campo largo, quest’ultimo salirebbe al 44,5%. Si tratta naturalmente di calcoli teorici. Gli elettori di un partito non sono un blocco trasferibile automaticamente da uno schieramento all’altro e un’alleanza può modificare le intenzioni di voto degli stessi elettori. Tuttavia, il confronto numerico rende evidente quanto sia ristretto il margine fotografato da Piepoli.

De Luca: “basta guardare questi numeri per capire quanto Sud chiama Nord possa essere determinante”

È proprio su questo dato che interviene Cateno De Luca, che legge la rilevazione come una conferma della capacità del movimento di inserirsi nella partita nazionale. Il leader di Sud chiama Nord afferma: “nel campo largo si cerca il leader, ma la sostanza e i numeri del centrosinistra non cambiano. Lo chiarisco subito che non ambisco a questo ruolo. Come si evince dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli per La7, oggi il campo largo rappresenta il 43% dei voti, mentre il centrodestra staziona tra il 41,5% e il 42%. Quindi, se si votasse oggi, vincerebbe il centrosinistra. E Sud chiama Nord? In entrambi gli scenari siamo stabili all’1,5%. Se oggi dovessimo fare una scelta di pura convenienza, la direzione sarebbe scontata: del resto, molti “pseudo politici” sono abituati a salire sul carro del vincitore. A noi però questo non importa. Noi vogliamo portare avanti le nostre battaglie e le nostre idee. Siamo abituati a faticare e lo dimostriamo tutti i giorni nei comuni che abbiamo l’onore di amministrare. Stiamo facendo le dovute valutazioni, frutto delle interlocuzioni di queste settimane, e presto scioglieremo le riserve. È tempo di decidere per tracciare la rotta nazionale. Basta guardare questi numeri per capire quanto Sud chiama Nord possa essere determinante”.

De Luca non punta alla leadership del campo largo

Un altro passaggio politicamente significativo riguarda la leadership del centrosinistra. De Luca esclude esplicitamente di ambire al ruolo attorno al quale si sta sviluppando il confronto tra Schlein e Conte. La sua attenzione è rivolta invece alla collocazione di Sud chiama Nord e alle condizioni politiche attraverso le quali il movimento potrebbe entrare in un eventuale accordo nazionale. La peculiarità del sondaggio Piepoli è che la scelta tra Schlein e Conte non modifica il risultato complessivo del campo largo: il totale resta al 43%. Cambiano però i rapporti tra Pd e M5S. Con Schlein il Pd viene dato al 20,5% e il M5S al 12,5%; con Conte il Pd scende al 19% mentre il M5S sale al 14%.  Più che la quantità complessiva dei consensi, secondo questa specifica simulazione, cambierebbe quindi la loro distribuzione interna.

Sud chiama Nord e la prospettiva di un ruolo nazionale

Per Sud chiama Nord, il punto politico è un altro: trasformare una forza nata e consolidatasi soprattutto in Sicilia in un soggetto capace di avere un peso nelle trattative nazionali. Il movimento era già stato indicato all’1,5% da Piepoli nelle rilevazioni di settembre, mentre De Luca aveva iniziato a rivendicare apertamente la possibilità che quella percentuale potesse assumere un peso maggiore in presenza di un confronto serrato tra i due grandi schieramenti. Il dato non va confuso con una quota uniforme sull’intero territorio nazionale. Come per qualsiasi forza politica, il consenso può avere una distribuzione geografica molto diversa, e per Sud chiama Nord la componente meridionale e siciliana rappresenta storicamente un elemento centrale della propria identità politica. La novità politica rivendicata da De Luca è però proprio questa: provare a portare un movimento nato nel Mezzogiorno dentro una partita che non sia più soltanto regionale.

Un partito del Sud possibile ago della bilancia, ma il precedente storico va maneggiato con cautela

L’idea che un movimento esplicitamente costruito attorno a una piattaforma meridionalista e autonomista possa diventare rilevante nella formazione delle alleanze nazionali rappresenta uno degli elementi più interessanti della fase politica descritta dal sondaggio. Sarebbe però eccessivo affermare come dato storico incontestabile che si tratterebbe della “prima volta assoluta” in cui una forza radicata nel Sud può incidere sugli equilibri nazionali. Nella storia repubblicana sono esistiti partiti e movimenti meridionali o regionalisti che hanno partecipato a coalizioni nazionali e avuto un ruolo parlamentare. La particolarità di Sud chiama Nord, qualora il quadro fotografato dai sondaggi si consolidasse, sarebbe piuttosto quella di una formazione nata in Sicilia, con un’identità esplicitamente legata alle istanze del Mezzogiorno, chiamata a negoziare la propria collocazione mentre i due principali poli sono separati da margini numericamente molto piccoli.

Il campione Piepoli e il 32% tra indecisi e astenuti

Anche la metodologia invita alla prudenza. La grafica dell’Istituto Piepoli indica una rilevazione condotta su 500 individui maggiorenni residenti in Italia, con tecnica mista CATI/CAMI/CAWI, stratificati per genere, età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza dei centri. L’indagine è stata realizzata il 28 settembre 2026. Nella stessa rilevazione viene indicato un 32% tra indecisi e astenuti. È una quota molto ampia e ricorda che le percentuali sulle intenzioni di voto descrivono soltanto chi esprime in quel momento una preferenza. I sondaggi, inoltre, hanno sempre un margine di errore statistico. Quando la differenza tra due schieramenti è di uno o un punto e mezzo, dunque, è più corretto parlare di equilibrio e distanza ridotta che trasformare quelle cifre in una previsione certa sull’esito delle elezioni.

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