Sicilia, madre e figlio separati per cinque anni nonostante la decisione del Tribunale: Italia condannata dalla Corte europea

La Corte di Strasburgo accerta la violazione del diritto alla vita familiare. Il caso siciliano arriva in Parlamento con un'interrogazione di Ettore Rosato, su iniziativa di Diana Zingales: chiesti interventi sui ritardi della giustizia minorile e sui controlli

Una madre e un figlio rimasti separati per cinque anni, nonostante un provvedimento del tribunale che ne disponeva il ricongiungimento entro quattro mesi. È la vicenda avvenuta in Sicilia al centro di una nuova condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha accertato gravi carenze nell’esecuzione delle decisioni giudiziarie e nella tutela dei rapporti familiari. Il caso è approdato in Parlamento attraverso un’interrogazione presentata dal deputato Ettore Rosato, su iniziativa di Diana Zingales, referente del Tavolo Giustizia di Azione Sicilia.

Il caso siciliano: il Tribunale dispone il ritorno del bambino dalla madre, ma la decisione resta ineseguita

La sentenza, pronunciata l’8 ottobre 2026 nel procedimento L.Z. e D.Z. contro Italia, ha riconosciuto la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare. La controversia riguarda un bambino affidato a un’altra famiglia, per il quale il tribunale per i minorenni aveva stabilito il ritorno presso la madre entro quattro mesi, prevedendo anche l’organizzazione di incontri per mantenere il rapporto tra i due. Quelle disposizioni, tuttavia, non sono state attuate. Gli incontri non si sono mai svolti e, trascorsi cinque anni, il minore si trovava ancora presso la famiglia affidataria, che nel frattempo si era trasferita in un’altra regione senza l’autorizzazione del tribunale. Secondo la Corte di Strasburgo, il prolungarsi della separazione, insieme all’insufficienza dei controlli da parte delle autorità, ha contribuito alla progressiva rottura del legame familiare.

Rosato: “un problema sistemico che richiede interventi normativi”

La pronuncia richiama criticità già riscontrate in precedenti condanne dell’Italia, evidenziando la necessità di garantire che i provvedimenti della giustizia minorile trovino effettiva applicazione in tempi ragionevoli. “Come ha sottolineato la Corte nell’ultima pronuncia, non si tratta di un problema isolato. Nel richiamare le precedenti condanne dell’Italia per criticità analoghe, ha individuando un problema che definisce ‘sistemico’ nell’esecuzione, entro tempi ragionevoli, delle decisioni dei tribunali per i minorenni e nell’efficacia dei controlli esercitati dalle autorità giudiziarie che va quindi risolto con un intervento normativo e regolamentare”, dichiara Ettore Rosato.

Il risarcimento e la denuncia di Diana Zingales

Oltre alle conseguenze sulla vita familiare, la sentenza prevede anche un risarcimento economico. La Corte ha riconosciuto 60mila euro complessivi per danni morali e 30mila euro per le spese legali, somme che lo Stato italiano dovrà corrispondere qualora la decisione diventi definitiva. “Non è accettabile che una madre e un figlio rimangano separati per anni a causa delle criticità del nostro sistema, nonostante il tribunale avesse disposto che tornassero a vivere insieme. La vicenda, avvenuta in Sicilia, è ancora più grave se si considera che la famiglia affidataria si era trasferita con il bambino in un’altra regione senza l’autorizzazione del tribunale. La Corte europea ha accertato che, con il passare del tempo, i ritardi e l’insufficienza dei controlli hanno portato alla rottura del legame tra madre e figlio. A queste conseguenze si aggiunge anche un costo economico per lo Stato: la Corte ha riconosciuto 60.000 euro complessivi per danni morali, oltre a 30.000 euro per le spese legali. Si tratta di somme che l’Italia sarà tenuta a corrispondere se la sentenza diventerà definitiva. È inaccettabile che il nostro Paese continui a essere condannato per problemi già segnalati in passato, con conseguenze così gravi per le famiglie e ulteriori costi per lo Stato”, aggiunge Diana Zingales.

Interrogazione parlamentare: Azione chiede interventi al Governo

L’iniziativa parlamentare è rivolta al Ministro della Giustizia e al Ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità. Al centro della richiesta ci sono le misure necessarie per rendere più tempestiva l’esecuzione dei provvedimenti, migliorare la vigilanza sulla loro applicazione e rafforzare la collaborazione tra autorità giudiziarie e servizi sociali. “Con l’interrogazione, indirizzata al Ministro della Giustizia e al Ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità – prosegue Rosato – Azione chiede al Governo quali misure intenda adottare per garantire l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari in tempi ragionevoli, assicurare controlli più efficaci sulla loro attuazione e rafforzare il coordinamento tra tribunali e servizi sociali. L’obiettivo dell’iniziativa è richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di interventi concreti affinché i ritardi e le carenze nell’esecuzione delle decisioni giudiziarie non compromettano il diritto a mantenere saldi i legami affettivi tra i soggetti coinvolti”.

Rosato e zingales