“L’inaugurazione del nuovo ponte di collegamento tra il Parco Lineare Sud e il lungomare di Reggio Calabria rappresenta un’occasione importante non soltanto per la riqualificazione urbana e la valorizzazione del fronte costiero, ma anche per riflettere sul rapporto tra le trasformazioni della città contemporanea e la memoria della sua storia millenaria. Le opere pubbliche, infatti, non assolvono esclusivamente a una funzione pratica: possono diventare anche luoghi simbolici, capaci di custodire e trasmettere l’identità di una comunità. È in questa prospettiva che si inserisce la proposta di intitolare il nuovo ponte «Ponte dell’Apsias», richiamando l’antico idronimo associato, secondo una tradizione storiografica consolidata, al corso d’acqua oggi conosciuto come Calopinace e, soprattutto, una delle più significative tradizioni legate alle origini della città”. Lo afferma in una nota il Prof. Saverio Verduci.
“La proposta nasce dalla volontà di restituire visibilità a una pagina della storia reggina che merita di essere conosciuta e valorizzata anche attraverso la toponomastica urbana. Il nome Apsias appartiene, infatti, alla memoria della Rhegion greca e richiama una tradizione mitica che lega il paesaggio fluviale alla fondazione dell’antica colonia. Una testimonianza di particolare interesse è quella tramandata da Diodoro Siculo nella Biblioteca storica, nel racconto relativo alle origini di Rhegion. Secondo la tradizione dell’oracolo di Delfi, i coloni avrebbero dovuto fondare la città nel luogo in cui l’Apsias, «il più sacro dei fiumi», si gettava nel mare. Il racconto associa così la fondazione della colonia a un elemento naturale del territorio, conferendo al fiume una funzione simbolica e sacrale”.
“Si tratta di una tradizione mitica, da distinguere dalla ricostruzione documentaria degli eventi storici, ma di fondamentale importanza per comprendere il modo in cui gli antichi rappresentavano le proprie origini e attribuivano significato ai luoghi. Il richiamo all’Apsias non costituisce, dunque, una semplice evocazione erudita. Esso rimanda al legame profondo tra la città e il suo paesaggio, tra la dimensione naturale e quella culturale, tra la memoria della fondazione e le successive trasformazioni dell’abitato. La tradizionale identificazione dell’antico fiume con l’odierno Calopinace conferisce a questo riferimento un particolare significato per la zona in cui sorge il nuovo collegamento, pur richiedendo la necessaria distinzione tra la testimonianza letteraria antica e la ricostruzione storico-topografica moderna”.
“A rafforzare questa prospettiva interviene un elemento di particolare valore culturale già presente nell’area e poco distante dallo stesso ponte: l’opera scultorea “Omonoia” di Giuseppe Gattuso, collocata nel Parco Lineare Sud e presentata nel novembre 2024. L’opera, dedicata alla memoria delle origini di Reggio Calabria, rappresenta un significativo tentativo di riportare al centro dello spazio pubblico la storia della Rhegion greca attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea”.
“Il termine greco “omonoia” esprime il concetto di concordia, unità e condivisione, richiamando il vincolo che rende possibile la coesione di una comunità. Nella presentazione dell’opera di Gattuso, questo significato viene posto in relazione con la formazione della colonia reggina e con il rapporto tra i Greci e le popolazioni già presenti nel territorio. La scultura assume così il valore di un richiamo alla dimensione culturale e comunitaria delle origini cittadine, traducendo in una forma artistica contemporanea una riflessione sulla storia e sull’identità di Reggio Calabria”.
“La presenza di “Omonoia” nel Parco Lineare Sud non è quindi un elemento estraneo al discorso sulla proposta di intitolazione del ponte. Al contrario, consente di cogliere una possibile continuità tra due forme differenti di valorizzazione della memoria: da una parte, l’arte, che interpreta e rende visibile il patrimonio storico; dall’altra, la toponomastica, che può conservarne il ricordo attraverso i nomi attribuiti ai luoghi della vita quotidiana. Se “Omonoia” richiama il valore della concordia e della costruzione della comunità, il nome Apsias riporterebbe l’attenzione su uno degli elementi del paesaggio associati dalla tradizione antica alla fondazione di Rhegion. Due riferimenti distinti, ma complementari, che potrebbero contribuire a definire il Parco Lineare Sud come uno spazio nel quale la riqualificazione urbana si accompagna alla riscoperta delle radici storiche della città”.
