Sicilia, mafia a Niscemi: la Cassazione annulla la condanna a 9 anni per l’imprenditore Ferranti

La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa di Giovanni Ferranti e dispone un nuovo processo d'appello a Caltanissetta per l'accusa di associazione mafiosa. Annullata anche l'aggravante mafiosa contestata a Paolo Rizzo per un incendio. Inammissibili altri due ricorsi

È approdato in cassazione  innanzi alla seconda sezione il troncone del processo relativo  ai ritenuti mafiosi appartenenti alla famiglia di Niscemi, riconducibile al boss Musto Alberto, che optarono per il rito abbreviato. Dopo le arringhe difensive, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto di bocciare tutti i ricorsi proposti,   all’esito della camera di consiglio la Suprema Corte ha sorprendentemente annullato la sentenza di condanna emessa il 15.12.25 dalla Corte di appello di Caltanissetta a nove anni di reclusione inflitta all’imprenditore Ferranti Giovanni, accusato  di aver assicurato l’attuazione delle direttive promananti dai membri apicali.

Si sono rivelate convincenti le argomentazioni difensive del cassazionista  Dario Vannetiello del Foro di Napoli che hanno determinato i Supremi Giudici ad annullare la sentenza relativamente alla condanna per associazione mafiosa e a disporre nuovo giudizio in appello. Sarà una diversa sezione della Corte di appello di Caltanissetta a dover rivalutare la posizione dell’imprenditore  Ferranti Giovanni. La Corte di Cassazione ha anche annullato la sentenza impugnata anche nei confronti di Rizzo Paolo, difeso dall’avv. Giuseppe Riccardo Napoli, relativamente all’aggravante mafiosa contestata rispetto ad un delitto di incendio. Infine sono stati  dichiarati inammissibili i ricorsi proposti da Caruso Mariantonietta Arabella e Piazza Francesco.