Una startup nata a Reggio Calabria lavora a un progetto per realizzare habitat modulari destinati alle future missioni umane sulla Luna. Un’idea che guarda alle nuove frontiere dell’esplorazione spaziale, ma che potrebbe offrire anche spunti per sviluppare soluzioni abitative da utilizzare sulla Terra in situazioni di emergenza. È uno dei temi più interessanti emersi durante l’incontro “Extraterrestri saremo noi Come l’umanità si prepara a vivere e lavorare oltre la Terra”, organizzato dall’associazione culturale Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere di Reggio Calabria, che ha inaugurato il suo ventisettesimo anno di attività e avviato la nuova programmazione per il biennio 2026/2028 con i tradizionali appuntamenti domenicali. Protagonista del confronto è stata anche iSaisei Corporation S.r.l., startup innovativa costituita nel 2022 e con sede nella città dello Stretto, impegnata nella ricerca di tecnologie avanzate per la realizzazione di infrastrutture destinate alla presenza umana nello spazio. Attraverso gli interventi di esperti, professionisti e artisti, la manifestazione ha affrontato una delle grandi sfide del futuro: non soltanto raggiungere la Luna e Marte, ma sviluppare le condizioni necessarie per viverci e lavorarci in maniera continuativa.
Le Muse e il futuro dell’umanità oltre la Terra
L’incontro si inserisce nel nuovo percorso culturale dell’associazione Le Muse, presieduta dal professor Giuseppe Livoti, che ha sottolineato il significato del tema scelto per la manifestazione. Il concetto di “Extraterrestri saremo noi” richiama infatti la prospettiva di un’umanità destinata a confrontarsi con ambienti diversi da quello terrestre, fino alla possibilità di stabilire insediamenti permanenti sulla Luna, su Marte o in orbita. In questo scenario, sarebbero proprio gli esseri umani a diventare, in un certo senso, la popolazione aliena di nuovi mondi. La riflessione ha consentito di affrontare diversi aspetti dell’esplorazione spaziale, con particolare attenzione alla preparazione biologica, all’adattamento alle condizioni ambientali e al fattore umano. La manifestazione è stata organizzata attraverso la collaborazione tra due sezioni dell’associazione: l’Area Scientifica, coordinata dal professor Raffaele Schimio, e l’Area Beni Culturali e Territorio, coordinata dall’architetto Cinzia Basile. Due ambiti apparentemente differenti, ma accomunati dall’interesse verso le trasformazioni che accompagneranno la presenza umana fuori dalla Terra. Il confronto ha così messo in relazione scienza, ingegneria, architettura e cultura, evidenziando come la progettazione di futuri insediamenti spaziali richieda competenze diverse e una riflessione complessiva sulle esigenze dell’essere umano.
Dalla NASA alla Luna: la base permanente come laboratorio per raggiungere Marte
Ad approfondire le prospettive dell’esplorazione lunare è stato il professor Raffaele Schimio, che si è soffermato sull’evoluzione dei programmi della NASA e sulle strategie finalizzate alla realizzazione di infrastrutture sulla superficie lunare. Nel corso del suo intervento, Schimio ha richiamato l’aggiornamento dei piani dell’agenzia spaziale statunitense, con la sospensione, nel marzo 2026, del progetto della stazione orbitale Lunar Gateway e la priorità attribuita allo sviluppo di una base permanente sulla Luna. L’attenzione si concentra in particolare sulla regione del Polo Sud lunare, individuata come area di interesse per lo sviluppo di habitat e infrastrutture destinate alle future attività umane. La prospettiva illustrata è quella di utilizzare la Luna non soltanto come destinazione delle missioni spaziali, ma anche come laboratorio per sperimentare le tecnologie che potrebbero rendere possibili le successive esplorazioni di Marte. In questo contesto assumono particolare rilievo i sistemi di supporto vitale, gli habitat, le tecnologie di sopravvivenza e le soluzioni energetiche, compresi i reattori nucleari destinati alle future infrastrutture. Secondo la riflessione proposta da Schimio, una base lunare rappresenterebbe quindi un passaggio fondamentale per verificare sul campo strumenti e tecnologie necessari a sostenere la permanenza umana in ambienti estremi, prima di affrontare missioni ancora più complesse e lontane dalla Terra.
Come cambierà il concetto di casa: dall’uomo delle caverne agli habitat spaziali
Il rapporto tra esseri umani e ambienti abitativi è stato al centro dell’intervento dell’architetto Cinzia Basile, che ha ripercorso l’evoluzione storica del concetto di abitazione, dalla Preistoria fino all’età contemporanea. Nelle prime fasi della storia umana, durante il Paleolitico, la casa non esisteva ancora nella forma oggi conosciuta: l’uomo utilizzava ripari naturali, caverne, alberi, tende e capanne temporanee, rispondendo principalmente alla necessità di proteggersi dalle intemperie e dai predatori. Con lo sviluppo delle civiltà antiche, dalla Mesopotamia all’Egitto, dalla Grecia a Roma, iniziarono a diffondersi materiali più durevoli, come mattoni crudi o cotti e pietra, trasformando progressivamente la funzione e la struttura degli edifici. Nel Medioevo, soprattutto nelle città e nei borghi, l’abitazione coincideva spesso con il luogo di lavoro o con la bottega, mentre torri e castelli in pietra rispondevano anche a esigenze difensive. Nell’età moderna e contemporanea si affermò una distinzione più netta tra spazi privati e sociali, fino alla concezione dell’abitazione come “macchina da abitare”, sviluppata dal Movimento Moderno del Novecento, secondo principi di funzionalità, standardizzazione e benessere collettivo. Da questo percorso storico, Basile ha posto una domanda sul futuro dell’abitare, aprendo una riflessione sulle trasformazioni che potrebbero accompagnare la costruzione di insediamenti umani oltre la Terra.