“Il nuovo ponte, in questa prospettiva, non sarebbe soltanto un’infrastruttura destinata a migliorare i collegamenti tra diverse porzioni del fronte costiero, ma potrebbe diventare parte di un più ampio percorso di valorizzazione culturale. La sua collocazione offre l’opportunità di costruire un dialogo tra paesaggio, arte e memoria storica. Il collegamento tra il Parco Lineare Sud e il lungomare Italo Falcomatà amplia inoltre le possibilità di fruizione degli spazi pubblici, favorisce la continuità dei percorsi costieri e contribuisce a ricomporre il rapporto tra la città e il mare. A questa funzione urbanistica può affiancarsi una dimensione culturale, facendo del ponte un punto riconoscibile di un itinerario ideale dedicato alla storia della Reggio antica”.
“La scelta di un nome, in questo contesto, assumerebbe un significato che va oltre la semplice individuazione geografica. Intitolare il ponte all’Apsias significherebbe riportare nella vita quotidiana dei reggini una denominazione legata alla memoria più antica della città, trasformando un’infrastruttura moderna in un segno riconoscibile della continuità storica di Reggio Calabria. La toponomastica, del resto, è uno degli strumenti attraverso cui una comunità conserva e trasmette la propria memoria. Nomi di strade, piazze, ponti e giardini possono diventare occasioni di conoscenza, soprattutto quando sono accompagnati da iniziative culturali capaci di spiegarne il significato. Per questo motivo, l’eventuale intitolazione potrebbe essere affiancata dall’installazione di pannelli storico-illustrativi dedicati all’Apsias, alla tradizione della fondazione di Rhegion. Si offrirebbe così a cittadini, studenti e visitatori un’opportunità concreta di approfondimento, valorizzando in maniera coordinata le testimonianze storiche e artistiche presenti nell’area”.
“La proposta merita pertanto di essere sottoposta all’attenzione dell’Amministrazione comunale, affinché possa essere valutata nelle forme previste dalle procedure vigenti. Non si tratta soltanto di attribuire un nome a una nuova opera pubblica, ma di riconoscere il valore culturale di un luogo e di inserirlo consapevolmente nella narrazione storica della città. Reggio Calabria possiede un patrimonio storico e archeologico di straordinaria rilevanza, le cui radici affondano nella civiltà greca e si intrecciano con le vicende del Mediterraneo. Valorizzare questa eredità significa anche renderla presente negli spazi della quotidianità, evitando che la memoria del passato rimanga confinata nei musei, nei libri o nelle pubblicazioni specialistiche”.
“Il Parco Lineare Sud, con il suo affaccio sullo Stretto e il nuovo collegamento con il lungomare, può diventare uno dei luoghi nei quali questa consapevolezza si traduce in un’esperienza concreta. L’eventuale intitolazione del ponte all’Apsias contribuirebbe a rafforzare tale prospettiva, creando un legame simbolico tra la geografia contemporanea e la tradizione storica della città. «Ponte dell’Apsias»: una denominazione semplice, profondamente legata alla memoria del territorio e ricca di significato storico. Una città non vive infatti soltanto dei suoi monumenti e delle sue nuove infrastrutture, ma anche della capacità di riconoscere la propria storia e di trasmetterla alle generazioni future. E Reggio Calabria, città dello Stretto e antica Rhegion, possiede nella sua vicenda millenaria una risorsa preziosa da custodire e valorizzare”.
“Intitolare il ponte all’Apsias sarebbe, in definitiva, un gesto di attenzione verso il passato e, al tempo stesso, un investimento culturale sul futuro della città: un modo per collegare due luoghi, ma anche per rinsaldare idealmente il rapporto tra la Reggio di oggi e la memoria delle sue origini greche”.




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