Renzi chiude la Leopolda e sfida Meloni: “se il centrosinistra resta unito, la partita è chiusa. A Conte chiedo tre garanzie”

Il leader di Italia Viva rilancia l’unità del centrosinistra, apre le porte di Casa Riformista ai centristi e ai riformisti di Forza Italia e risponde a Giuseppe Conte con tre richieste precise: “mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”

La 14esima edizione della Leopolda si chiude con Matteo Renzi che rilancia con forza la prospettiva di un centrosinistra unito in vista della prossima sfida elettorale nazionale. Dal palco di Firenze, il leader di Italia Viva costruisce il suo intervento conclusivo attorno a un messaggio politico netto: secondo Renzi, la partita con Giorgia Meloni si giocherà sulla capacità o meno delle opposizioni di restare insieme.  Il riferimento alla presidente del Consiglio è diretto e si intreccia con quello al Quirinale, già evocato da Renzi durante i giorni della kermesse. Ma il discorso va oltre il duello con Meloni: Renzi apre esplicitamente le porte di Italia Viva-Casa Riformista ai centristi e ai riformisti di Forza Italia e risponde alle richieste di garanzie provenienti da Giuseppe Conte mettendo a sua volta sul tavolo tre condizioni politiche.

Renzi: “o Meloni vince e poi va al Quirinale, oppure va a casa”

Il passaggio più forte dell’intervento riguarda proprio il futuro della presidente del Consiglio e il rapporto di forza tra centrodestra e opposizioni. Renzi afferma: “c’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale, prende tutto. Oppure va a casa. La partita è secca. Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore de lo abbiamo noi”. La dichiarazione arriva al termine della Leopolda e sintetizza la linea portata avanti dal leader di Italia Viva durante la tre giorni fiorentina: evitare nuove divisioni nel campo alternativo al centrodestra e costruire una coalizione in grado di presentarsi compatta alle prossime elezioni politiche. Quello espresso da Renzi è naturalmente un giudizio politico e una previsione del leader di Italia Viva, non un dato oggettivo sull’esito di future elezioni. Ma la frase fotografa con chiarezza la strategia che l’ex presidente del Consiglio intende seguire: trasformare la competizione elettorale in un confronto diretto tra il blocco guidato da Meloni e un’alleanza di centrosinistra il più possibile ampia.

Leopolda, Renzi insiste sull’unità del centrosinistra

Il tema dell’unità ha attraversato tutta la Leopolda. Già nelle giornate precedenti Renzi aveva sostenuto che continuare a litigare all’interno del centrosinistra avrebbe significato, nella sua lettura, favorire il centrodestra e aumentare le possibilità di una futura candidatura di Meloni al Quirinale. Il leader di Italia Viva ha quindi scelto di presentarsi in una veste più unitaria rispetto alle contrapposizioni che hanno segnato a lungo i rapporti tra le diverse anime dell’opposizione. La metafora del “calcio di rigore” utilizzata nel discorso finale serve proprio a ribadire questo concetto: per Renzi, la possibilità di competere passa dalla capacità di non disperdere il consenso attraverso divisioni interne. Nel suo schema politico, la questione non riguarda soltanto la somma dei partiti ma anche la costruzione di un perimetro condiviso, di regole comuni e di un programma sufficientemente definito da evitare nuove rotture durante la fase elettorale o successivamente.

Casa Riformista apre ai centristi e ai riformisti di Forza Italia

Il secondo passaggio rilevante riguarda l’allargamento dell’area di Italia Viva-Casa Riformista. Renzi apre le porte a “tutti i centristi, anche i riformisti di Forza Italia”. Un messaggio che aveva già esplicitato nelle ore precedenti, quando dal palco della Leopolda aveva rivolto un appello diretto agli esponenti più moderati ed europeisti del partito guidato da Antonio Tajani. Renzi aveva dichiarato: “lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnala arriverà a breve”.

Renzi e il “Kraken”: dalla provocazione social alla linea unitaria

Nel corso della Leopolda è tornato anche il soprannome social del “Kraken”, che lo stesso Renzi ha utilizzato ironicamente. L’immagine era nata nel dibattito politico e sui social per descrivere la capacità dell’ex premier di muoversi tra alleanze, partiti e rapporti di forza. Alla Leopolda, tuttavia, Renzi cerca di rovesciare quella rappresentazione e di presentarsi soprattutto come elemento utile alla costruzione di un fronte unitario.La sua linea è infatti quella di ridurre le tensioni interne al centrosinistra, senza però rinunciare a porre condizioni politiche precise. È qui che entra in gioco il rapporto con Giuseppe Conte.

Conte chiede garanzie, Renzi replica con tre condizioni

Il confronto con il leader del Movimento 5 Stelle resta uno dei nodi più delicati della costruzione dell’alleanza. Conte aveva chiesto garanzie sulla presenza di Renzi nel perimetro del centrosinistra, arrivando a rivolgersi alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Renzi aveva inizialmente replicato con una battuta, ricordando una frase attribuita a Clint Eastwood: “se vuoi una garanzia, comprati un tostapane”. Nel discorso conclusivo cambia però registro e risponde sul piano politico: “anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”.

“Mai più Salvini al Viminale”

La prima delle tre condizioni formulate da Renzi riguarda Matteo Salvini. “Mai più Salvini al Viminale” è il primo punto indicato dal leader di Italia Viva. Il riferimento politico è alle precedenti esperienze di governo del Movimento 5 Stelle, in particolare alla stagione del primo governo Conte, quando Lega e M5S governarono insieme e Salvini ricoprì l’incarico di ministro dell’Interno. Renzi utilizza dunque quella stagione per fissare un paletto rispetto alla futura costruzione dell’alleanza. Il messaggio rivolto a Conte è chiaro: secondo il leader di Italia Viva, la partecipazione a un fronte comune dovrebbe implicare la garanzia di non riproporre formule politiche analoghe.

“Mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri”

La seconda condizione indicata da Renzi è: “mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri”. Anche in questo caso il riferimento è alla Lega e al ruolo avuto da Giancarlo Giorgetti nei governi degli ultimi anni. Renzi inserisce il nome di Giorgetti nello stesso schema politico utilizzato per Salvini, chiedendo che l’eventuale alleanza di centrosinistra non possa essere seguita da nuove convergenze di governo con esponenti leghisti. Si tratta di un modo per chiedere a Conte una collocazione politica considerata da Italia Viva non reversibile dopo il voto.

La terza garanzia: “mai dalla parte di Donald Trump”

Il terzo punto riguarda invece la politica internazionale. Renzi chiede infatti: “che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. Qui il terreno cambia e riguarda la collocazione internazionale della futura coalizione. Durante la Leopolda Renzi ha più volte insistito sull’europeismo, sul rapporto con l’Occidente e sull’identità riformista del progetto politico che intende costruire. La richiesta formulata a Conte mira dunque a chiarire anche il profilo internazionale dell’alleanza, evitando posizioni che Renzi considera incompatibili con la propria impostazione politica.