Scilla può diventare il 7° Parco Marino della Calabria: il progetto per unire lo Stretto e l’Aspromonte

L'Ente per i Parchi Marini Regionali rilancia la proposta di istituire una nuova area protetta, dai fondali dello Stretto di Messina alle montagne dell'Aspromonte. Greco: un percorso condiviso con associazioni, operatori e comunità locali. Un documento è stato inviato alle istituzioni, a partire dal presidente Occhiuto

  • scilla e chianalea
    Foto di Renzo Pellicano
  • convegno su scilla settimo parco marino della calabria
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Scilla potrebbe diventare la sede del settimo Parco Marino Regionale della Calabria, dando vita a un progetto di tutela e valorizzazione capace di collegare i fondali dello Stretto di Messina alle montagne dell’Aspromonte. È questa la prospettiva rilanciata dall’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria (EPMR), guidato dal direttore generale Raffaele Greco, al termine dell’incontro “Dentro il mare ed oltre: dal Parco Marino al Parco dell’Aspromonte, per una visione integrata del territorio scillese”, promosso e organizzato da APS Chianalea e Magna Graecia Outdoor e ospitato all’Hotel Le Sirene di Scilla. L’obiettivo è costruire un modello di sviluppo che superi la tradizionale separazione tra mare e montagna, trasformando il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale del territorio in un sistema integrato di tutela e fruizione turistica durante tutto l’anno. Una proposta che, secondo l’Ente, può essere avviata senza attendere preventivamente lo stanziamento di nuove risorse economiche, partendo dal percorso di condivisione già costruito con istituzioni, associazioni, operatori economici e cittadini.

La visione alla base del progetto viene sintetizzata dall’EPMR nel concetto di “Calabria, una montagna in mezzo al mare”, un’immagine che descrive la particolare conformazione del territorio scillese, dove dalle alture di Monte Nardello, prossime ai duemila metri, si raggiungono in pochi chilometri la costa e gli ecosistemi sommersi dello Stretto. Greco ha illustrato così il significato della proposta: “Dai quasi duemila metri di Monte Nardello, all’unicità dei fondali dello Stretto di Messina, Scilla può diventare il settimo Parco Marino Regionale e il primo laboratorio compiuto di quella visione che l’EPMR ha sintetizzato nel concetto di Calabria, una montagna in mezzo al mare. Mare e montagna non più letti come due paesaggi distinti, ma in un’unica narrazione, una infrastruttura ambientale, turistica e culturale omogenea da proteggere e rendere fruibile durante tutto l’anno. E proprio in questo orizzonte, in cui le aree protette sono una ciambella di salvataggio in un pianeta che sta naufragando, l’istituzione del Parco può diventare un momento dirompente che può essere avviato subito, senza attendere preventivamente la destinazione di nuove risorse economiche”.

Un progetto nato dal territorio: istituzioni, associazioni e operatori insieme

Uno degli aspetti centrali emersi durante il confronto riguarda la partecipazione della comunità locale alla costruzione della proposta. All’incontro ha preso parte anche il Dipartimento per la Sostenibilità Ambientale della Regione Calabria, rappresentato dal dirigente Giovanni Aramini. Il direttore generale dell’EPMR ha ringraziato le associazioni promotrici per aver organizzato un momento di confronto caratterizzato da un’ampia partecipazione e da una condivisione trasversale degli obiettivi. “Questa – ribadisce Greco – è soprattutto la conferma della maturità, raggiunta da un processo autenticamente costruito dal basso, nel quale istituzioni, associazionismo, operatori, categorie produttive e comunità stanno concorrendo alla definizione di una prospettiva comune di crescita per il territorio”. La proposta di istituire il Parco Marino di Scilla si inserisce dunque in un percorso che punta a coinvolgere direttamente quanti vivono e operano nel territorio, facendo della tutela ambientale anche uno strumento di valorizzazione delle attività economiche e delle risorse locali.