La startup iSaisei di Reggio Calabria e il progetto OXYGEN per abitare sulla Luna
Uno dei contributi centrali della manifestazione è arrivato dall’ingegnere Gabriele Carrozza, fondatore e amministratore delegato di iSaisei Corporation S.r.l., che ha illustrato la trasformazione in corso nel settore spaziale e le prospettive legate alla realizzazione di infrastrutture abitative extraterrestri. “..per oltre mezzo secolo la grande sfida dell’esplorazione spaziale è stata raggiungere nuove destinazioni. Oggi stiamo entrando in una fase diversa: dobbiamo imparare a costruire le infrastrutture necessarie per viverci e lavorarci. La Luna rappresenta uno dei primi grandi laboratori di questa trasformazione”, ha affermato Carrozza. La società reggina, costituita nel 2022, si occupa di ricerca e sviluppo di tecnologie avanzate per infrastrutture destinate alla presenza umana nello spazio e in ambienti terrestri estremi. L’attività si fonda su un approccio interdisciplinare che integra ingegneria, architettura spaziale, materiali avanzati, automazione e sistemi intelligenti. Il progetto principale è OXYGEN, un programma di sviluppo tecnologico orientato alla progettazione di habitat modulari ed espandibili per le future missioni lunari. L’iniziativa nasce dalla prospettiva di un settore spaziale sempre più orientato a superare il modello delle missioni di breve durata, per affrontare la necessità di costruire infrastrutture capaci di sostenere una presenza umana continuativa. Un ambito nel quale anche una realtà imprenditoriale nata nel Mezzogiorno intende sviluppare competenze e proposte tecnologiche.
Un habitat da 280 metri cubi per quattro astronauti: come funziona OXYGEN
Ad approfondire le caratteristiche della società e del progetto è stato anche Giancarlo Coppola, Chief Financial Officer di iSaisei Corporation S.r.l., che ha illustrato gli obiettivi tecnologici del programma. OXYGEN – Oxygen Lunar Habitat (OLH) prevede lo studio di un habitat lunare intelligente basato su un’architettura ibrida, composta da una sezione rigida e da una struttura espandibile. Il principio progettuale consiste nel trasportare il modulo verso la destinazione in una configurazione compatta, per poi aumentarne il volume abitabile una volta raggiunta la superficie lunare. L’architettura attualmente in fase di studio prevede una struttura destinata a ospitare fino a quattro astronauti, con un volume interno di progetto di circa 280 metri cubi e sistemi dedicati alla protezione dell’equipaggio. Si tratta di caratteristiche progettuali che dovranno essere sottoposte a verifiche ingegneristiche, sviluppo sperimentale e successive attività di validazione. Il progetto si trova infatti in una fase di ricerca, progettazione e maturazione tecnologica e non costituisce ancora un’infrastruttura operativa. La sfida riguarda la possibilità di realizzare ambienti abitabili capaci di rispondere alle condizioni particolarmente complesse della superficie lunare, dove l’isolamento, le difficoltà logistiche, la limitata disponibilità di risorse e la necessità di garantire sicurezza e continuità operativa impongono soluzioni tecnologiche specifiche.
La Space Economy e le nuove opportunità per le imprese del Mezzogiorno
Il progetto presentato da iSaisei si colloca nel più ampio scenario della Space Economy, che comprende le attività economiche legate allo sviluppo, all’utilizzo e allo sfruttamento delle tecnologie e delle infrastrutture spaziali. Accanto ai settori già consolidati, come telecomunicazioni, navigazione satellitare e osservazione della Terra, stanno emergendo nuovi ambiti industriali connessi alla logistica spaziale, ai servizi commerciali in orbita e alle future attività sulla superficie lunare. In questo contesto, il programma Artemis della NASA e le iniziative di esplorazione sviluppate da agenzie spaziali e operatori privati contribuiscono ad alimentare l’interesse verso tecnologie capaci di sostenere una presenza umana più continuativa oltre la Terra. Una prospettiva che richiederà non soltanto sistemi di trasporto, ma anche strutture operative, fonti energetiche, comunicazioni, logistica e habitat. Durante l’incontro è stato sottolineato come queste sfide possano coinvolgere competenze provenienti da territori tradizionalmente meno associati all’industria spaziale. Carrozza ha richiamato in particolare le potenzialità della Calabria: «…Credo che la Calabria debba ambire non soltanto a utilizzare tecnologie sviluppate altrove, ma anche a partecipare direttamente alla loro progettazione. Il nostro obiettivo è dimostrare che un’impresa nata a Reggio Calabria può sviluppare idee e competenze capaci di confrontarsi con sfide internazionali…». Un messaggio che mette al centro la possibilità di sviluppare ricerca e innovazione tecnologica anche nel Mezzogiorno, mantenendo un legame con il territorio di origine.
