Reggio Calabria, la Festa di San Bruno si chiude con l’appello del vescovo Di Pietro: “emergenza educativa, formiamo operatori di pace”

Grande partecipazione nella parrocchia di San Bruno per la conclusione dei dieci giorni di celebrazioni. Il vescovo di Locri-Gerace richiama famiglie, scuole e istituzioni dopo il recente episodio di violenza a Siderno. Rinnovato il legame storico tra il santo, Reggio Calabria e la tradizione certosina

Un appello alla pace, alla fraternità e a una maggiore attenzione verso il disagio delle nuove generazioni. È il messaggio che mons. Cesare Di Pietro, vescovo di Locri-Gerace, ha rivolto alla comunità di Reggio Calabria durante la solenne concelebrazione eucaristica che ha concluso la tradizionale Festa di San Bruno, fondatore dell’Ordine Certosino. Dieci giorni di celebrazioni, preghiera, incontri comunitari e iniziative culturali hanno riunito numerosi fedeli e famiglie attorno alla figura del santo, profondamente legata alla storia religiosa della Calabria e della città dello Stretto. La celebrazione conclusiva, particolarmente partecipata, si è svolta nella parrocchia reggina dedicata a San Bruno, nell’anniversario della sua morte, ed è stata presieduta dal vescovo insieme a mons. Angelo Casile, parroco della comunità, e a don Giacomo D’Anna, parroco dell’Itria. Nel corso dell’omelia, Di Pietro ha richiamato l’eredità spirituale del fondatore dei Certosini, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà educative della società contemporanea e sulla necessità di accompagnare i giovani attraverso l’ascolto e la vicinanza delle comunità.

L’appello del vescovo dopo la violenza a Siderno: “Siamo chiamati a formare operatori di pace e di fraternità”

Particolarmente significativa è stata la parte conclusiva dell’omelia, nella quale mons. Cesare Di Pietro ha affrontato il tema dell’emergenza educativa, prendendo spunto dal recente episodio di violenza che ha coinvolto un giovane indiano a Siderno. Un fatto che ha offerto al presule l’occasione per richiamare l’attenzione sulle fragilità che attraversano il mondo giovanile e sulle responsabilità educative dell’intera società. Il vescovo ha rivolto un appello alle famiglie, alla scuola, alle associazioni e alle parrocchie, invitandole a essere maggiormente presenti nella vita delle nuove generazioni e a sviluppare una maggiore capacità di ascoltarne le inquietudini, le domande e le difficoltà, spesso nascoste e difficili da riconoscere. “Siamo chiamati a formare operatori di pace e di fraternità”, ha affermato Di Pietro, sollecitando la comunità ecclesiale e civile a non rimanere indifferente davanti ai segnali di disagio. Un richiamo alla responsabilità collettiva che ha collegato il messaggio spirituale di San Bruno alle sfide del presente, individuando nell’educazione alla pace, nella solidarietà e nell’attenzione verso gli altri strumenti fondamentali per costruire relazioni più autentiche e una società capace di prendersi cura dei più giovani.

La spiritualità di San Bruno e il profondo legame con la Calabria

Nella sua riflessione, il vescovo ha invitato i fedeli a riscoprire la grande eredità spirituale lasciata da San Bruno di Colonia, ricordando come l’esperienza certosina abbia trovato in Calabria un territorio particolarmente favorevole, già segnato dalla presenza del monachesimo orientale. L’arrivo del santo si inserì infatti in una tradizione religiosa consolidata, contribuendo a rendere la regione uno dei luoghi più significativi della storia del monachesimo cristiano. Mons. Di Pietro ha richiamato anche la testimonianza degli eremiti che ancora oggi scelgono una vita caratterizzata dal silenzio, dalla contemplazione e dalla preghiera, indicando nella figura di San Bruno un esempio capace di parlare anche all’uomo contemporaneo. Il significato più profondo dell’esistenza, secondo il messaggio proposto durante l’omelia, si ritrova nell’ascolto di Dio e nel servizio ai fratelli. La celebrazione ha rappresentato così non soltanto la conclusione dei festeggiamenti religiosi, ma anche un momento di riflessione sulla capacità della spiritualità certosina di offrire risposte alle inquietudini della società attuale, richiamando valori come la pace interiore, l’attenzione agli altri e la fraternità.

La benedizione delle panelle e il gemellaggio con il Santuario di Santa Maria del Bosco

Come da tradizione, al termine della celebrazione eucaristica si è svolta la benedizione e distribuzione delle “panelle” di San Bruno, un gesto simbolico che richiama la carità e l’attenzione verso i poveri, elementi centrali della spiritualità certosina. La Festa ha inoltre rappresentato un’occasione per rinnovare il legame che unisce la comunità parrocchiale reggina ai luoghi bruniani della Calabria, un rapporto che nel corso degli anni si è consolidato attraverso i tradizionali pellegrinaggi a Serra San Bruno. Un ulteriore passo in questa direzione è stato compiuto nel 2023 con la sottoscrizione del gemellaggio spirituale con il Santuario di Santa Maria del Bosco, luogo particolarmente significativo nella vita del santo, che vi trascorse gli ultimi anni della propria esistenza e morì il 6 ottobre 1101. Il rapporto con Serra San Bruno rappresenta ancora oggi un elemento importante nell’identità religiosa della parrocchia reggina, mantenendo viva una tradizione di fede e devozione che attraversa generazioni e territori differenti. La partecipazione alle celebrazioni e alle iniziative comunitarie testimonia la continuità di questo legame, alimentato dal ricordo della presenza del santo nella regione e dalla diffusione del suo messaggio spirituale.