Al convegno hanno partecipato, insieme a Greco e Aramini, Angela Latella, presidente di Magna Graecia Outdoor, Mimmo Bova, presidente di APS Chianalea, Giovanni Luca Bellantoni, coordinatore generale per i progetti relativi ai Parchi, Paolo Baroni e Cristina Condemi dello Scilla Diving Center, Angelo Raso di Legambiente, Piero Idone del WWF e Paolo Latella, presidente della Federazione Italiana Escursionisti della Calabria. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni, della Soprintendenza e delle Forze dell’Ordine, esperti ambientali, operatori turistici, associazioni locali della pesca e della caccia e cittadini. Una partecipazione che, secondo l’EPMR, rappresenta una base concreta per sviluppare un progetto condiviso nel quale la particolare geografia di Scilla diventi il punto di partenza per un nuovo modello di tutela e sviluppo sostenibile.

I fondali dello Stretto: laminarie, gorgonie e posidonia da tutelare

La proposta di istituire una nuova area protetta trova una delle principali motivazioni nello straordinario patrimonio di biodiversità dei fondali di Scilla, documentato anche attraverso il lavoro dello Scilla Diving Center. Durante l’incontro, Greco ha richiamato l’attenzione sulla presenza, a circa 50 metri di profondità, delle laminarie, grandi alghe brune che riescono a svilupparsi grazie alle particolari condizioni idrodinamiche dello Stretto di Messina. Accanto a queste si trovano le gorgonie bicolori, gravemente minacciate dai cambiamenti climatici, e la Posidonia oceanica, specie fondamentale per gli ecosistemi marini mediterranei. Si tratta di un patrimonio naturale che rende particolarmente significativa la prospettiva di una tutela specifica, anche alla luce della vulnerabilità degli habitat e degli effetti delle trasformazioni climatiche. Lo Stretto viene descritto come “il terzo mare della Calabria”, un ambiente caratterizzato da correnti che determinano condizioni ecologiche peculiari e che svolge una funzione di corridoio naturale per numerose specie pelagiche, tra cui tonni e pesce spada, oltre che per l’avifauna migratoria.

Dai fondali all’Aspromonte: il turismo sostenibile per tutto l’anno

La particolarità del territorio di Scilla è rappresentata dalla possibilità di attraversare, nel raggio di pochi chilometri, ambienti naturali profondamente differenti. Dalle montagne si raggiungono le caratteristiche case sull’acqua di Chianalea, per poi scendere verso i fondali dello Stretto di Messina. Questa continuità geografica, secondo l’EPMR, permette di superare il concetto di singola attrazione turistica e di sviluppare quello di prodotto-territorio, nel quale ambiente, cultura, attività sportive ed economia locale diventano elementi di una proposta integrata. In tale prospettiva assume un ruolo strategico il collegamento con il Parco Nazionale dell’Aspromonte, senza prevedere sovrapposizioni tra enti, ma costruendo itinerari e servizi capaci di accompagnare i visitatori dal mare alla montagna. Le immersioni subacquee potrebbero così integrarsi con il trekking, la scoperta dei paesaggi, le esperienze culturali e l’enogastronomia, favorendo un’offerta turistica distribuita lungo tutte le stagioni. L’obiettivo è rendere il territorio fruibile 365 giorni l’anno, ampliando le opportunità anche per le aree interne e contribuendo a superare la concentrazione dei flussi turistici nei soli mesi estivi.

Un contributo importante a questa strategia arriva dal mondo delle immersioni subacquee. La precedente tappa di “Mare Dentro” a Tropea aveva già portato all’ufficializzazione della cabina di regia regionale EPMR dei diving Calabria, una rete chiamata a collaborare nelle attività di monitoraggio, segnalazione, citizen science e intervento sui fondali. A Scilla, questa esperienza incontra una delle realtà subacquee più strutturate del territorio e un patrimonio naturalistico che può sostenere un’offerta turistica specializzata. Nello stesso quadro si inserisce il Piano di Azione Integrato Mare-Monti, elaborato dalle associazioni locali e presentato nell’ambito della consultazione pubblica del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Il documento propone la costruzione di una rete di servizi ed esperienze capace di collegare costa, sentieri, ambiente naturale e attività economiche, rafforzando il rapporto tra conservazione della biodiversità e sviluppo delle comunità.

