Letteratura, musica e spiritualità si incontrano a Reggio Calabria nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria della Consolazione all’Eremo, dove l’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” ha organizzato un evento dedicato alla presentazione del libro “TAU. In segno d’amore”, realizzato da Claudio Baglioni e Michele Caccamo. L’appuntamento, che si è svolto la scorsa settimana nell’ambito del 27° anno di attività delle Muse, ha ricevuto il patrocinio della Provincia dei Padri Minori Cappuccini, grazie alla disponibilità e all’accoglienza di padre Pietro Ammendola, guardiano del convento dei frati Cappuccini. La serata ha riunito un numeroso pubblico attorno a un’opera che intreccia poesia, fede e riflessione sull’esistenza, immaginando un dialogo spirituale tra San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova.
“TAU. In segno d’amore”, il libro di Claudio Baglioni e Michele Caccamo
Ad aprire l’incontro è stato il presidente delle Muse, professor Giuseppe Livoti, che ha ricordato la collaborazione tra Claudio Baglioni e Michele Caccamo, autori del volume pubblicato lo scorso settembre. “TAU. In segno d’amore” è un’opera poetica e spirituale costruita attorno a un dialogo immaginario che si sviluppa nell’arco di otto notti. Protagonisti sono San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, rappresentati in un incontro che attraversa i temi della fede, dell’amore, della conoscenza e del significato profondo della vita. Il progetto nasce in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco e rappresenta il primo capitolo di un percorso artistico più ampio. Nel racconto, Sant’Antonio, ormai malato e vicino alla morte, riceve la presenza di San Francesco. Non si tratta di una semplice visione, ma di un richiamo all’origine più profonda della propria vocazione, attraverso un confronto che diventa progressivamente un viaggio interiore. A dare avvio alla serata è stato anche un messaggio di ringraziamento di Claudio Baglioni, rivolto a quanti hanno contribuito all’organizzazione della presentazione. L’incontro è stato arricchito da un momento musicale affidato a Barreca e Riccardo Anastasi, che hanno trasformato la parola poetica in preghiera cantata.
Padre Pietro Ammendola: il messaggio francescano come invito alla pace
Nel corso dell’evento è intervenuto anche padre Pietro Ammendola, che ha ricordato il legame della Basilica dell’Eremo con la spiritualità francescana. Il religioso ha richiamato il significato del Giubileo dedicato agli ottocento anni dalla morte di San Francesco, ricordando il valore della preghiera e dell’impegno quotidiano per la pace. La presentazione del libro è diventata così anche un’occasione per riflettere sull’importanza di essere operatori di pace, seguendo l’esempio di San Francesco attraverso i gesti di ogni giorno, il distacco dai beni materiali e il dialogo nei contesti segnati da difficoltà e divisioni.
Orsola Latella: “L’amore è la forza propulsiva dell’opera”
Un contributo all’analisi letteraria del volume è arrivato dalla vicepresidente delle Muse, Orsola Latella, già dirigente scolastico, la cui relazione è stata letta per l’occasione da Daniela Palamara, referente delle Muse per i rapporti istituzionali. Nella sua riflessione, Latella ha evidenziato l’efficacia espressiva della prosa, del linguaggio e delle immagini utilizzate dagli autori, sottolineando come la narrazione presenti una realtà in continuo movimento e trasformazione. Simboli, visioni e immagini figurate diventano strumenti attraverso i quali la dimensione trascendente viene avvicinata all’esperienza umana, rendendo accessibili al lettore concetti spirituali profondi. Il tema centrale del libro è l’amore come forza capace di muovere l’esistenza: un rapporto personale con Dio che attraversa le esperienze quotidiane dell’uomo fino alle forme più elevate della contemplazione mistica.
Michele Caccamo racconta l’amicizia con Claudio Baglioni e la nascita del progetto
Tra i momenti centrali della serata, l’intervento di Michele Caccamo, che si è confrontato con il pubblico raccontando la genesi dell’opera e il rapporto di amicizia e collaborazione artistica che lo lega a Claudio Baglioni da oltre dieci anni. Caccamo ha ricordato come la condivisione di una visione poetica e autoriale, ma anche di una riflessione sulla vita contemporanea, abbia contribuito alla nascita del progetto. Secondo lo scrittore, Baglioni ha dimostrato nel corso della propria carriera, fin dagli anni Settanta, una particolare capacità di anticipare i tempi attraverso le sue intuizioni artistiche e le sue riflessioni. Il progetto, inizialmente pensato per diventare un musical, si è successivamente trasformato in un libro dedicato alle figure di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, sviluppato a partire dalle conversazioni tra i due autori.
Caccamo si è soffermato anche sulla particolare struttura materiale del volume, concepito come un libro intonso, con pagine ancora unite da tagliare durante la lettura. Una scelta che attribuisce al gesto di leggere un significato ulteriore, trasformando la scoperta delle pagine in un momento di attenzione e riflessione personale. Per l’autore, la lettura conserva infatti una dimensione rituale, soprattutto quando si affrontano testi che invitano a interrogarsi sulla spiritualità, sull’identità e sulla fede. Un’opera nella quale, secondo Caccamo, ogni lettore può riconoscere una parte di sé e trovare uno stimolo per recuperare o riscoprire il proprio rapporto con la dimensione spirituale, anche quando non si riconosce in una fede religiosa.
Otto notti di dialogo tra San Francesco e Sant’Antonio
Il percorso narrativo di “TAU. In segno d’amore” si sviluppa attraverso otto notti che rappresentano altrettante tappe di un viaggio interiore. Nel susseguirsi dei dialoghi, la distanza tra i due santi si riduce progressivamente. Sant’Antonio, figura legata alla parola, alla predicazione e al sapere, viene accompagnato verso una dimensione nella quale la conoscenza incontra i propri limiti e lascia spazio al silenzio. Le radici storiche e spirituali dell’opera si ritrovano nelle fonti francescane, in particolare negli scritti di Tommaso da Celano e nel Cantico delle creature. Nella visione poetica proposta da Baglioni e Caccamo, la povertà francescana assume un significato che va oltre la rinuncia ai beni materiali. Diventa il superamento della pretesa di possedere ogni cosa, compresi il nome, l’identità, la verità e persino l’immagine di Dio costruita dall’uomo per dare una risposta al mistero dell’esistenza.
Le letture degli attori Filippo Gatto e Margherita Modafferi
La presentazione è stata impreziosita anche da momenti di lettura interpretativa, affidati agli attori Filippo Gatto e Margherita Modafferi, coordinatori della sezione Muse “Arti sceniche ed interpretative”. Attraverso le loro interpretazioni, i due attori hanno dato voce ai passaggi dell’opera, facendo emergere l’intensità del dialogo poetico e il significato di una spiritualità che invita a riscoprire valori e riflessioni talvolta dimenticati. L’appuntamento nella Basilica di Santa Maria della Consolazione all’Eremo di Reggio Calabria si inserisce così nella programmazione culturale del 27° anno delle Muse, confermando l’attenzione dell’associazione verso iniziative capaci di far dialogare letteratura, musica, arte e spiritualità.


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