Dagli habitat lunari alle emergenze sulla Terra: nasce il concetto OXYGEN Emergency
Una delle prospettive più interessanti affrontate durante la manifestazione riguarda il possibile trasferimento delle tecnologie spaziali verso applicazioni terrestri. La progettazione di habitat destinati alla Luna richiede infatti di affrontare problemi legati all’isolamento, alla disponibilità limitata di risorse, alla sicurezza e alla continuità operativa, condizioni che possono presentare analogie con quelle di territori remoti o colpiti da eventi calamitosi. Da questa riflessione nasce OXYGEN Emergency, un concetto di possibile trasferimento tecnologico finalizzato allo studio di infrastrutture modulari e rapidamente dispiegabili per situazioni di emergenza. L’obiettivo esplorativo non riguarda soltanto la realizzazione di strutture abitative temporanee, ma anche l’integrazione tra moduli, servizi essenziali e predisposizione preventiva del territorio. Il tema si collega alle ricerche sulla resilienza urbana e sulla pianificazione dell’emergency housing, nelle quali la risposta alle emergenze viene affrontata anche come una questione di organizzazione preventiva degli spazi e delle infrastrutture. Le competenze sviluppate nello studio di ambienti estremi potrebbero quindi offrire spunti per soluzioni applicabili anche sulla Terra. Si tratta, anche in questo caso, di una prospettiva progettuale e di ricerca, che evidenzia come l’innovazione spaziale possa generare riflessioni e opportunità in settori differenti rispetto a quello strettamente aerospaziale.
Arte e architettura spaziale: le proposte di Patrizia Crupi e Cristina Benedetto
La manifestazione organizzata dall’associazione Le Muse ha dedicato spazio anche al contributo artistico, attraverso il percorso “Decoro e spazio – Schizzi concettuali degli Artisti Muse”, con gli interventi delle artiste Patrizia Crupi e Cristina Benedetto. La riflessione si è concentrata sulle possibili soluzioni decorative per gli ambienti abitativi del futuro, immaginando come l’arte possa contribuire alla progettazione degli spazi destinati alla presenza umana oltre la Terra. Patrizia Crupi ha presentato elaborati grafici dedicati a ipotetiche forme di decorazione e illuminazione delle superfici interne di strutture spaziali, utilizzando configurazioni a nido d’ape. Queste geometrie permettono di sviluppare composizioni modulari che uniscono armonia e dinamismo, offrendo spunti per l’organizzazione visiva degli ambienti. Cristina Benedetto ha invece scelto di lavorare sul cerchio, valorizzandone la versatilità e le caratteristiche geometriche. L’assenza di spigoli, secondo la proposta artistica, richiama sensazioni di armonia, continuità e fluidità, adattandosi a un linguaggio minimalista e alla possibilità di inserire figure stilizzate anche in contesti legati alla ricerca scientifica. I due contributi hanno ampliato il confronto, dimostrando come la riflessione sul futuro dell’abitare possa coinvolgere non soltanto ingegneria e architettura, ma anche creatività, sensibilità estetica e arti visive.
Reggio Calabria tra cultura, ricerca e nuove frontiere dell’esplorazione spaziale
L’incontro “Extraterrestri saremo noi Come l’umanità si prepara a vivere e lavorare oltre la Terra” ha rappresentato uno dei primi appuntamenti della nuova programmazione dell’associazione Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere, che ha avviato il suo ventisettesimo anno di attività con un confronto dedicato alle trasformazioni scientifiche e culturali del futuro. Attraverso gli interventi del presidente Giuseppe Livoti, dei coordinatori Raffaele Schimio e Cinzia Basile, dei rappresentanti di iSaisei Corporation Gabriele Carrozza e Giancarlo Coppola e delle artiste Patrizia Crupi e Cristina Benedetto, la manifestazione ha affrontato la prospettiva della presenza umana oltre la Terra da punti di vista differenti. Al centro del dibattito è emersa la necessità di superare il solo obiettivo dell’esplorazione spaziale per confrontarsi con la progettazione di ambienti in cui gli esseri umani possano vivere e lavorare. In questo scenario, il progetto OXYGEN della startup reggina costituisce un esempio di ricerca orientata verso le future infrastrutture lunari, mentre l’ipotesi OXYGEN Emergency apre una riflessione sulle possibili applicazioni terrestri delle competenze sviluppate per lo spazio. Un percorso che mette in relazione innovazione tecnologica, territorio e cultura, mostrando come anche da Reggio Calabria possano nascere iniziative di ricerca rivolte a sfide di dimensione internazionale.



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