La Regione: le aree protette come risposta ai cambiamenti climatici

Il valore ambientale e istituzionale della proposta è stato approfondito anche da Giovanni Aramini, dirigente del Settore 9 Tutela del patrimonio naturale – Parchi e aree naturali protette del Dipartimento per la Sostenibilità Ambientale della Regione Calabria. Nel suo intervento, Aramini ha richiamato le principali criticità ambientali globali, evidenziando la necessità di rafforzare gli strumenti di conservazione degli ecosistemi. Il dirigente regionale ha sottolineato che “l’aumento delle temperature, il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, l’accumulo di plastica negli oceani, le microplastiche e la contaminazione delle acque sono evidenze che non consentono più atteggiamenti negazionisti”. In questo contesto, secondo Aramini, l’istituzione di nuove aree protette può contribuire alla salvaguardia del patrimonio naturale e alla riduzione delle pressioni sugli habitat. “le aree protette possono rappresentare un argine concreto all’inquinamento, perché consentono di intervenire sull’equilibrio degli ecosistemi e sulla conservazione di habitat e specie”, ha affermato il dirigente.

La proposta del Parco Marino di Scilla si colloca inoltre nel quadro degli obiettivi europei definiti dalla Strategia per la biodiversità 2030 e dal Regolamento sul ripristino della natura. L’orientamento emerso durante il confronto è quello di avviare prima possibile lo strumento di tutela, consentendo agli investimenti di accompagnarne successivamente la crescita. La protezione degli ecosistemi viene così considerata non soltanto un’esigenza ambientale, ma anche un’opportunità per intercettare la crescente domanda di turismo lento e sostenibile, valorizzando il ruolo delle comunità locali nella gestione e nella fruizione del patrimonio naturale. Il collegamento tra mare e montagna rappresenterebbe, in questa prospettiva, uno degli elementi distintivi del futuro Parco, con la possibilità di promuovere esperienze diversificate e sostenere le economie del territorio.

Dal confronto del 31 marzo al documento inviato al presidente Occhiuto

Il percorso verso la possibile istituzione del settimo Parco Marino Regionale non nasce con l’ultimo incontro, ma rappresenta l’evoluzione di un confronto avviato nei mesi precedenti. Già il 31 marzo un primo appuntamento pubblico aveva riunito istituzioni, associazioni, operatori del mare, imprese turistiche, guide, professionisti e rappresentanti del mondo scientifico attorno alla proposta. Nei mesi successivi il progetto ha raccolto ulteriori adesioni, coinvolgendo anche categorie direttamente interessate dalle future regole di gestione dell’area protetta, a partire dai pescatori, dagli operatori subacquei e dal mondo dell’associazionismo. Per il direttore generale Raffaele Greco, questa partecipazione dimostra come a Scilla stia prendendo forma un processo costruito dal basso, nel quale le scelte per il futuro del territorio vengono discusse e condivise con i soggetti coinvolti. Un modello che l’Ente considera una base importante per accompagnare la proposta verso le successive fasi istituzionali.

Il confronto territoriale ha già prodotto un documento indirizzato alle istituzioni, con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto tra i primi destinatari, per favorire il passaggio dalla fase della partecipazione a quella delle decisioni. L’Ente per i Parchi Marini Regionali ha espresso soddisfazione per il proprio coinvolgimento nella cabina di regia del percorso, in coerenza con la funzione di raccordo tra tutela ambientale, conoscenza scientifica, fruizione del patrimonio naturale e sviluppo sostenibile delle aree marine regionali. La prospettiva è quella di fare di Scilla un territorio nel quale la protezione degli ecosistemi dello Stretto e la valorizzazione dell’Aspromonte possano procedere insieme, attraverso una progettazione condivisa che coinvolga istituzioni, attività produttive e comunità. L’istituzione del Parco Marino resta una proposta da tradurre in decisioni formali, ma il percorso partecipativo avviato rappresenta, secondo l’EPMR, una base concreta dalla quale partire per realizzare il progetto.

EPMR-SCILLA