San Bruno e Reggio Calabria: la tradizione della sosta in preghiera e il rifiuto dell’arcidiocesi

Il rapporto tra San Bruno e Reggio Calabria affonda le proprie radici in una tradizione storica e religiosa particolarmente significativa. Secondo il racconto tramandato dalla comunità, tra il 1089 e il 1090 il santo sostò in preghiera proprio nel luogo in cui oggi sorge la parrocchia a lui dedicata, durante la permanenza in città di papa Urbano II e del conte Ruggero d’Altavilla. In quella circostanza gli sarebbe stata proposta la guida dell’arcidiocesi reggina, incarico che Bruno rifiutò per rimanere fedele alla propria vocazione contemplativa, scegliendo successivamente di ritirarsi nelle Serre calabresi. Un episodio che occupa un posto centrale nella memoria religiosa del quartiere e che contribuisce a spiegare la particolare devozione custodita dalla comunità parrocchiale. La presenza del santo nella tradizione cittadina è stata valorizzata anche attraverso la scelta di dedicargli una chiesa, rendendo il luogo di culto un punto di riferimento per la diffusione della spiritualità certosina nel territorio reggino. Una storia che intreccia la memoria medievale della città con la nascita e lo sviluppo della comunità religiosa contemporanea.

La prima chiesa al mondo dedicata a San Bruno e la nascita della parrocchia nel 1957

La devozione al fondatore dell’Ordine Certosino accompagna la comunità reggina da quasi settant’anni attraverso la presenza della parrocchia dedicata al santo. La sua istituzione risale al 27 giugno 1957, quando l’arcivescovo Giovanni Ferro e il primo parroco, don Mario Manca, promossero la nascita della nuova realtà ecclesiale. L’attuale edificio religioso venne successivamente benedetto il 27 maggio 1962. Una scelta particolarmente significativa, poiché, secondo la ricostruzione tramandata dalla comunità, quella reggina fu la prima chiesa al mondo dedicata a San Bruno, fondatore dei Certosini. Il luogo di culto rappresenta da allora un riferimento religioso e identitario per il quartiere, custodendo testimonianze materiali e tradizioni che ricordano il rapporto tra il santo e la città. La storia della parrocchia si intreccia così con quella della devozione popolare, conservando il ricordo di episodi, figure e oggetti sacri che hanno contribuito a mantenere viva nei secoli la memoria bruniana a Reggio Calabria.

La storia di “San Brunello”, la statua settecentesca legata a un naufragio

Tra le testimonianze più preziose conservate nella chiesa figura la statua lignea settecentesca di San Bruno, conosciuta affettuosamente dai reggini come “San Brunello”. All’effigie è legata una tradizione popolare che racconta una grazia attribuita all’intercessione del santo e risalente al 1730. Secondo il racconto tramandato, il messinese Matteo Spadaro sarebbe riuscito a salvarsi da un naufragio grazie a una luce proveniente da una chiesetta dedicata a San Bruno, che durante la notte gli avrebbe indicato la direzione per raggiungere la riva. In segno di riconoscenza, Spadaro avrebbe deciso di sciogliere un voto facendo realizzare e donando la statua del santo. Le dimensioni contenute della scultura portarono ben presto i fedeli a chiamarla familiarmente “San Brunello”, denominazione che nel tempo finì per identificare prima la contrada e successivamente l’intero quartiere reggino. Una vicenda che continua a occupare un posto significativo nella memoria collettiva del territorio, collegando la devozione religiosa alla storia dei luoghi e delle comunità. Accanto alla statua è custodita anche un’antica campana in bronzo risalente al 1754, ulteriore testimonianza della secolare presenza della tradizione bruniana nella città dello Stretto.

Dieci giorni di celebrazioni e un messaggio di pace per la comunità reggina

Con la solenne concelebrazione eucaristica si è conclusa un’edizione particolarmente partecipata della Festa di San Bruno a Reggio Calabria, che per dieci giorni ha coinvolto fedeli, famiglie e devoti attraverso appuntamenti religiosi, momenti di preghiera, incontri comunitari e iniziative culturali. Le celebrazioni hanno rinnovato il rapporto tra la parrocchia reggina, la storia del fondatore dei Certosini e i luoghi della Calabria legati alla sua esperienza spirituale. Ma soprattutto hanno offerto l’occasione per riflettere sul ruolo educativo e sociale della comunità ecclesiale, chiamata a confrontarsi con le difficoltà delle nuove generazioni e con le tensioni che attraversano la società contemporanea. Il messaggio affidato da mons. Cesare Di Pietro ai presenti ha posto al centro l’importanza di non ignorare il disagio giovanile e di promuovere una cultura fondata sulla vicinanza, sulla responsabilità e sulla solidarietà. Una riflessione che riassume il significato dell’intera giornata e l’attualità della testimonianza spirituale di San Bruno: “educare alla pace, all’ascolto e alla fraternità.”